GROSSETO. Ventidue anni fa fece una scelta che lanciò per la seconda volta il suo nome in tutt’Italia. Il 19 giugno 2004, quando Grosseto ospitò il primo Pride della Toscana, Alessandro Antichi era il sindaco della città. Il primo sindaco di centrodestra eletto in Toscana, uomo di Forza Italia, avvocato, liberale per formazione e per cultura politica.
Quel giorno non indossò la fascia tricolore e non sfilò in testa al corteo. Ma il Pride lo volle, lo sostenne e gli concesse il patrocinio del Comune.
Sabato 13 giugno, ventidue anni dopo, quando migliaia di persone torneranno a colorare la città con il Toscana Pride, Antichi sarà di nuovo lì.
Non da sindaco. Non da protagonista ma da cittadino che osserva una storia che, in qualche modo, ha contribuito a scrivere.
«Ricordo una giornata allegra, pacifica, colorata – dice oggi – Una manifestazione vissuta serenamente dalla città. E penso che ci sia ancora bisogno di appuntamenti come questo».
Quando Grosseto fece una scelta controcorrente
Nel 2004 la Toscana era un’altra. La politica era un’altra e anche Grosseto era diversa.
Eppure proprio da una città spesso raccontata come periferica, marginale rispetto ai grandi centri regionali, arrivò una delle decisioni più inattese di quegli anni: ospitare il primo Pride toscano.
Una scelta che provocò polemiche, discussioni e qualche piccola tensione all’interno della stessa amministrazione comunale.
Da una parte c’era Antichi, dall’altra il vicesindaco Andrea Agresti, esponente di Alleanza Nazionale, sostenuto dal vescovo emerito Giacomo Babini, che si era dimesso nel 2001.
Furono giorni infuocati. Si arrivò persino a parlare dell’organizzazione di un «contro-Pride dei normali», espressione destinata a far discutere per settimane. Alla fine quel contro-corteo non venne mai organizzato. Il Pride sì. E Grosseto accolse oltre ventimila persone. Senza incidenti, senza scontri, senza tensioni.
«La città dimostrò la sua anima aperta – ricorda Antichi – Grosseto non è mai stata una città che segue il pensiero dominante. È una realtà particolare, che ragiona con la propria testa».
«Accogliere il Pride fu anche una rivendicazione di autonomia»
Nelle parole dell’ex sindaco c’è ancora oggi una certa fierezza. Non tanto per una scelta amministrativa, quanto per ciò che quella decisione rappresentò.
«Accogliendo il Toscana Pride ho voluto rivendicare anche la mia autonomia di pensiero, oltre a quella dei grossetani». Il pensiero va inevitabilmente, parlando con un grossetano, a Luciano Bianciardi e quella definizione che accompagna da decenni l’identità della città.
Grosseto è stata descritta come una Kansas City aperta ai venti e ai forestieri. E proprio per questo, per il suo non essere schiacciata su nessuna frequenza ideologica, riesce spesso a guardare le cose in maniera diversa.
Un centrodestra che oggi sembra lontanissimo
A riascoltare oggi il racconto di Antichi sembra di sfogliare un album politico appartenente a un’altra epoca. La sua amministrazione era formalmente di centrodestra ma dentro convivevano culture politiche molto diverse.
«C’erano Forza Italia, i radicali, i socialisti, i cattolici. La componente più conservatrice era minoritaria. Forza Italia era quella di Marcello Pera, di Antonio Martino, di Giuliano Urbani. Un partito liberale nel senso autentico del termine», ricorda Antichi.
Per questo, spiega, il Pride non venne percepito come qualcosa di incompatibile con i valori della maggioranza. «Nessuno si scandalizzò davvero – aggiunge – Nessuno vide quella manifestazione come una minaccia».
Un clima che oggi, secondo l’ex sindaco, appare molto più difficile da ritrovare.
«Sui diritti civili la politica è arretrata»
La riflessione di Antichi va oltre il Pride e riguarda il modo in cui è cambiato il dibattito pubblico. «Negli anni sono stati fatti passi avanti importanti – dice – Penso alle coppie di fatto, penso ai figli nati fuori dal matrimonio, a tante conquiste che oggi consideriamo normali. Questo però è successo all’interno delle famiglie, non nella politica».
Qualcosa, secondo lui, si è inceppato. «La politica si è involuta. C’è più superficialità, più banalità – aggiunge – Fare politica dovrebbe significare studiare, conoscere il pensiero di chi ci ha preceduto. Oggi troppo spesso si usano parole senza conoscerne davvero il significato. Quando dai del “comunista” a qualcuno, devi conoscere la storia del pensiero politico, devi sapere a cosa fai riferimento».
Il risultato è una discussione pubblica più povera, più aggressiva e anche meno capace di comprendere la complessità.
«C’è stato un regresso nella politica e, in parte, anche nella cultura dei diritti civili», dice.
«I diritti appartengono alle persone, non alle ideologie»
L’ex sindaco evita accuratamente di trasformare il Pride in una questione di schieramenti. Anzi. È proprio questa, secondo lui, la trappola da evitare.
«L’identità di una persona nasce insieme ai suoi diritti. Sono diritti che appartengono all’essere umano in quanto tale. Non possono essere concessi o tolti dalla politica», spiega.
Per questo considera sbagliato leggere il Pride soltanto attraverso una lente ideologica. «La massima apertura verso questi temi – dice ancora Alessandro Antichi – è semplicemente un fatto di civiltà».
Nel suo lavoro di avvocato, racconta, non vede una città attraversata da gravi fenomeni di discriminazione, ma questo non significa che il percorso sia concluso.
«C’è ancora bisogno di riconoscere e rispettare le diversità – spiega – Forse il problema riguarda oggi soprattutto le generazioni più giovani, che in alcuni casi sembrano più chiuse di quelle precedenti».
Ventidue anni dopo
Nel 2004 il corteo attraversò il cuore del centro storico, quest’anno i carri sfileranno lungo il percorso esterno delle Mura.
Una scelta che Antichi osserva senza polemiche. «Allora non c’erano i carri – ricorda – Se oggi il percorso è stato studiato per ragioni di sicurezza, mi sembra una decisione comprensibile».
Quello che conta, per lui, è altro: che la manifestazione possa svolgersi, che chi vuole partecipare possa farlo e che chi non è d’accordo possa esprimere il proprio dissenso.
«La democrazia è anche questo», afferma. Sabato Alessandro Antichi guarderà passare il corteo come fece ventidue anni fa.
Da una posizione diversa, ma con la stessa convinzione: che una città non diventa più forte quando tutti la pensano allo stesso modo. Diventa più forte quando lascia spazio a tutti.



