CASTEL DEL PIANO. Alle 16.40 del 22 maggio 2025 Nicolas Matias Del Rio parcheggia il suo Iveco Daily giallo chiaro con cassone bianco davanti alla pelletteria di Castel del Piano. Carica le borse, come fa ogni giorno, e si prepara a ripartire verso Piancastagnaio.
Passano pochi minuti e uno sconosciuto lo avvicina. Gli chiede una cortesia: andare a ritirare alcune casse in un altro opificio della zona.
Nicolas si ferma, prende il telefono e chiama il suo titolare. Quel laboratorio, gli viene detto, è chiuso da tempo. Ma l’uomo insiste: sostiene che abbia riaperto e che la produzione sia ripartita.
La telefonata si interrompe. Dopo dieci minuti di Nicolas non c’è più traccia.
Comincia così uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti degli ultimi anni tra Amiata e Maremma: un corriere sparito nel nulla, un furgone dato alle fiamme, mezzo milione di euro di borse scomparse e un corpo ritrovato dopo oltre un mese in fondo a un pozzo.
Un incubo che durerà più di un mese, fino a quando Nicolas sarà trovato morto in fondo a un pozzo, nel giardino di una villetta a Case Sallustri. Ucciso da due uomini che finiranno in carcere con un terzo complice.
La telefonata al titolare dell’azienda
Prima di sparire nel nulla, Nicolas aveva chiamato il titolare della New Futura, la ditta per la quale lavorava. «Era con noi da un mese, puntuale e preciso. Mercoledì dopo aver preso il carico stabilito, a Castel del Piano, mi ha telefonato – racconta Sergio De Cico – Mi ha detto: “Sergio, c’è una persona che vuole parlare con te”».

La persona all’altro capo del telefono ha chiesto a De Cico se Nicolas poteva fargli il favore di portare dei cartoni che aveva lui in consegna, perché si era rotto il suo furgone.
«Gli ho detto che la ditta di cui parlava era chiusa da un anno e mezzo – aggiunge De Cico – Mi ha detto che aveva riaperto. Ho chiamato i titolari della ditta e mi hanno detto che non avevano nulla a che vedere con quei pacchi. Ho subito richiamato il mio dipendente ma da quel momento il telefono è risultato sempre spento. Siamo andati con la moglie a sporgere denuncia dai carabinieri di Arcidosso. È incredibile. Siamo preoccupati. Non riusciamo a capire cosa possa essere successo. I carabinieri ci hanno appena avvertito che il furgone è stato ritrovato bruciato a Roccalbegna, molto distante da qui. Vuoto. Stiamo andando a Grosseto a visionarlo».
Il ritrovamento del furgone bruciato
Lo stesso giorno, poco distante, viene trovato il furgone sul quale Nicolas stava viaggiando, completamente bruciato. Un ritrovamento che crea ancora più apprensione nei familiari del 40enne che non hanno più notizie dell’uomo da quasi due giorni.
La Prefettura di Grosseto, su segnalazione dei militari che avevano ricevuto la denuncia di scomparsa da parte dei familiari – Nicolas ha un padre che vive a Roma e una moglie e un figlio – aveva subito attivato il Piano per la ricerca delle persone scomparse. Il furgone dato alle fiamme era stato trovato vuoto: dal cassone erano sparite le borse, che valgono alcune centinaia di migliaia di euro.
E per fortuna, non è stato trovato alcun cadavere.
Il ritrovamento delle scatole delle borse firmate
Il 25 maggio, solo pochi giorni dopo la scomparsa di Nicolas, accanto a un casolare vicino a Monte Labro, vengono ritrovate le scatole delle borse che Nicolas Matias Del Rio stava trasformando sul suo furgone.

Borse per un valore di 500.000 euro, scomparse insieme al corriere. Due le ipotesi che si affacciano: quella della rapina e del sequestro di persona e quella della scomparsa volontaria con le borse. Tesi, quest’ultima, che non viene però ritenuta possibile da parte di nessuna delle persone che conoscevano Nicolas.
Ricerche con i cani molecari e l’appello a “Chi l’ha visto?”
Per oltre un mese il dubbio resta sospeso: rapina finita male o scomparsa volontaria?
Le indagini dei carabinieri si concentrano sul percorso fatto dal furgone condotto da Nicolas Del Rio. I carabinieri, che cercano il corriere scomparso anche con i cani molecolari, acquisiscono le immagini delle telecamere di videosorveglianza che ci sono lungo il percorso.
Intanto il padre del quarantenne, durante la puntata di mercoledì 29 maggio 2025 di Chi l’ha visto? lancia un appello accorato.

Lo stilista Eduardo del Rio parla con la voce rotta alle telecamere della trasmissione di Federica Sciarelli. «Arrivi alla sera e ti fermi e non puoi fare altro che pensare a lui – dice il padre del 40enne – non auguro a nessuno di provare quello che sto provando io. È troppo doloroso».
Tre arrestati per il furto delle borse e per la scomparsa di Nicolas
Passano i giorni e la prima svolta viene segnata il 17 giugno, quando due uomini vengono fermati dai carabinieri. Si tratta di Klodjan Gjoni, 35enne albanese e di Bozkurt Ozkurt, 44enne turco. Il primo è stato fermato mentre cercava di raggiungere l’aeroporto di Ciampino per imbarcarsi su un volo per Tirana.
I militari lo hanno fermato prima di salire in aereo. Ozkurt invece, è stato arrestato ad Arcidosso. Entrambi portati in carcere con l’accusa di rapina e danneggiamento a seguito di incendio, sono stati interrogati dai sostituti procuratori Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco.

Secondo gli investigatori Gjoni era infatti quel Goni che aveva chiesto al corriere di origini argentine il favore di portare quattro scatole a una pelletteria di Piancastagnaio. Lo stesso uomo che aveva parlato al telefono con Sergio De Cico, titolare dell’azienda nella quale lavorava il corriere scomparso nel nulla. Il 20 giugno finisce in carcere anche Kaja Emre, 30enne turco.
Il corpo di Nicolas ritrovato in fondo a un pozzo
Il 25 giugno, cambia tutto. La famiglia di Nicolas Matias Del Rio non si trova più a sperare nel ritrovamento del loro caro, figlio, marito e babbo innamorato del suo bambino. Ma si trova costretta ad affrontare un dolore impossibile da trasformare in qualcos’altro.

In un fondo a un pozzo, nel giardino di una villetta a Case Sallustri, viene infatti trovato il corpo del corriere quarantenne. Per la Procura non ci sono dubbi: Del Rio è stato sequestrato e poi ucciso. Tre giorni dopo, in carcere, Ozkurt si assume le proprie responsabilità e anche Gionj verrà risentito.
Sul corpo del quarantenne, non vengono trovate sostanze. L’autopsia dirà che il quarantenne è morto soffocato.
In tre a processo: Nicolas «ucciso con crudeltà»
Nella mattina del 16 maggio i tre accusati per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio si sono presentati davanti al giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Coniglio.
Il 29enne turco Emre Kaja, il 34enne albanese Klodjan Gjoni e Ozgur Bozgurt sempre di origini turche, sono accusati di aver rapito, ucciso e nascosto il cadavere del corriere di Abbadia San Salvatore.

I tre lo avrebbero attirato in un’imboscata per rubare le borse Gucci che trasportava, poi lo avrebbero rapito e ucciso. Soffocandolo con un sacchetto di stoffa, poi con uno di plastica e, infine, con un cavo elettrico.
I tre sono accusati di rapina, omicidio volontario, occultamento del cadavere, danneggiamento e sequestro di persona. Le aggravanti contestate, invece, sono la premeditazione, il nesso teleologico perché hanno provato a nascondere la rapina con l’omicidio e quella della crudeltà. Quest’ultima per le sofferenze aggiuntive che avrebbero inflitto alla vittima.
Inizia il processo: la gabbia riaperta dopo 30 anni
Nella mattina del 9 luglio 2025 comincia il processo a carico del 29enne turco Emre Kaja, del 34enne albanese Klodjan Gjoni e Ozgur Bozgurt sempre di origini turche, accusati di aver rapito, ucciso e nascosto il cadavere del corriere di Abbadia San Salvatore Nicolas Matias Del Rio.

Nicolas stava trasportando delle borse di Gucci dal valore di 500mila euro, quando i tre lo hanno attirato in un’imboscata, lo hanno rapito e poi lo hanno ucciso. Gesti raccapriccianti che hanno segnato il padre Aldo Eduardo Aguero. «Confidiamo nella giustizia e spero che diano l’ergastolo ai tre accusati – dice il padre – E che ci si possa concentrare sul mandante del furto e del conseguente omicidio».
In aula si sono presentati Gjoni, in videocollegamento dal carcere di Regina Coeli, e Bozgurt, mentre Kaja ha deciso di non comparire.
Tutti e tre saranno invece presenti all’udienza del 29 ottobre quando, per fare loro spazio, verrà riaperta dopo trent’anni la gabbia dell’aula d’assise.
Le accuse incrociate di Gionj e Bozkurt
Alle 9.30 di mercoledì 14 gennaio, nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto, l’aria è quella che viene prima dei temporali: ferma, carica, pesante.
Si sente tossire qualcuno, il fruscio delle carte, una sedia che scricchiola. Poi basta una frase per far cambiare la stanza.

«Mi sembra giusto prendermi le mie responsabilità: in questi mesi in carcere ho avuto tempo per pensare, per valutare ed è giusto che chi non ha responsabilità non paghi per quello che è successo». Gjonj Klodjan, parla dal banco degli imputati come aveva annunciato due udienze prima.
In aula, tutti aspettano di sentirlo confessare il delitto del quale è accusato ma lui conferma la rapina, conferma il sequestro, l’incendio del furgone, gli spostamenti. Conferma anche l’occultamento del cadavere ma non l’omicidio. «Ad ucciderlo è stato Bozkurt».
Subito dopo, è la volta del 44enne turco che addossa la responsabilità della morte di Nicolas Mathias Del Rio a Gjoni. «Non l’ho ucciso io, la mia coscienza è pulita», dice.
Servirà un’altra udienza, quella successiva, quando a parlare sarà Emre Kaja per tentare di capire cosa sia successo a Case Sallusti.
Parla Kaja Emre: «Lo hanno ucciso insieme»
È il 22 gennaio 2026 quando arriva in tribunale l turno di Kaja Emre. «Lo hanno ucciso insieme quando io non ero presente: Klodjan lo ha strangolato portandolo in fin di vita e Ozgur ha dato la stretta finale – dice l’imputato – Poi mi ha comunicato il 24 maggio l’omicidio, io ho chiesto due volte il motivo, ma non ho ricevuto risposte e ho smesso di chiedere».
Il 30enne turco era già stato scagionato dal reato di omicidio dalle testimonianze dei suoi due complici: il giorno in cui Nicolas era stato ucciso, lui non era con loro a Case Sallustri.
Le richieste della procura: due ergastoli e una condanna a 20 anni
Due richieste di ergastolo e una condanna a 20 anni di reclusione per i tre imputati accusati dell’omicidio di Nicolas Matias Del Rio, il corriere argentino sequestrato, rapinato e ucciso nel maggio 2024 dopo il colpo al carico di borse di lusso che stava trasportando.
È questa la richiesta formulata in aula giovedì 12 marzo dalla procura di Grosseto al termine della requisitoria davanti alla corte d’assise. A parlare sono stati i sostituti procuratori Giovanni De Marco e Valeria Lazzarini, che hanno ricostruito nel dettaglio le ore della rapina, il sequestro del corriere e la morte dell’uomo.
Al termine dell’intervento sono arrivate le richieste di condanna: ergastolo per Klodjan Gionj e Ozgurt Bozkurt, ritenuti responsabili dell’omicidio di Nicolas Mathias Del Rio e 20 anni di reclusione per Emre Kaja, accusato di concorso anomalo nell’omicidio.
Per la procura, infatti, le responsabilità sarebbero diverse ma tutte inserite nello stesso disegno criminale che portò prima al sequestro e poi all’occultamento del corpo.
Dopo la requisitoria della procura il processo entrerà ora nella fase finale con le arringhe dei difensori, prima della camera di consiglio e della sentenza della corte d’assise.
Le difese: «Nessun responsabile dell’omicidio»
Nell’aula della corte d’assise, mentre per l’omicidio di Nicolas Mathias Del Rio i pm chiedono due ergastoli e 20 anni, accade qualcosa che accompagna il processo fin dall’inizio: nessuno si assume la responsabilità della morte.
Le difese costruiscono un racconto fatto di accuse incrociate, in cui Gjoni e Bozkurt continuano a indicarsi a vicenda, mentre Kaja viene descritto come estraneo a qualsiasi previsione dell’omicidio. Tutti convergono su un punto: non c’era un piano, non c’era premeditazione, ma solo improvvisazione e un gesto nato nell’impeto.
Tra dettagli che emergono e subito si dissolvono, come il sacchetto sulla testa della vittima, e richiami alla presunzione d’innocenza, il processo resta sospeso tra versioni inconciliabili. E mentre gli imputati parlano e si difendono, l’unica voce che manca è quella di Del Rio, lasciando la verità immobile, irraggiungibile.
Le condanne: due ergastoli e 21 anni
Due ergastoli e sei mesi di isolamento e una condanna a 21 anni 2 mesi e 20 giorni: si chiude con tre pene pesanti il processo per l’omicidio di Nicolas Mathias Del Rio, il corriere scomparso mentre trasportava borse Gucci.
È stato il presidente della Corte d’assise Sergio Compagnucci a leggere il dispositivo della sentenza: due ergastoli, per Klodjan Gjoni e Ozkurt Bozkurt e 21 anni, 2 mesi e 20 giorni per Emre Kaja, al termine di una camera di consiglio durata più di 5 ore.
Sono stati loro, Gjoni e Bozkurt, secondo la corte, ad aver ucciso, dopo averlo rapinato e sequestrato, Nicolas Mathias del Rio, il corriere 40enne scomparso il 22 maggio 2024, mentre stava facendo la prima consegna da solo di un prezioso carico di borse di Gucci. Per Kaja è rimasta in piedi l’accusa di concorso anomalo in omicidio.
La mattinata dell’ultima udienza si è aperta, lunedì 30 marzo, con le repliche: il pm Giampaolo Melchionna, che ha sostituito in aula i colleghi Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco, non ha avuto nulla da aggiungere alle richieste dei due titolari dell’inchiesta.
Ergastolo per Giionj (difeso dall’avvocata Maria Giovanna Nannetti) e per Bozkurt, assistito dagli avvocati Massimiliano Arcioni e Claudio Cardoso e 21 anni, 2 mesi e 20 giorni Emre Kaja, difeso dall’avvocato Romando Lombardi.
Per tutti e tre la Procura ha anche chiesto il mantenimento della custodia in carcere. Per i due condannati all’ergastolo, i giudici hanno anche applicato sei mesi di isolamento diurno.





