GROSSETO. Un ringraziamento ai medici, agli infermieri, agli operatori socio-sanitari e a tutto il personale che si è preso cura del padre durante il ricovero. È quello che arriva dalla famiglia Bernardini-Farsi, che ha voluto rendere pubblica una lettera di encomio rivolta al Pronto soccorso, al reparto Obi 2, alla Pneumologia e a tutti i professionisti sanitari coinvolti nel percorso di cura dell’80enne.
L’uomo era arrivato in Pronto soccorso nella serata di venerdì 17 luglio in condizioni di salute molto preoccupanti e oggi, giovedì 23 luglio i medici lo hanno dimesso dal reparto Obi 2.
«Dal momento del suo ingresso fino alle dimissioni non è mai stato lasciato solo – dicono i familiari Rita Bernardini, Donatella Farsi e Gilberto Bernardini – È stato seguito con grande scrupolo, sottoposto a un monitoraggio costante e curato con professionalità, competenza e attenzione in ogni fase del percorso assistenziale».
«Ci avete fatto sentire in famiglia»
Un ringraziamento particolare è rivolto anche ai medici della Pneumologia, che con la loro esperienza e competenza hanno contribuito in maniera determinante al percorso diagnostico e terapeutico.
Ma, come spiegano i familiari, ciò che li ha colpiti maggiormente è stato l’aspetto umano dell’assistenza. «Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, addetti all’assistenza dei pasti e specialisti – dicono – hanno dimostrato una gentilezza, una sensibilità e una disponibilità tali da farlo sentire accolto e assistito come se fosse un loro familiare».
«Troppo spesso si parla di malasanità, ma è altrettanto doveroso raccontare e valorizzare le esperienze positive – concludono – Quando alla competenza si uniscono gentilezza, rispetto e umanità, si offre non solo la migliore assistenza possibile al paziente, ma anche un grande conforto ai familiari che vivono con apprensione quei momenti».
Un ultimo ringraziamento è rivolto a tutto il personale sanitario. «Grazie di cuore per il vostro instancabile lavoro, per la vostra professionalità, per la dedizione con cui ogni giorno vi prendete cura delle persone – dicono i familiari – e per aver fatto sentire nostro padre non soltanto un paziente, ma una persona».





