Federico Vanni, dieci mesi da presidente: «Consorzio più vicino ai cittadini» | MaremmaOggi Skip to content

Federico Vanni, dieci mesi da presidente: «Consorzio più vicino ai cittadini»

Dieci mesi di lavoro, una nuova mentalità e un consorzio che dialoga con tutti: Federico Vanni, imprenditore agricolo e presidente del Consorzio di Bonifica Toscana Sud, racconta come sta cambiando l’ente. Dalle opere idrauliche ai progetti ambientali, fino alla collaborazione con il Parco della Maremma
Federico Vanni, presidente del Consorzio, fra le vigne di San Felo, a Poggio La Mozza
Federico Vanni, presidente del Consorzio, fra le vigne di San Felo, a Poggio La Mozza

GROSSETOFederico Vanni, imprenditore agricolo e titolare dell’azienda vinicola San Felo a Poggio La Mozza, guida da dicembre 2024 il Consorzio di Bonifica Toscana Sud, che copre l’intero territorio di Grosseto e Siena.

A meno di un anno dal suo insediamento, il giovane presidente – ha meno di quarant’anni – traccia un bilancio dei primi dieci mesi di lavoro, segnati da un approccio più partecipativo, da nuovi progetti ambientali e da una rinnovata collaborazione con enti e cittadini.


Un consorzio «più equilibrato e moderno»

«Fin dal mio primo giorno – racconta Vanni – l’obiettivo era chiaro: far capire che il consorzio non è solo il presidente, ma un gruppo di persone che lavora ogni giorno, dagli ingegneri al personale amministrativo fino a chi è sul campo. Tutti sono fondamentali».

L’imprenditore ha voluto un cambiamento di metodo, puntando su un dialogo più diretto con la popolazione: «Non mi rivolgo solo al mondo agricolo, che resta centrale, ma anche a tutti i cittadini che pagano il bollettino del consorzio: è giusto che sappiano perché e cosa facciamo per loro».


Le tre commissioni e il nuovo metodo di lavoro

Per rendere il lavoro più efficiente e partecipato, Vanni ha creato tre commissioni interne:

  • Affari istituzionali, presieduta da Massimo Galli, sindaco di Roccalbegna, con la partecipazione di Andrea Casamenti (Orbetello), Marco Bartoli (San Quirico d’Orcia) e Giuseppe Gugliotti (Sovicille);

  • Pianificazione, territorio, ambiente e irrigazione, presieduta da Ariane Elizabeth Lotti con Fabio Fabbri, Fabio Favali ed Enrico Rabazzi;

  • Bonifica, lavori pubblici e difesa del suolo, con Stefano Serafini (presidente), Lubiano Balotti, Guido Pallini e Fabio Rosso.

«Queste commissioni – spiega Vanni – permettono di lavorare meglio e di coinvolgere direttamente i membri del consiglio. Ci occupiamo di irrigazione, manutenzione e aspetti finanziari in modo più coordinato».


Irrigazione e contratto di fiume: l’Ombrone al centro

Uno dei fronti più importanti è quello dell’irrigazione, strettamente legato al fiume Ombrone, da cui il consorzio attinge l’acqua: «Abbiamo quasi trovato una soluzione a un problema storico, legato ai materiali che il fiume trasporta quando piove a monte. Questo ci costringeva a chiudere l’irrigazione nei momenti peggiori. Ora stiamo rivedendo tutto l’impianto per renderlo più efficiente».

Parallelamente, è ripartito il percorso per il contratto di fiume dell’Ombrone, che coinvolge undici comuni. «Il consorzio è capofila, ma il progetto vive solo se i comuni partecipano e investono. Alcuni, come Asciano, Rapolano, Buonconvento e Civitella, sono molto attivi. Mi auguro che anche Grosseto faccia la sua parte», spiega Vanni.


Collaborazione con il Parco della Maremma

Il presidente ha anche avviato un dialogo stretto con il Parco regionale della Maremma, che di recente ha fatto partire l’iter per l’allargamento del parco stesso: «Con il presidente Rusci c’è un ottimo rapporto e stiamo valutando progetti comuni, anche per collegare la città al parco. Alcune aziende agricole a cui forniamo d’acqua entreranno a far parte del sistema del parco: è una bella sinergia».


«Non più sicurezza idraulica, ma gestione del rischio»

Il tema del cambiamento climatico è ormai centrale per il consorzio. «Quando piovono 100 millimetri d’acqua in un chilometro quadrato – dice Vanni – c’è poco da fare. Non si parla più di sicurezza idraulica, ma di gestione del rischio idraulico. Dobbiamo imparare a convivere con gli eventi estremi».

La Maremma, ricorda Vanni, «è una zona naturalmente depressa, e senza le 32 idrovore del consorzio avremmo l’acqua ovunque. Quando piove tanto serve tempo per far defluire l’acqua. Capisco i disagi degli agricoltori – anch’io lo sono – ma la natura impone i suoi ritmi. Stiamo comunque potenziando le idrovore, in particolare nella zona di Albinia, e migliorando la rete dei canali».


Le grandi opere: Beccarello e Cernaia

Sul fronte delle opere strutturali, due progetti sono prioritari:

  • La cassa di espansione di Beccarello, al Madonnino, che sarà completata nel 2026;

  • La cassa di Cernaia, dove «un imprevisto geologico ha richiesto nuovi rilievi e maggiori fondi. È una situazione complessa, ma ci lavoreremo fino alla soluzione definitiva».


Una ciclabile fino alla Diaccia Botrona

Tra i progetti più ambiziosi c’è quello della ciclabile da Grosseto alla Diaccia Botrona, da realizzare insieme al Comune di Grosseto. «Partirà dalla Castiglionese e arriverà fino alla Diaccia lungo il diversivo. È un percorso bellissimo, attraversa un ponte ad archi di grande valore storico: vogliamo valorizzarlo e completarlo», racconta il presidente.


Invasi e dighe mobili: l’acqua come risorsa strategica

Il tema dell’acqua resta centrale anche per il futuro: «Senza acqua non si fa agricoltura – spiega Vanni – ma servono investimenti veri. I progetti per grandi invasi ci sono, ma non possono essere sostenuti solo dal consorzio: servono risorse statali e regionali».

Più avanzato invece il progetto delle dighe mobili di Alberese, installate sul canale Essiccatore: «Servono a trattenere l’acqua in inverno per renderla disponibile in estate. Si gonfiano quando c’è poca portata e si abbassano in caso di piena».

Vanni guarda con interesse anche ai piccoli invasi aziendali: «Sono fondamentali per l’agricoltura e anche per la prevenzione degli incendi. È importante che sempre più aziende possano realizzarli».


Tutela ambientale: Diaccia Botrona e Lago dell’Accesa

Due progetti recenti confermano il nuovo orientamento ambientale del consorzio:

  • alla Diaccia Botrona, un intervento da 2 milioni di euro per migliorare il ricambio tra acqua dolce e salmastra e salvaguardare la biodiversità;

  • al Lago dell’Accesa, un progetto per la tutela delle zone umide e la qualità delle acque.

«Tutte queste iniziative – conclude Vanni – dimostrano che il consorzio non si occupa solo di tagliare l’erba o pulire i fossi, ma anche e soprattutto di tutelare l’ambiente. È un nuovo modo di lavorare, più consapevole e partecipato».

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