Consulta per la disabilità, le associazioni chiedono le dimissioni della Corsetti | MaremmaOggi Skip to content

Consulta per la disabilità, le associazioni chiedono le dimissioni della Corsetti

Lettera di accuse in cinque punti, la Corsetti risponde: «Non mi dimetto». Il gruppo del Pd: «Silenzio assordante di sindaco e assessora»
La piazza piena per il concerto di Raf e la presidente della Consulta per la disabilità, Valentina Corsetti Ulmi
La piazza piena per il concerto di Raf e la presidente della Consulta per la disabilità, Valentina Corsetti Ulmi

GROSSETO. Le associazioni che aderiscono alla Consulta comunale per la disabilità chiedono ufficialmente le dimissioni della presidente Valentina Corsetti. Che è alla guida della consulta dall’ottobre del 2022. E che dovrebbe durare finché il sindaco è in carica, quindi fino alla primavera del 2027.

Le associazioni, insieme ad alcuni membri della Consulta, hanno scritto una lettera con la quale denunciano gestione opaca, decisioni arbitrarie, esclusione sistematica del confronto, totale assenza di trasparenza. 

Del resto qualche dissidio era già nato in occasione delle polemiche per il concerto di Raf, quando arrivò una nota di protesta della Consulta stessa, dalla quale la presidente, in vacanza all’estero, si dissociò: «Mai firmato quel documento».

Ma, a quanto pare, l’episodio è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Così è partita, il 24 luglio scorso, una sorta di mozione di sfiducia seguita, peraltro, dalle dimissioni della vicepresidente della Consulta, Franca Casagni. Che, sia detto solo per inciso, è la mamma dell’assessora Erika Vanelli.

Lettera in 5 punti, alla quale, questa mattina, martedì 29, la presidente Valentina Corsetti risponde. Annunciando che non intende dimettersi.

Il gruppo del Pd: «Una crisi annunciata»

Sulla vicenda interviene il gruppo consiliare del Pd.

«La richiesta formale di dimissioni della presidente della Consulta comunale per la disabilità, Valentina Corsetti, da parte delle associazioni aderenti – scrivono dal gruppo Pd -, è il punto di arrivo e non l’inizio di una crisi annunciata, che si protrae ormai da mesi nel silenzio e nell’immobilismo politico dell’amministrazione comunale».

«La denuncia delle associazioni è chiara e inequivocabile: gestione opaca, decisioni arbitrarie, esclusione sistematica del confronto, totale assenza di trasparenza. È una situazione che ha generato disfunzioni gravi e messo a repentaglio la credibilità stessa della Consulta, nata per essere uno spazio partecipativo, inclusivo e rappresentativo delle istanze delle persone con disabilità».

«Una serie di criticità che non possono essere ignorate o ridotte a “malintesi”. Le associazioni parlano apertamente di mancate condivisioni di informazioni istituzionali (come la password della mail ufficiale), assenza di verbali, ammissioni arbitrarie di realtà associative non coerenti con lo scopo della Consulta, contatti diretti e privati con le istituzioni senza il coinvolgimento del gruppo consultivo, e infine rotture istituzionali e gesti incomprensibili come l’abbandono della chat ufficiale da parte della stessa presidente».

«La Corsetti è espressione del centrodestra grossetano»

Valentina Corsetti, per quanto votata dalle associazioni, è un’indicazione politica del centrodestra grossetano (era candidata alle Europee con Forza Italia, ndr). Figura che indirettamente ma spesso anche direttamente con l’amministrazione comunale guidata da sindaco e giunta di centrodestra, si è confrontata ed orientata. Come tale, ogni sua azione e soprattutto ogni disfunzione ricade politicamente su chi l’ha indicata e sostenuta nel ruolo nonostante i continui segnali di disagio provenienti dalle associazioni».

«Purtroppo nemmeno la consulta della disabilità è stata risparmiata dal modus operandi delle politiche di centro destra, che ha preferito le logiche di partito alla competenza, la chiusura al confronto, l’autoreferenzialità al dialogo».

«Sindaco e assessora in silenzio»

«Il silenzio dell’assessora alle politiche sociali (Chiara Vazzano, ndr), del sindaco e della giunta è assordante ma d’altronde questa amministrazione cambia assessori in continuazione e visto che oramai siamo prossimi al terzo assessore in quattro anni, come si poteva sperare che nella Consulta le cose andassero meglio? Di fronte a una richiesta così chiara e articolata, che parla di mesi di difficoltà e disfunzioni, l’amministrazione non può continuare a fare finta di nulla, la credibilità delle istituzioni si misura anche e soprattutto nella capacità di riconoscere gli errori e correggerli con prontezza e trasparenza».

«Grosseto non merita questo clima di opacità e chiusura. È ora che il centrodestra si assuma la responsabilità politica di questa scelta sbagliata. La disabilità non può e non deve diventare terreno di gestione personalistica o propaganda. Serve un cambio di rotta, subito».

Altre due associazioni erano già uscite

Due delle più importanti associazioni per persone disabili sono uscite già da tempo per gli stessi motivi e nessuno ha detto nulla, una è l’Associazione Italiana Persone Down – Grosseto e provincia e un’altra associazione importante, complessivamente seguono circa 400 persone con disabilità.

«A suo tempo feci presente il problema – dice Sara Restante, presidente Aipd – anche alla nuova assessora Chiara Vazzano ma non ho mai ricevuto nessun invito alla consulta. Ci tengo a precisare che la signora Corsetti l’ho fortemente voluta io, al mio posto (ero stata proposta dalla consulta all’uscita di Pericci) perché l’avrei seguita passo passo visto che lei non ha competenze in materia, ma poi la voglia di mostrarsi è più forte dello scopo che sicuramente non ha proprio compreso».

La lettera delle associazioni

Questa la lettera delle associazioni e di alcuni membri della Consulta.

«Le sottoscritte associazioni membri della Consulta comunale per la disabilità, riunitesi in forma condivisa e responsabile, si trovano costrette – con grande rammarico – a segnalare il grave malfunzionamento dell’organo consultivo di cui fanno parte, malfunzionamento dovuto a una gestione opaca, personalistica e non partecipativa da parte dell’attuale presidente, sig.ra Valentina Corsetti».

«Tale situazione ha fortemente compromesso lo spirito di collaborazione e l’efficacia stessa del lavoro della Consulta, che dovrebbe rappresentare uno spazio di confronto democratico, trasparente e inclusivo tra le istituzioni e le realtà associative che operano a favore delle persone con disabilità. Dopo ripetute segnalazioni, tentativi di dialogo e confronto interno, senza alcun riscontro costruttivo o miglioramento della situazione, riteniamo doveroso e necessario riportare le motivazioni del malcontento presente all’interno dell’organo della Consulta della disabilità, sulla base dei seguenti punti

Gestione non trasparente della comunicazione istituzionale

  • La presidente non ha mai condiviso la password dell’indirizzo email ufficiale della Consulta con i membri del direttivo, impedendo la consultazione delle comunicazioni ricevute e l’invio trasparente di email ufficiali.
  • Le comunicazioni vengono spesso gestite in modo informale, privato, non tracciabile, tramite contatti personali o chat ristrette, senza che vi sia coinvolgimento dell’intera Consulta.
  • Vengono inviate in maniera discontinua email di convocazione, verbalizzazioni ufficiali delle riunioni e delle decisioni assunte, contrariamente a quanto previsto da ogni principio di buona prassi istituzionale.

Mancanza di un elenco aggiornato e condiviso dei membri

  • La presidente non ha mai predisposto o aggiornato un registro formale delle associazioni aderenti alla Consulta, con i relativi nominativi dei referenti, recapiti telefonici, obiettivi associativi e stato di partecipazione.
  •  Questo elenco non è stato neppure consegnato ai Servizi sociali, creando confusione tra le associazioni attive e quelle che si sono nel frattempo ritirate.

Decisioni arbitrarie e non condivise

  • In violazione del principio di collegialità, la presidente ha ammesso alla Consulta almeno tre associazioni che non hanno finalità legate alla disabilità, tra cui alcune legate alla fibromialgia (condizione non ancora ufficialmente riconosciuta come malattia invalidante dal Ssn).
  • Tali decisioni non sono state né discusse né approvate in Consulta, e nessun verbale o documento ufficiale risulta a riguardo.

Rapporti con le istituzioni gestiti in modo unilaterale

  • La presidente ha avuto incontri e scambi con esponenti istituzionali, tra cui l’assessore di riferimento e la prefetta, senza informare preventivamente né successivamente le associazioni, né tantomeno condividere gli esiti.
  • Anche in tali casi, nessuna verbalizzazione né resoconto scritto è stato prodotto, escludendo di fatto la Consulta dalle decisioni e dai dialoghi con le istituzioni.

Episodi di rottura istituzionale e gestione non rispettosa dei ruoli

  • Pur avendo concordato con il Garante della disabilità il testo di un articolo di giornale che sarebbe stato pubblicato a breve, la presidente ha ritenuto opportuno inviare una rettifica non concordante alla stampa che è stata causa di antipatiche vicende politiche.
  • In ultimo, ha abbandonato la chat ufficiale WhatsApp della Consulta, interrompendo ogni comunicazione, senza alcuna spiegazione formale, né avviso.

«Riteniamo che i comportamenti sopra elencati rappresentino una violazione grave dello spirito e delle funzioni della Consulta, che nasce per favorire partecipazione, trasparenza, collaborazione tra istituzioni e società civile, e non per alimentare conflitti, confusione e gestione personalistica. Per i motivi sopra elencati le associazioni chiedono di votare la sfiducia della presidente con eventuale richiesta di dimissioni. Dall’ufficialità di tale richiesta chiediamo alla presidente di confermare una sua risposta entro e non oltre il giorno 29 luglio 2025».

La risposta della presidente Corsetti

Questo il testo della risposta che la presidente Valentina Corsetti ha inviato questa mattina, 29 luglio, alle associazioni.

«Mi preme precisare – scrive Valentina Corsetti -, in risposta al documento ricevuto il giorno 24 luglio u.s. durante la riunione straordinaria della Consulta, che alcuni rappresentanti delle associazioni che mi accusano di “poca collaborazione” e “gestione non trasparente” hanno da tempo intrapreso un percorso del tutto autonomo volto a sostituirmi nel ruolo di presidente e cercando inoltre di usare il nome della Consulta per scopi personali e non sempre condivisi dalle altre associazioni».

«Basti pensare all’ultima querelle relativa a Grande Estate dove è stato usato il nome della Consulta quando avrebbero legittimamente potuto inviare lo stesso testo firmandosi a nome proprio visto che né io ne altre associazioni che mi hanno contattato per email erano d’accordo».

«In passato si sono ripetuti episodi altrettanto singolari, tra tutti la richiesta di permesso che avrei dovuto presentare a tali individui per potermi candidare alle Elezioni Europee».

Quindi la Corsetti risponde ai cinque punti.

Al punto 1 del documento: “Gestione non trasparente della comunicazione istituzionale” 

«Le password della mail sono state disponibili al segretario precedente sino alle sue dimissioni per ragioni personali, che al momento della mia assenza non avevo con me le credenziali che sarebbero state consegnate appena possibile e che il nuovo segretario, sig. Manzo, al momento della nomina non ha voluto “perché per il momento non se la sentiva” e che sino al 24 luglio non ha provveduto a formalizzare la sua iscrizione ad alcuna associazione della consulta, per questo ho dovuto sollevarlo dall’incarico. Saranno comunque consegnate al nuovo segretario Giuseppina Ariu nominato nella riunione del 24 luglio u.s..

Le comunicazioni gestite in modo informale, privato e non tracciabile dal presidente, ovvero telefonate e messaggi Whatsapp intercorsi tra lo stesso presidente e assessori, sindaco, consiglieri comunali etc. rientrano nella normale attività istituzionale e organizzativa e nella libertà personale di ogni individuo che onestamente non capisco perché dovrebbero essere sottoposte a una sorta di censura da parte di alcuno.

Le convocazioni e i verbali della consulta sono stati sempre inviati a tempo debito e depositati dove previsto nella disponibilità degli interessati, presso gli uffici dell’assessorato alle politiche sociali».

Al punto 2 “mancanza di un elenco aggiornato e condiviso dai membri”

«L’elenco “ufficiale”, peraltro mai ricevuto da questa presidenza dai predecessori, è comunque facilmente desumibile e disponibile a tutti semplicemente leggendo le convocazioni delle riunioni che riportano in chiaro tutti gli indirizzi e i nominativi delle associazioni facenti parte della Consulta».

Al punto 3: “Decisioni arbitrarie e non condivise”

«Come già detto tutte le associazioni ammesse sono state proposte, votate e approvate dalla Consulta come riportato nei verbali (poi approvati all’unanimità) e di cui per alcune esistono anche foto e post social in cui si da il benvenuto. Aggiungo inoltre che tutte le associazioni hanno pari dignità e sono state ammesse in un’ottica di inclusione e perché personalmente ritengo importante e grande valore aggiunto ogni contributo volto alla collaborazione».

Al punto 4: “Rapporti con le istituzioni gestiti in modo unilaterale”

«Si continua come detto sopra a cercare di imporre un controllo/censura anche nei rapporti con le istituzioni. Consiglio a tali soggetti, se interessati di prendere personalmente appuntamenti e a porre le proprie domande a tali istituzioni. Comunque quando tali colloqui riguardavano la Consulta, e non la mia attività politica distinta dalla Consulta, gli esiti sono stati comunicati prontamente».

Al punto 5: “Episodi di rottura istituzionale e gestione non rispettosa dei ruoli”

«Come più volte precisato, anche a mezzo stampa, io non ho mai concordato nessun testo col Garante né con nessun altro riguardo a Grande Estate, testo che ripeto non vede il mio accordo né quello di altre associazioni per altro neanche consultate. Nel perdurare di queste affermazioni mi riservo comunque di tutelarmi legalmente nei confronti di chi continua a sostenerle e che ha preparato il testo usando senza autorizzazione il nome della consulta. Ricordo inoltre che tutta questa situazione si è verificata dopo una settimana dalla mia temporanea assenza e durante la quale la vicepresidente, signora Casagni, era di fatto la facente funzione e che non è intervenuta ad oggi in merito evidenziando di conseguenza la sua approvazione a quanto accaduto».

«Non esiste una chat ufficiale»

«Per quanto riguarda l’abbandono della “Chat ufficiale”… semplicemente non esiste una “chat ufficiale”, semmai una chat dove non tutti i membri erano presenti, erano invece inserite persone non direttamente impegnate nella consulta e dove ripetutamente si sono sviluppate discussioni infruttuose e affermazioni sul filo della querela da parte di alcuni. Come spiegato alla vicepresidente e al segretario ho ritenuto di uscire dalla chat e di riportare le comunicazioni della consulta esclusivamente sui canali adatti (email o lettera scritta) di cui è possibile tenere traccia e dove chi scrive si prende la responsabilità dei contenuti come in tutti gli organi istituzionali».

«Apprendo inoltre in data 25 luglio u.s. da una mail inviata dalla sig.ra Sereni che la vicepresidente Casagni ha rimesso verbalmente le sue dimissioni, di cui prendo atto, durante la seduta della Consulta. La seduta della Consulta è stata registrata come di consueto, ma non mi è stato possibile ritrovare tale dichiarazione da parte della vicepresidente, sarà stato un problema tecnico… mi si dice inoltre che avrei sostenuto non necessaria la verbalizzazione di tale affermazione per altro dalla sig.ra Sereni che non era presente. Garantisco fin da ora che sarà inserito nel verbale che sarà presentato per l’approvazione, insieme ai documenti presentati alla prossima riunione della Consulta».

Corsetti: «Non rassegno le mie dimissioni»

«In conclusione non ritengo di dover rimettere le mie dimissioni per le suddette motivazioni, invito inoltre le singole associazioni a valutare quanto sostenuto dai propri rappresentanti verificando con essi se l’interesse delle stesse corrisponda con quanto da loro sostenuto, considerando inoltre le varie affermazioni non corrispondenti al vero e facilmente verificabili come già abbondantemente spiegato».

«Vorrei continuare nella mia opera di sostegno alle problematiche legate alla disabilità e al sociale ribadendo fin da ora il mio personale impegno nel rispetto di tutte le Istituzioni e nei limiti dello statuo che regola la Consulta in un’ottica di inclusione e senza escludere nessuno poiché ritengo non debbano esistere cittadini di serie A e di serie B o C e non debbano prevalere i personalismi di nessuno in un organo come la Consulta pensato proprio per evitare ciò».

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