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Casa di comunità, tetto crollato e lavori fermi

Lo Spi Cgil denuncia le criticità della struttura di Massa Marittima: il Cup è ancora ospitato nell’ospedale
Erio Giovannelli e Alda Cardelli
Erio Giovannelli e Alda Cardelli

MASSA MARITTIMA. A oltre un anno dall’inaugurazione, la Casa di comunità di Massa Marittima non è ancora pienamente operativa. A denunciarlo è lo Spi Cgil Grosseto, che esprime preoccupazione per le criticità legate alla struttura e chiede tempi certi per l’avvio dei lavori di ripristino.

La Casa di comunità rappresenta un presidio sociosanitario di riferimento per i cittadini di Massa Marittima, Montieri e Monterotondo Marittimo, ma secondo il sindacato alcune problematiche strutturali ne limitano ancora il funzionamento.

Il tetto crollato e il Cup rimasto in ospedale

Una parte del tetto dell’edificio è infatti crollata a causa di infiltrazioni proprio nell’area destinata a ospitare principalmente il Cup, che per questo motivo è rimasto all’interno dell’ospedale. Secondo lo Spi Cgil, nonostante esistano sia il progetto che il finanziamento per gli interventi, i lavori non sarebbero ancora partiti.

«La Casa di comunità di Massa Marittima non può funzionare a metà – afferma Alda Cardelli, responsabile del dipartimento sociosanitario e sanità dello Spi Cgil Grosseto – Parliamo di un servizio pensato per avvicinare la sanità ai cittadini, soprattutto alle persone anziane e fragili con cronicità. Chiediamo quindi che siano accelerati gli interventi necessari per rendere pienamente utilizzabili tutti gli spazi».

«Serve una struttura pienamente operativa»

Nella Casa di comunità ha sede l’Aft, l’aggregazione funzionale territoriale che riunisce i medici di medicina generale dei comuni di Massa Marittima, Montieri e Monterotondo Marittimo. La presenza di tre medici consente di garantire una copertura fino a 12 ore al giorno e una migliore gestione delle eventuali assenze.

Per il sindacato, però, questo non basta.

«L’Aft è uno strumento importante e ha contribuito a rafforzare l’organizzazione dei medici sul territorio – prosegue Cardelli – ma una Casa di comunità deve garantire accoglienza, orientamento e servizi sanitari e sociosanitari integrati. Se una parte essenziale della struttura resta inutilizzabile, il progetto perde forza e i cittadini ne pagano le conseguenze».

L’ambulatorio infermieristico continua a funzionare regolarmente, mentre il Cup resta ospitato all’interno dell’ospedale. Una soluzione che lo Spi considera soltanto provvisoria e che, secondo il sindacato, non può diventare definitiva.

La richiesta di tempi certi

«Chiediamo all’azienda sanitaria e alle istituzioni competenti di fare chiarezza sui tempi dei lavori e di intervenire rapidamente – dichiara Erio Giovannelli, segretario dello Spi Cgil Grosseto – Se progetto e finanziamento erano già disponibili, perché i lavori non partono? È una domanda che rivolgiamo alla direzione generale dell’Asl  sud est. Cittadini e cittadine meritano risposte. La sanità territoriale è una priorità, soprattutto nelle aree interne e nei territori più lontani dai grandi ospedali. Non possiamo permettere che una struttura inaugurata oltre un anno fa resti solo parzialmente utilizzabile».

Per lo Spi Cgil la vicenda deve essere affrontata con urgenza. Il sindacato chiede un cronoprogramma chiaro, interventi tempestivi di messa in sicurezza e il ripristino di tutte le funzioni previste, a partire dal Punto unico di accoglienza.

«La popolazione, soprattutto quella anziana e più fragile, ha bisogno di servizi vicini, accessibili e ben organizzati – conclude Giovannelli – Per questo continueremo a vigilare e a sollecitare risposte: la Casa di comunità deve essere pienamente operativa e deve esserlo in tempi certi».

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