PIOMBINO. Mentre i cieli italiani sono sorvolati da aerei impegnati nell’esercitazione Nato Steadfast Noon 2026, che simula lo sgancio di missili nucleari sul nostro territorio, i ragazzi tornano a riempire strade e piazze per chiedere maggiori investimenti per il settore della pubblica istruzione e meno soldi per le guerre.
A riaccendere i riflettori sul tema della trasparenza è stata anche una recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso della giornalista Linda Maggiori riconoscendo il diritto dei cittadini a conoscere l’entità e la natura dei materiali bellici che attraversano gli scali nazionali, come avvenuto per il porto di Ravenna.
Un principio di chiarezza ritenuto fondamentale da associazioni e movimenti, specialmente di fronte alla definizione dell’Italia come Paese coinvolto in un contesto di “guerra mondiale a pezzi”.
La coesistenza tra armi e rigassificatore

Sul territorio piombinese la preoccupazione riguarda in modo specifico la funzione dello scalo cittadino. Gli organizzatori della mobilitazione richiamano l’attenzione sulla movimentazione di mezzi ed equipaggiamenti militari legati alle esercitazioni NATO e alle rotte di navi come la Capucine e la Severine, ipotizzando il loro coinvolgimento diretto o indiretto negli scenari di crisi internazionali.
Ad aggravare il quadro, secondo le Donne in nero, è la contemporanea presenza del rigassificatore. L’infrastruttura energetica ha portato il Ministero dell’Interno a inserire l’area portuale tra i siti ritenuti “obiettivi sensibili”.
La coesistenza all’interno dello stesso bacino di navi metaniere e di imbarcazioni adibite al trasporto di materiali esplosivi ed armamenti aumenterebbe, secondo i comitati, il profilo di rischio per la sicurezza e la possibilità di incidenti rilevanti per la popolazione.
«Piombino a causa della presenza del rigassificatore che è stato strumento speculativo della guerra europea, è stato inserito nell’elenco dei siti obiettivo sensibile dal ministero degli interni. La contemporanea presenza delle metaniere che lo alimentano e delle navi che trasportano materiali esplosivi e armi aggrava ulteriormente la possibilità di incidenti rilevanti. Diciamo no all’uso del porto come hub delle armi, diciamo no all’uso del porto come hub del gas! Liberiamo il porto dalla speculazione finanziaria e dalla logica di guerra» scrivono in nota le donne in nero.
Il corteo al porto di Piombino
Il momento centrale della protesta è fissato per venerdì 30 ottobre alle ore 16:00, quando attivisti e cittadini si daranno appuntamento direttamente all’interno dell’area portuale.
La richiesta indirizzata alle istituzioni e agli operatori del settore è chiara: interrompere l’utilizzo dello scalo piombinese come hub per il transito di armi e risorse energetiche, sottraendo il territorio a quelle che definiscono logiche di speculazione e di guerra.
