ORBETELLO. Giovanni Maria aveva appena sei mesi quando una malattia fulminante lo portò via. Sono trascorsi due anni, ma intorno al suo nome continua a stringersi una comunità di persone che non vuole dimenticarlo.
Dal dolore della sua famiglia è nato un appuntamento che adesso è arrivato alla seconda edizione. Dal 23 al 26 settembre, alle porte di Roma, si è disputata la Coppa Giovanni Maria Pira, torneo di polo dedicato al piccolo di Fonteblanda.
Quattro giorni nei quali cavalli, competizione e passione sportiva hanno fatto da cornice a qualcosa di molto più grande: un abbraccio collettivo intorno ai genitori Antonella Argiolas e Pietro Pira e alla sorellina Bianca Maria.
Dal dolore nasce la Coppa Giovanni Maria Pira
A volere il torneo sono stati proprio i genitori del bambino insieme alla figlia Bianca Maria e a Ginevra D’Orazio del Polo Club La Ginevra.
Un rapporto, quello tra le famiglie, nato sulle spiagge dell’Argentario e diventato nel tempo un legame profondo. Fino alla decisione di trasformare il ricordo di Giovanni Maria in un’occasione nella quale ritrovarsi e stare insieme.

La seconda edizione si è disputata al Polo Club La Ginevra, alle porte della Capitale, con quattro formazioni impegnate nel torneo 0/4 HCP: La Ginevra Polo Team, Impresion Polo Team, Ermelinda Polo Team e Tenuta Sirente Polo Team.
Tra giocatori, amici e sostenitori del club erano presenti anche l’avvocato Angelo D’Ambrogio e il notaio Antonio Matella.
La finale decisa per un solo punto
Dalle qualificazioni fino alle semifinali e alla giornata conclusiva, il pubblico ha seguito le partite lungo i bordi del campo, in un’atmosfera nella quale la competizione sportiva si è mescolata alla dimensione familiare dell’iniziativa.
Il torneo si è concluso con una finale combattutissima: Tenuta Sirente Polo Team ha superato La Ginevra Polo Team per 7-6, conquistando la seconda Coppa Giovanni Maria Pira.
Alle premiazioni hanno partecipato anche Roberto Ciufoli, attore, amico della famiglia Pira e appassionato di polo, e Maria Grazia Cecchini, consigliera federale della Fise che segue il settore del polo.
Il motto scelto per accompagnare la manifestazione è stato “Sport, Passione, Tradizione”. Ma durante quei quattro giorni il risultato delle partite è rimasto inevitabilmente in secondo piano rispetto al significato dell’iniziativa.
«Nasce dal dolore, cresce grazie all’amore»
Sabato 26 settembre, concluse le finali, si è svolta la cerimonia di premiazione. La famiglia Pira ha poi offerto un momento conviviale a tutti i presenti.
Ed è stato proprio allora che le parole hanno riportato tutti alla ragione per la quale quel torneo esiste.
«Questo torneo nasce dal dolore, ma cresce grazie all’amore – ha detto Ginevra D’Orazio – Giovanni Maria continua a essere con noi negli attimi che condividiamo. Vederci qui, insieme, significa trasformare un ricordo in qualcosa di vivo».
Parole alle quali si sono unite quelle di Pietro Pira, Antonella Argiolas e della piccola Bianca Maria.
«Grazie di cuore a chi ha scelto di essere qui – hanno detto – Questo torneo non è solo un ricordo, ma un abbraccio collettivo che ci accompagna e ci sostiene. Giovanni Maria vive nei gesti di affetto, nella vicinanza e nella bellezza di giornate come questa».
Ed è forse proprio questo il significato più profondo della Coppa: continuare a pronunciare il nome di Giovanni Maria e trasformare la sua memoria in un’occasione per stare insieme.





