ORBETELLO. È bastato un articolo dell’Ansa per far esplodere a Orbetello una polemica che ruota attorno a una domanda tutt’altro che secondaria: com’è stato comunicato ai cittadini il divieto di balneazione alla Feniglia, sul lato di Ansedonia, proprio nei giorni di Ferragosto?
La questione nasce dalle date e dalle modalità con cui sarebbe stata data pubblicità al provvedimento. L’ordinanza del sindaco, datata 14 agosto, disponeva la chiusura temporanea dell’area di balneazione dopo che le analisi avevano evidenziato il superamento dei parametri previsti per gli enterococchi intestinali. Il provvedimento prevedeva anche l’installazione di un’adeguata segnaletica sulla spiaggia e agli accessi al mare.
Il problema è che, secondo la ricostruzione pubblicata dall’Ansa, quell’ordinanza risulterebbe pubblicata sull’Albo pretorio del Comune soltanto il 17 agosto, quando Ferragosto era ormai passato.
Ed è proprio su quei tre giorni che si concentrano adesso le contestazioni.
I valori oltre il limite e l’ordinanza del 14 agosto
All’origine del provvedimento ci sono i controlli effettuati da Arpat.
I campioni prelevati il 12 agosto avrebbero evidenziato nella zona una concentrazione di enterococchi intestinali pari a 246 MPN per 100 millilitri, superiore al valore limite di 200.
Da qui la necessità di vietare temporaneamente la balneazione. Il provvedimento è stato adottato il 14 agosto e, proprio perché finalizzato alla tutela della salute dei bagnanti, prevedeva che il divieto fosse reso visibile attraverso apposita segnaletica.
Ma qui nasce il secondo interrogativo.
Secondo quanto riferito da Sei Toscana all’Ansa, la società incaricata della segnaletica non avrebbe ricevuto l’input per installare i cartelli, dopo che i successivi controlli avevano evidenziato il rientro dei valori.
Anche diversi frequentatori della Feniglia sostengono di non aver visto cartelli che segnalassero il divieto di balneazione.
Un aspetto che inevitabilmente alimenta la polemica, considerando che tutto è accaduto nel periodo di massima presenza turistica, con la spiaggia frequentata ogni giorno da centinaia di persone.
Il paradosso delle date: divieto e revoca pubblicati il 17 agosto
A rendere ancora più singolare la vicenda è la successione temporale dei provvedimenti.
Un nuovo campionamento effettuato da Arpat il 14 agosto aveva infatti fornito un risultato favorevole: la concentrazione di enterococchi intestinali era scesa sotto i 10 MPN per 100 millilitri. Il 17 agosto il Comune ha quindi adottato il provvedimento per la riapertura dell’area, pubblicandolo immediatamente.
Si è creata così una situazione quantomeno particolare: il divieto datato 14 agosto risulterebbe pubblicato all’Albo pretorio il 17 agosto, lo stesso giorno della sua revoca.
Formalità amministrativa e comunicazione effettiva ai bagnanti, però, sono due aspetti distinti. Ed è proprio sul secondo che si concentra il dibattito.
Chi era sulla Feniglia sapeva che non poteva fare il bagno?
Un divieto di balneazione non è infatti una comunicazione amministrativa qualsiasi.
Quando viene stabilito che in un tratto di mare non è possibile fare il bagno per il superamento dei parametri microbiologici, l’informazione deve poter raggiungere tempestivamente le persone che quella spiaggia stanno frequentando.
A maggior ragione quando si parla della Feniglia nel periodo di Ferragosto, una delle spiagge più frequentate della costa dell’Argentario.
La domanda posta da molti cittadini è quindi molto semplice: chi si trovava sulla spiaggia nei giorni interessati dal provvedimento era stato effettivamente informato?
E, se i cartelli previsti dall’ordinanza non sono stati installati, per quale motivo?
Secondo quanto riferito dall’Ansa, il Comune di Orbetello, contattato dall’agenzia per un commento sulla vicenda, non avrebbe fornito una risposta.
Ed è anche questo silenzio ad alimentare ora le richieste di chiarimento.
Orbetello Bene Comune: «Serve trasparenza»
Nella polemica interviene anche Orbetello Bene Comune, che pone una serie di domande all’amministrazione.
Il punto centrale è lo stesso: perché un’ordinanza di divieto di balneazione adottata per tutelare la salute dei cittadini non sarebbe stata comunicata attraverso tutti i canali disponibili e direttamente sulla spiaggia?
Il comitato chiede inoltre di chiarire perché il provvedimento del 14 agosto risulti pubblicato all’Albo pretorio soltanto il 17 e perché la vicenda sia diventata di dominio pubblico solo successivamente, attraverso la stampa.
Il precedente del 2024 ad Ansedonia
Orbetello Bene Comune collega poi la vicenda a quanto accaduto nel 2024 nelle acque intorno al promontorio di Ansedonia, quando la presenza di schiume e colorazioni anomale del mare aveva sollevato preoccupazioni e portato anche all’apertura di un fascicolo contro ignoti da parte della Procura.
Secondo la ricostruzione del comitato, in seguito a quella vicenda sarebbero emerse questioni riguardanti gli scarichi civili di alcune abitazioni del promontorio e si sarebbe aperto un confronto tra il Consorzio strade di Ansedonia e l’amministrazione comunale.
Il comitato formula quindi un’ipotesi, precisando però di non presentarla come un fatto accertato: la scarsa diffusione del divieto potrebbe aver evitato di riportare l’attenzione su una questione già delicata.
È un’interpretazione politica sulla quale, al momento, non vengono indicati elementi che consentano di stabilire un collegamento diretto tra le due vicende.
Proprio per questo, sostiene Orbetello Bene Comune, l’unico modo per evitare sospetti e interpretazioni è fornire una ricostruzione completa e trasparente di quanto accaduto.
Le domande restano aperte
Il problema della qualità dell’acqua, nel frattempo, è rientrato: le analisi successive hanno dato risultati favorevoli e il divieto è stato revocato.
Ma resta aperta una questione diversa.
Come ha funzionato la catena dell’informazione tra il momento in cui è stato disposto il divieto e quello in cui è stato revocato?
I cartelli sono stati installati oppure no? Se non sono stati installati, chi ha deciso di non procedere? Attraverso quali altri canali è stato comunicato ai bagnanti che quel tratto di mare era temporaneamente interdetto alla balneazione? E perché l’ordinanza risulta pubblicata all’Albo pretorio tre giorni dopo la sua adozione?
Sono domande alle quali cittadini e opposizione chiedono adesso una risposta.
Non per contestare un’emergenza sanitaria ormai superata, ma per capire se nel momento in cui era necessario informare e tutelare migliaia di residenti e turisti, il sistema abbia funzionato come avrebbe dovuto.




