GROSSETO. Ottobre sta finendo e la politica grossetana ha un problema con il calendario. Ieri era estate, oggi in città già si montano i fari di Natale per illuminare i palazzi, domani si vota. Tempus fugit. Mancano poco più di sette mesi alle elezioni comunali del 2027, ma i nomi dei candidati sindaco non sono ancora stati definiti. Né nel centrosinistra né nel centrodestra. Eppure, dietro le quinte, si lavora eccome. Si incontrano persone, si costruiscono alleanze, si ragiona sui programmi, si fanno sondaggi. E soprattutto si cerca di capire quale sarà il quadro politico con cui arrivare alle urne.
Perché una cosa è certa: la partita per Palazzo civico non è affatto chiusa. Da nessuna delle due parti.
Il centrosinistra ha un percorso politico avviato, un progetto di coalizione molto ampia e un’idea sulla quale sta lavorando, anche se ancora tutta da condividere. Il centrodestra ha invece due candidature emerse da tempo, ma deve trovare una sintesi tra le diverse anime della coalizione e fare i conti con le decisioni dei vertici nazionali.
E poi ci sono le sorprese. Quelle che potrebbero arrivare da sinistra e quelle, di natura completamente diversa, che potrebbero scompaginare il centrodestra.
Insomma, i giochi sono aperti. E il tempo, per tutti, comincia a stringere.
Marras resta in Regione. E per la Maremma è una scelta che pesa
Cominciamo dal centrosinistra. La decisione di Leonardo Marras di non candidarsi a sindaco di Grosseto, emersa nella direzione di sabato 24, ha tolto dal tavolo un nome importante, ma non ha lasciato il Partito democratico senza alternative. Né tantomeno senza una strategia.
Marras era una delle possibilità, certamente una delle più autorevoli, ma non l’unica. E il lavoro per costruire una candidatura condivisa all’interno di una coalizione molto ampia non nasce oggi.
La scelta dell’assessore regionale, del resto, va letta anche da una prospettiva più vasta di quella cittadina. Perché Grosseto è il capoluogo, ma la Maremma non finisce ai confini del Comune.
Marras ha nelle sue mani deleghe regionali che riguardano alcuni dei settori più importanti per l’economia toscana: attività produttive, industria, piccole e medie imprese, commercio, turismo e agricoltura. Una concentrazione di responsabilità che assume un valore particolare per una provincia alle prese con difficoltà economiche profonde e con questioni industriali, occupazionali e infrastrutturali ancora irrisolte. La Maremma sta attraversando un inverno economico del quale non si vede la fine.
Dalla costa all’Amiata, dalle Colline Metallifere all’Argentario, le difficoltà non mancano. E avere a Firenze un riferimento istituzionale di questo peso, capace di intervenire su materie decisive per il futuro del territorio, non è una questione secondaria.
Non a caso in gran parte della provincia, fuori dal capoluogo, la decisione di Marras di restare in Regione viene accolta con favore. Il ragionamento è piuttosto semplice: una candidatura a sindaco avrebbe aperto una prospettiva per Grosseto, ma avrebbe anche comportato, in caso di elezione, l’uscita dalla giunta regionale di un esponente maremmano con deleghe strategiche.
E in questo momento storico, per una provincia che fatica a trovare nuove occasioni di sviluppo, non è un dettaglio.
C’è poi una riflessione più strettamente politica. Il precedente di Arezzo, dove alle comunali del giugno scorso Vincenzo Ceccarelli, già assessore regionale, è stato sconfitto da Marcello Comanducci, non è passato inosservato. Un esempio che può avere contribuito a far riflettere sull’opportunità di lasciare una posizione regionale di primo piano per affrontare una competizione municipale dall’esito tutt’altro che scontato.
Marras, dunque, resta a Firenze. Per il centrosinistra grossetano significa percorrere un’altra strada verso le amministrative. Per la Maremma significa conservare una presenza importante nel governo della Toscana.
Il centrosinistra ha un progetto. E il candidato potrebbe sorprendere tutti
Chi immagina un centrosinistra rimasto improvvisamente senza bussola per la rinuncia di Marras rischia di leggere soltanto una parte della vicenda.
Il lavoro politico è già cominciato e l’obiettivo è chiaro: costruire un campo larghissimo, capace di tenere insieme i partiti del centrosinistra, le forze progressiste, il mondo moderato e una componente civica significativa.
Non si tratta semplicemente di trovare un nome e chiedere agli altri di sostenerlo. Il percorso è più articolato e passa attraverso la costruzione di un progetto politico e amministrativo condiviso.
La candidatura dovrà essere espressione di questo lavoro, non il risultato di un’imposizione. Ed è anche per questo che, nonostante le idee sul tavolo ci siano, non è ancora arrivata una designazione.
Il nome più naturale, all’interno del Partito democratico, resta quello di Marco Simiani, deputato e segretario dell’Unione comunale del Pd. Una figura politica che conosce la macchina del partito, le dinamiche istituzionali e il territorio. Ma sarebbe riduttivo pensare che la scelta sia circoscritta a Simiani oppure agli altri nomi già circolati.
Tra questi ci sono Simone Rusci, presidente del Parco della Maremma, Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto Città Aperta, e Giacomo Cerboni, consigliere comunale di Azione.
La novità è che il centrosinistra starebbe lavorando anche su un nome politico inatteso, che fino a oggi non è entrato nel dibattito pubblico sulle candidature.
Non una figura improvvisata e neppure, necessariamente, un candidato proveniente dalla società civile. Ma una personalità politica il cui eventuale ingresso nella discussione potrebbe modificare gli equilibri e aprire una prospettiva diversa da quelle finora ipotizzate.
L’idea, insomma, ci sarebbe. Quello che resta da fare è il passaggio decisivo: verificarne la condivisione con tutte le componenti della coalizione.
Perché un campo larghissimo non si costruisce soltanto con una candidatura autorevole. Occorre che quella candidatura sia il punto d’incontro di sensibilità politiche diverse, accomunate da un progetto per la città.
E qui entra in gioco un altro tassello importante.
La lista civica trasversale, l’altro pilastro del progetto
Nel percorso del centrosinistra assume particolare rilievo l’ipotesi di una lista civica trasversale, sulla quale si starebbe ragionando con grande attenzione.
Non una semplice lista di accompagnamento ai partiti, ma una componente considerata fondamentale per ampliare il perimetro della coalizione.
L’obiettivo sarebbe coinvolgere persone, esperienze e sensibilità che non si riconoscono necessariamente nelle tradizionali appartenenze politiche, ma che potrebbero condividere un progetto amministrativo per Grosseto. E che al di là delle convinzioni politiche vuole perseguire il rilancio di una città che fatica parecchio e non da oggi.
È un passaggio tutt’altro che banale.
Perché un conto è dichiarare di voler costruire un’alleanza larga. Un altro è mettere davvero attorno allo stesso tavolo soggetti differenti, individuare le priorità e arrivare a una sintesi.
Il progetto politico, quindi, non manca. Il lavoro da completare riguarda soprattutto la sua traduzione in un accordo condiviso, capace di comprendere sia la scelta del candidato sindaco sia la composizione della coalizione.
E su questo il tempo resta una variabile importante. Perché una cosa è avere un’idea politica, un’altra è trasformarla in una macchina elettorale pronta ad affrontare la campagna per Palazzo civico.
Il sondaggio, quel 30% di indecisi e le distanze minime
A complicare le letture troppo affrettate c’è anche il sondaggio circolato nelle ultime settimane.
I numeri non sono ufficiali, ma le indicazioni raccolte restituiscono un quadro tutt’altro che definito. Le distanze sarebbero molto contenute e gli indecisi rappresenterebbero almeno il 30% degli intervistati.
Un dato significativo, pur con tutte le cautele necessarie quando non si conoscono nel dettaglio campione, metodologia e margini di errore della rilevazione.
Dal sondaggio emergerebbe anche una differenza nel confronto con i possibili candidati del centrodestra: per il centrosinistra la sfida con Luca Agresti, visto come più moderato e capace di pescare al centro, apparirebbe più difficile rispetto a quella con Fabrizio Rossi. Ma è soltanto una fotografia statistica, non una previsione di quello che accadrà alle urne.
E soprattutto è una fotografia scattata quando nessuna delle due coalizioni aveva ancora definito la propria candidatura.
Per questo le indicazioni del sondaggio possono alimentare la riflessione politica, ma non sostituirsi alla scelta.
Agresti lavora già da candidato, ma Rossi non ha affatto mollato
Se nel centrosinistra il percorso è orientato alla costruzione di una candidatura condivisa in un campo molto ampio, nel centrodestra il nodo è differente.
Qui i protagonisti sono già emersi da mesi.
Luca Agresti, esponente di Forza Italia e assessore comunale, si muove da tempo come un candidato sindaco in pectore. Lavora a testa bassa, incontra persone, stringe rapporti, consolida relazioni. Un’attività politica intensa, che non nasce certo nelle ultime settimane.
D’altra parte, l’investitura ricevuta dal segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, non è stata una formalità. Ma sarebbe un errore pensare che abbia automaticamente chiuso la discussione nel centrodestra.
Perché Fabrizio Rossi, deputato di Fratelli d’Italia, è tutt’altro che fuori dalla partita.
La sua disponibilità resta sul tavolo. E a sostenerne la possibilità ci sono anche considerazioni che vanno ben oltre i confini del Comune.
Grosseto, infatti, non è un’isola. È un capoluogo di provincia e, come tale, entra nelle valutazioni complessive dei partiti del centrodestra in vista delle amministrative del 2027.
Si voterà in numerosi capoluoghi italiani e anche in Toscana ci saranno appuntamenti importanti, a cominciare da Lucca, dove il sindaco Mario Pardini, indipendente sostenuto dal centrodestra, è al primo mandato. Ma si vota anche a Carrara. Le candidature possono dunque diventare parte di un accordo più ampio tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.
E non esiste alcuna certezza che, al termine delle trattative regionali e nazionali, la candidatura a sindaco di Grosseto venga assegnata a Forza Italia.
L’investitura di Agresti da parte di Tajani rappresenta la posizione del suo partito. La decisione della coalizione è un’altra cosa.
La partita parlamentare e il nome di Ferrari
A rendere ancora più complesso il quadro c’è l’appuntamento con le elezioni politiche del 2027, salvo sviluppi anticipati della legislatura.
Il futuro parlamentare di Fabrizio Rossi non è scontato. E nei ragionamenti che circolano all’interno del centrodestra compare con insistenza il nome di Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, come possibile candidato al Parlamento.
Per ora si tratta di indiscrezioni, non di decisioni ufficiali. Ma la questione rende evidente quanto la partita grossetana possa intrecciarsi con gli equilibri regionali e nazionali di Fratelli d’Italia.
Le candidature a sindaco, i collegi parlamentari e i rapporti tra i partiti possono finire sullo stesso tavolo politico.
Ed è proprio per questo che la presenza di due aspiranti candidati nel centrodestra non può essere liquidata come una semplice competizione locale. La scelta finale potrebbe arrivare da una trattativa molto più ampia.
Vivarelli Colonna, il terzo mandato e la variabile che può cambiare tutto
C’è poi un protagonista che, almeno sulla carta, dovrebbe essere fuori dalla corsa. Ma che potrebbe tornarci.
Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco di Grosseto dal 2016, è al termine del secondo mandato consecutivo. Al momento sostiene Luca Agresti. È questa la posizione sulla quale si reggono anche una parte degli equilibri politici cittadini. Ma il sindaco uscente non ha nascosto di guardare con interesse alla possibilità di un terzo mandato.
La normativa attuale non consente ai sindaci dei Comuni con più di 15mila abitanti di ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo. E Grosseto rientra pienamente in questa categoria.
Tuttavia, a livello nazionale, l’ipotesi di una modifica della legge continua a essere discussa. Se il Parlamento dovesse approvare una riforma applicabile già alle amministrative del 2027, lo scenario potrebbe cambiare. Certo i tempi sono stretti.
Vivarelli Colonna potrebbe trovarsi nuovamente nella condizione di scegliere se candidarsi. Non significa che lo farebbe. Ma nemmeno che rinuncerebbe automaticamente a una possibilità del genere.
Nel centrodestra questa incognita viene seguita con attenzione e, da qualcuno, anche con una certa preoccupazione. Perché un eventuale ritorno in campo del sindaco uscente obbligherebbe tutti a una nuova valutazione degli accordi.
Agresti, Rossi, i partiti della coalizione: nessuno potrebbe ignorare una candidatura del genere, qualora diventasse giuridicamente possibile e politicamente concreta. È una variabile che oggi non consente conclusioni, ma che resta sospesa sopra la discussione sulle candidature.
Antichi, il leone in gabbia che Forza Italia non può ignorare
E poi c’è Alessandro Antichi.
L’ex sindaco di Grosseto era stato proposto come possibile candidato dalla componente minoritaria di Forza Italia. Una candidatura alternativa a quella di Agresti, che aveva trovato sostegno in una parte del partito.
Poi è arrivata l’investitura di Tajani e Antichi ha fatto un passo indietro. Ma aver rinunciato alla candidatura non significa aver rinunciato a fare politica. E soprattutto non significa aver cancellato le ragioni del dissenso.
Antichi conserva una propria rete di rapporti, un’esperienza amministrativa e una componente politica che aveva sostenuto il suo nome.
E negli ultimi tempi non ha certo rinunciato a manifestare il proprio malcontento. Le polemiche sulle scelte relative al Consorzio della laguna di Orbetello, con le critiche rivolte anche al metodo seguito dal suo partito, sono soltanto l’ultimo episodio di un rapporto politico attraversato da tensioni.
Antichi, oggi, somiglia a un leone in gabbia. Si è fatto da parte quando è arrivata la scelta nazionale, ma non è diventato improvvisamente un comprimario silenzioso.
Difficile dire quale ruolo deciderà di assumere nei prossimi mesi. Non ci sono elementi per parlare di una nuova candidatura o di iniziative autonome già definite, ma considerare del tutto archiviata la questione sarebbe un errore di lettura politica.
Perché una candidatura può essere ritirata. Il peso politico di chi l’aveva proposta, e di chi aveva accettato di rappresentarla, non scompare con altrettanta facilità.
Due strade diverse, nessun candidato ancora definitivo
Alla fine, la fotografia di questo ottobre restituisce due situazioni molto diverse.
Il centrosinistra ha un progetto politico sul quale sta lavorando, l’obiettivo dichiarato di costruire un campo larghissimo e una possibile candidatura inattesa da sottoporre al confronto con tutte le componenti. La rinuncia di Marras non ha cancellato questo percorso, che anzi prosegue con l’intenzione di arrivare a una scelta forte e condivisa.
Il centrodestra ha già sul tavolo due disponibilità importanti, quelle di Agresti e Rossi, ma deve ancora sciogliere il nodo degli accordi regionali e nazionali. E nel frattempo deve tenere conto delle incognite rappresentate dal terzo mandato di Vivarelli Colonna e dalle tensioni interne a Forza Italia.
Non è la stessa situazione. E sarebbe sbagliato raccontarla come se lo fosse.
Da una parte si sta completando un percorso di condivisione politica. Dall’altra si attende una sintesi tra candidature già emerse, rapporti di forza e decisioni che potrebbero arrivare anche da Roma.
Il punto in comune è che nessuna delle due coalizioni ha ancora presentato alla città il proprio candidato definitivo.
E forse è proprio questa la contraddizione più evidente. Perché Grosseto ha bisogno di conoscere non soltanto chi aspira a governarla, ma soprattutto con quali idee.
Il commercio in difficoltà, il futuro delle imprese, le opportunità per i giovani, le infrastrutture, la sanità, il rapporto con il resto della provincia: le questioni aperte non mancano.
La scelta del candidato è fondamentale. Ma non può diventare l’unico argomento della politica cittadina.
Ottobre sta finendo. Le strategie ci sono, le trattative anche. Mancano ancora i nomi definitivi. E soprattutto manca il momento nel quale la discussione smetterà di ruotare attorno ai candidati e comincerà a concentrarsi sul futuro di Grosseto.
Perché le elezioni non aspettano che tutti abbiano trovato la propria casella sulla scacchiera.





