Croce del Monte Amiata, la storia: dai tedeschi a Pio XII | MaremmaOggi Skip to content

I tedeschi la abbatterono, il Papa la riaccese: l’incredibile storia della croce dell’Amiata

Nata nelle officine di Luciano Zalaffi e portata pezzo dopo pezzo fino a 1.738 metri, fu distrutta nel 1944 e ricostruita dagli amiatini. Il 24 agosto 1946 Pio XII la illuminò da Roma attraverso la radio. Ottant’anni dopo, il 26 agosto, la croce tornerà ad accendersi
I tedeschi la abbatterono, il Papa la riaccese: a sinistra la croce oggi, a destra abbattuta dai tedeschi
I tedeschi la abbatterono, il Papa la riaccese: a sinistra la croce oggi, a destra abbattuta dai tedeschi

MONTE AMIATA. Per capire cosa rappresenti davvero quella gigantesca struttura di ferro che domina l’Amiata bisogna immaginarla a terra.

È il giugno del 1944. La guerra sta attraversando la montagna, le truppe tedesche si stanno ritirando e la croce monumentale del Monte Amiata, che da oltre trent’anni veglia sui paesi a 1.738 metri di quota, viene abbattuta.

Quando il rumore delle esplosioni finisce, sulla vetta resta un gigantesco groviglio di ferro.

Le fotografie dell’epoca sono impressionanti. La struttura elegante che per decenni si era stagliata contro il cielo è accartocciata su se stessa, le grandi travi reticolari sono spezzate, le decorazioni in ferro contorte.

Potrebbe essere la fine della storia. Invece è soltanto l’inizio della sua seconda vita.

Perché gli abitanti dell’Amiata decidono che la loro croce deve tornare lassù. La ricostruiscono in un’Italia che ha appena finito una guerra devastante e, due anni dopo, il 24 agosto 1946, accade qualcosa che per l’epoca ha quasi il sapore della fantascienza.

Da Roma, attraverso la radio, Papa Pio XII accende la croce sulla vetta dell’Amiata.

Ottant’anni dopo quella notte, il 26 agosto 2026, la montagna si prepara a ripetere quel gesto, ma la storia della Croce comincia molto prima.

L’idea di Leone XIII: una Croce sulle montagne d’Italia

Bisogna tornare alla fine dell’Ottocento e al pontificato di Leone XIII.

In vista del Giubileo del 1900 nasce il progetto di innalzare sulle montagne italiane grandi monumenti dedicati a Gesù Cristo Redentore, uno per ciascuno dei secoli della Redenzione, comprendendo quello che stava per cominciare.

Tra le montagne individuate c’è anche l’Amiata.

La realizzazione viene affidata al territorio ecclesiastico al quale apparteneva allora la vetta e il progetto prende progressivamente forma. Per disegnare e costruire la grande Croce viene scelto Luciano Zalaffi, artista e maestro del ferro senese.

Ed è proprio qui che la storia assume un carattere sorprendentemente moderno.

Quella Croce che ricorda la Tour Eiffel

La croce dell’Amiata non viene concepita come una semplice struttura metallica.

È un’opera di ferro artistico, ricchissima di volute, elementi floreali e decorazioni, figlia del gusto di un’epoca nella quale il ferro aveva cominciato a trasformarsi da semplice materiale da costruzione in elemento architettonico.

Il Catalogo generale dei Beni culturali conserva un indizio straordinario sulla sua origine.

Al cimitero del Laterino di Siena esiste una croce funeraria realizzata da Luciano Zalaffi nel 1901. La scheda ministeriale la identifica come un modello in scala ridotta della futura croce dell’Amiata e sottolinea un particolare evidente osservandone soprattutto la parte inferiore: la base richiama la Tour Eiffel.

La parentela è ancora più evidente nelle fotografie scattate durante la costruzione.

Prima di arrivare sull’Amiata, infatti, la croce venne premontata a Siena. Nelle immagini dell’epoca si vedono gli uomini arrampicati sulla struttura e quell’enorme base ad arco che sembra davvero una piccola torre parigina trasformata in un monumento religioso.

Poi tutto dovette essere smontato. Perché il problema successivo era portarlo in cima a una montagna.

Migliaia di chili di ferro da portare a 1.738 metri

Oggi raggiungere la vetta dell’Amiata è semplice. All’inizio del Novecento era un’altra storia. Non c’erano le strade che conosciamo e lassù dovevano arrivare tonnellate di ferro.

Le ricostruzioni storiche raccontano che gli elementi realizzati a Siena furono trasportati in treno fino alla stazione Monte Amiata e da lì iniziò la salita.

Asini, muli, uomini. Una fonte locale parla di 140 some di ferro trasportate verso la cima. Altre testimonianze tramandano il coinvolgimento diretto della popolazione: uomini che, terminato il proprio lavoro, contribuivano a far salire verso la vetta pezzi della futura Croce.

È probabilmente anche in quei giorni che nasce il rapporto particolare tra il monumento e la popolazione dell’Amiata. La croce non era semplicemente arrivata sulla montagna. Gli amiatini ce l’avevano portata.

La cartolina del 1910 e quel piccolo mistero sulla data

Una cartolina dell’epoca permette ancora oggi di osservare la Croce appena realizzata. In alto c’è scritto: «Croce monumentale. Eretta in omaggio a Gesù Cristo Redentore sul Monte Amiata il 17 Settembre 1910».

In basso compaiono invece le dimensioni: «Base quadrata m. 8,50 per lato. Altezza totale m. 22».

E soprattutto la firma: «Disegno e lavoro dell’Artista Luciano Zalaffi – Siena».

La cartolina del 1910
La cartolina del 1910

Proprio quella cartolina introduce un piccolo enigma storico.

Il 17 settembre 1910 è indicato come giorno dell’erezione della Croce, mentre numerose ricostruzioni collocano la cerimonia solenne di inaugurazione nel giorno successivo, 18 settembre.

È dunque probabile che le due date indichino momenti differenti: il completamento dell’opera sulla vetta e la successiva inaugurazione.

Quel che è certo è che dall’autunno del 1910 il profilo dell’Amiata cambia per sempre.

Il gigante di ferro diventa il simbolo della montagna

La Croce è alta 22 metri e la sua base misura, secondo la cartolina storica, 8,50 metri per lato.

La sua sagoma diventa rapidamente familiare. Una fotografia straordinaria scattata negli anni successivi mostra decine di uomini letteralmente arrampicati sull’intera struttura, dalla base fino alla sommità.

I militari sulla croce (foto Maremma, un tuffo nel passato)
I militari sulla croce (foto Maremma, un tuffo nel passato)

La didascalia della cartolina spiega che si tratta della croce durante un periodo di manovre del Regio Esercito.

I militari riempiono ogni spazio disponibile. Sono sulle braccia, sulla colonna centrale, alla base e quasi sulla cima.

È l’immagine di un monumento che, ancora prima di diventare il simbolo che conosciamo oggi, era già entrato nella vita della montagna. Poi arriva la guerra.

1944, la croce viene abbattuta

Nel giugno 1944 il fronte raggiunge l’Amiata. La data indicata da numerose ricostruzioni è il 17 giugno. Durante la ritirata delle truppe tedesche, la grande struttura viene abbattuta con esplosivi.

Alcune fonti locali sostengono che i tedeschi considerassero la croce anche un possibile punto di riferimento per l’aviazione alleata. È un dettaglio tramandato dalle ricostruzioni del territorio, sul quale non sembra però esistere, almeno tra i documenti finora reperiti, una conferma militare diretta.

Le fotografie, invece, non lasciano spazio a dubbi sul risultato. La croce è a terra. Dopo 34 anni, il simbolo dell’Amiata non esiste più. O almeno così sembra.

La croce abbattuta dai tedeschi
La croce abbattuta dai tedeschi

«La croce deve tornare lassù»

La guerra finisce e sull’Amiata ci sono problemi enormemente più urgenti. C’è un Paese da ricostruire, famiglie segnate dal conflitto, un’economia da rimettere in piedi.

Eppure qualcuno decide che bisogna ricostruire anche quei 22 metri di ferro.

Nasce il Comitato organizzativo pro-rielevazione della croce del Monte Amiata, guidato dal sindaco di Abbadia San Salvatore Libero Tondi, con la partecipazione del clero e della comunità locale.

Si recupera tutto ciò che può essere salvato della vecchia struttura. Servono però grandi quantità di nuovo metallo.

Ed è qui che nasce uno dei racconti più affascinanti tramandati sull’Amiata. Secondo diverse ricostruzioni locali, parte del ferro necessario sarebbe stata ricavata persino dalle mine e dal materiale bellico rimasto dopo il passaggio della guerra, recuperato e fuso.

Se la tradizione corrisponde fino in fondo a quanto avvenne, l’immagine è potentissima: il ferro della guerra trasformato nel materiale con cui ricostruire una Croce destinata a diventare simbolo di pace.

Alla ricostruzione partecipano fabbri, meccanici e cittadini. Alcune testimonianze ricordano anche il lavoro di otto chierici cistercensi presenti in quel periodo ad Abbadia San Salvatore.

La montagna, ancora una volta, rimette insieme la sua croce.

24 agosto 1946, migliaia di persone aspettano il Papa

Due anni dopo la distruzione, la Croce è nuovamente sulla vetta. Arriva così il 24 agosto 1946.

Le ricostruzioni parlano di una folla enorme, circa 15mila persone, raccolta ad Abbadia San Salvatore per assistere a un evento mai visto prima.

Sulla Croce sono state montate centinaia di lampadine, secondo le cronache dell’epoca circa mille.

Ma l’interruttore che tutti aspettano non si trova sull’Amiata. È a Roma. Il protagonista della serata è Papa Pio XII.

«Al nostro tocco essa si accende»

Questa volta non dobbiamo affidarci alla memoria orale. Il testo pronunciato da Pio XII quella sera è ancora conservato negli archivi ufficiali della Santa Sede.

Il titolo è inequivocabile: “Per l’accensione della croce sul Monte Amiata”.

Il Papa parla di una croce «risorta», ricorda il monumento abbattuto dalla guerra e poi pronuncia le parole che raccontano ciò che sta accadendo a centinaia di chilometri di distanza: «Al nostro tocco essa si accende».

Attraverso il collegamento radio viene dato il comando. E sulla vetta dell’Amiata, nel buio della notte del 24 agosto 1946, la Croce si illumina. Pio XII la descrive come una struttura che «arde d’una miriade di luci».

Per gli uomini e le donne raccolti sulla montagna, molti dei quali hanno conosciuto direttamente la guerra, deve essere stata una scena difficile da dimenticare. Non soltanto per il prodigio tecnologico di un Papa che da Roma riesce ad accendere una croce sull’Amiata, ma per ciò che quell’accensione significa.

Dalla guerra alla pace

Pio XII lega infatti la rinascita della croce alla tragedia appena vissuta. Il monumento era stato costruito all’inizio del secolo. La guerra lo aveva abbattuto. Gli uomini lo avevano rimesso in piedi.

Adesso quella luce doveva rappresentare riconciliazione e pace.

Cinquant’anni dopo sarà un altro Papa, Giovanni Paolo II, a ricordare ufficialmente quell’evento. Nel 1996, in occasione dell’anniversario, tornerà sul significato della croce ricostruita e illuminata come segno di speranza dopo la devastazione del conflitto.

È probabilmente questo il motivo per cui, sull’Amiata, quei 22 metri di ferro sono diventati qualcosa di più di un monumento religioso. Sono un pezzo della memoria collettiva della montagna.

Ottant’anni dopo, la croce si accende ancora

Ed eccoci di nuovo lassù. Sono trascorsi 80 anni dalla ricostruzione del 1946, 116 dalla prima erezione e oltre un secolo da quando uomini e animali da soma trasportarono verso la cima i pezzi usciti dalle officine Zalaffi.

La croce oggi, in estate
La croce oggi, in estate

Il 26 agosto la Croce tornerà a illuminarsi.

La giornata comincerà alle 17.45 a Pianello Vetta con l’accoglienza dei partecipanti e delle istituzioni. Alle 18.30 è prevista la celebrazione commemorativa con Niccolò Volpini, Eugenio Giani, il cardinale Augusto Paolo Lojudice e i sindaci dei Comuni dell’Amiata.

Alle 20 suonerà il quartetto d’archi dell’Orchestra Oida di Arezzo.

Poi arriverà il momento atteso. Con il tramonto, la croce comincerà progressivamente ad accendersi.

Alle 21.30 la giornata proseguirà con Leggera Electric Folk Band e il Gran Coro delle Genti del Monte Amiata.

Ma forse, per capire davvero cosa succederà quella sera, bisognerà guardare per qualche secondo oltre le luci.

Pensare a quegli uomini che più di un secolo fa portavano il ferro sulla montagna. Alle fotografie della croce spezzata e accartocciata nel 1944. Agli amiatini che, appena terminata una guerra, decisero di rimetterla in piedi.

E a quella notte dell’agosto 1946 in cui migliaia di persone guardarono verso la vetta aspettando un segnale che arrivava da Roma.

Poi, improvvisamente, nel buio dell’Amiata si accese una croce.

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