"Dna Chef": il romanzo cucinato da Roberta Lepri | MaremmaOggi Skip to content

“Dna Chef”: il romanzo cucinato da Roberta Lepri

La casa editrice Voland sceglie (ancora) Roberta Lepri. La scrittrice maremmana si supera di nuovo, il suo nuovo libro attraversa tre generazioni
Roberta Lepri e il suo libro Dna Chef, edito da Voland
Roberta Lepri e il suo nuovo libro “Dna Chef”, edito da Voland

GROSSETO. Tagliatelle con i ricci di mare. Occorrente per 4 persone.

Troppo facile sarebbe svelarla qui. La ricetta è alla chiusura di un libro che pare già pronto per una sceneggiatura cinematografica. E la vera cuoca è l’autrice. Il testo non parla di ricette però, ma di amore.

Porta dentro tre generazioni: vola dalla Seconda guerra mondiale fino al primo lockdown nel 2020. Nel mezzo, la vita. Straziante, commovente, dura, dolce, amara, salata, magra, tortuosa, ma pur sempre vita. Impossibile per molti lettori non rivedersi neanche in una sfumatura di quanto leggeranno. Anche per questo il romanzo, seppur storia di finzione, è più vero che mai.

Voland sceglie (ancora) Roberta

Voland, la casa editrice di numerosi successi internazionali, ha scelto ancora Roberta Lepri. Dopo il successo di “Hai presente Liam Neeson?” torna infatti nelle librerie con “Dna Chef“. Sarà nelle librerie da venerdì 13 gennaio. Giorno in cui Roberta lo presenterà al cinema Stella di Grosseto, alle 19.

L’autrice grossetana ha sperimentato, dando in pasto ai lettori un piatto davvero ricco. Da brava cuoca, è partita dagli ingredienti. Poi ha fatto una bella spesa. Si è tenuta stretta i ricordi, la vera farina di tutto. Poi li ha impastati con la storia, misurando con sapienza la noce del romanzo da grattugiare sopra. Ha messo in frigo e fatto lievitare quando c’era bisogno, utilizzando tutto a tempo debito.

Roberta Lepri, presentazione dna chef
La locandina della presentazione del nuovo libro

Roberta è partita dalle isole Tremiti, mettendo dentro la Toscana, l’Umbria e Londra, poi è tornata dove tutto è iniziato. A compire questo cerchio con lei, gli occhi del protagonista, Guido Nocentini: uno chef cresciuto dalla gavetta più umiliante e arrivato agli onori più strabilianti. Niente famiglia, solo passione e lavoro. Crescendo sotto la stella del nonno: le tagliatelle con i ricci di mare che portano la sua firma furono memorabili sull’isola. Per più ragioni.

Il riccio di mare è anche sulla copertina del libro. Un animale coriaceo e allo stesso tempo caratteristico, un po’ come il protagonista e il nonno. Entrambi, alle sommità, tengono tesa la corda. È il libro a muoversi in equilibrio, insieme al lettore. Con una serie di salti, in avanti e indietro nel tempo. È Roberta a decidere quando staccare i piedi, ricadendo poi, ben fermi su un nuovo tassello del puzzle.

Senza storia, niente futuro

Alla fine, la cena servita è succulenta, appagante. Il lettore scopre man mano che solo chi ha coscienza di avere una storia alle spalle, potrà avere contezza del presente e del futuro. E solo se si ama si potrà cucinare/fare qualcosa di buono, fosse anche solo un piatto di pasta.

Il romanzo, quindi, non è certo un manuale di cucina, ma d’amore. Da servire a piacimento, caldo o freddo che sia, a tutti i ragazzi che affrontano le classi quinte degli istituti alberghieri. Ma anche a chi è inabile di voler bene tanto quanto di cucinare.

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