MASSA MARITTIMA. Quarantotto posti regolamentari e 59 persone detenute. Ventotto agenti di polizia penitenziaria in servizio rispetto ai 36 previsti. E una palestra chiusa e inutilizzabile ormai da vent’anni, proprio mentre servirebbero più spazi per le attività educative, sportive e di socializzazione.
Sono i numeri e le criticità emersi dalla visita alla casa circondariale di Massa Marittima della delegazione dei Giovani Democratici della Toscana, che ha incontrato la direttrice Valentina Bruno, il personale dell’istituto e ha avuto modo di conoscere più da vicino la realtà quotidiana delle persone detenute.
Una struttura giudicata complessivamente ben gestita e curata, nella quale vengono portati avanti numerosi progetti, ma che deve fare i conti con problemi di organico, sovraffollamento e carenza di spazi.
Cinquantanove detenuti per 48 posti
Il primo dato riguarda le presenze.
Il carcere dispone di 48 posti regolamentari, ma attualmente ospita 59 persone. In alcune camere devono quindi convivere più detenuti.
C’è poi il problema dell’organico della Polizia penitenziaria: le unità presenti sono 28 contro le 36 previste, con otto agenti mancanti.
Una carenza che inevitabilmente si riflette non soltanto sulle attività di sorveglianza, ma anche sulla possibilità di organizzare e ampliare i percorsi trattamentali.
All’interno dell’istituto sono infatti presenti attività scolastiche, formative, lavorative e di socializzazione. Ci sono corsi di italiano per stranieri, lezioni di chitarra e progetti realizzati insieme a realtà esterne.
Percorsi che hanno un ruolo centrale nella funzione rieducativa della pena, ma che hanno bisogno di personale e spazi per essere garantiti con continuità.
La palestra è chiusa dal 2006
Emblematica è la situazione della palestra del carcere, inutilizzabile dal 2006.
Uno spazio che potrebbe essere impiegato non soltanto per lo sport, ma anche per attività trattamentali e di socializzazione e che invece da vent’anni non è disponibile.
Sul problema interviene il deputato Marco Simiani, che aveva già presentato un’interrogazione sulla situazione della casa circondariale massetana.
Per Simiani è necessario un intervento concreto e non più rinviabile, sia sulla carenza di personale sia sulla palestra.
«Si tratta di uno spazio prezioso – dice – che potrebbe essere restituito alla comunità penitenziaria e utilizzato per attività sportive, educative e trattamentali».
Il deputato annuncia la volontà di «lavorare insieme al Dap per individuare le risorse e le soluzioni necessarie a recuperare la struttura e renderla nuovamente fruibile».
Parallelamente, secondo Simiani, è necessario costruire «percorsi strutturati e continuativi con associazioni, realtà del territorio e imprese», aumentando le opportunità di formazione, lavoro e socialità per i detenuti.
Taddei: «Le carceri non possono essere affrontate a compartimenti stagni»
La visita rientra nella campagna “Dimenticat3” promossa dai Giovani Democratici della Toscana negli istituti penitenziari della regione.
Per il segretario regionale Bernardo Taddei, le visite hanno permesso di comprendere come «il sistema penitenziario sia un insieme complesso, che non può essere affrontato a compartimenti stagni, ma nella sua totalità».
Secondo Taddei, Massa Marittima presenta condizioni complessivamente positive, ma deve fare i conti con criticità importanti.
E quanto accade negli altri istituti finisce inevitabilmente per avere conseguenze anche qui.
«Le criticità di Sollicciano e la redistribuzione dei detenuti hanno avuto ripercussioni anche su Massa Marittima – spiega – che ha ricevuto trasferimenti da Porto Azzurro, aumentando la pressione sull’istituto».
Una situazione particolarmente delicata perché il carcere massetano ospita un’alta percentuale di persone con condanna definitiva, per le quali i percorsi finalizzati al reinserimento assumono un’importanza ancora maggiore.
«La politica deve tornare a occuparsi delle carceri»
Per Taddei la questione non riguarda soltanto le condizioni interne agli istituti, ma anche la sicurezza all’esterno.
«La politica deve tornare a occuparsi delle carceri, per costruire una giustizia che funzioni e ridurre la recidiva», dice.
Anche il Comune, secondo il segretario regionale dei Giovani Democratici, può svolgere un ruolo favorendo le attività di reinserimento, rafforzando il rapporto tra carcere e città, garantendo collegamenti adeguati per raggiungere l’istituto e utilizzando gli strumenti di tutela destinati alla popolazione detenuta.
Taddei si dice convinto che l’amministrazione comunale continuerà a vigilare su questi temi, proseguendo il lavoro portato avanti negli ultimi anni.
Bai: «Il carcere deve avere un rapporto con la città»
Anche la consigliera regionale Lidia Bai insiste sulla necessità di evitare che il carcere diventi un luogo isolato dalla comunità che lo ospita.
«Proprio dal carcere di Massa Marittima si comprende quanto questo legame possa essere importante per creare condizioni favorevoli al reinserimento, offrire opportunità e mantenere un rapporto con la comunità».
Bai sottolinea anche il lavoro della direzione e degli operatori, che «dimostrano ogni giorno attenzione, professionalità e disponibilità a costruire relazioni con il territorio».
Per la consigliera regionale bisogna coinvolgere maggiormente associazioni, realtà sociali, culturali e produttive.
«Aprire gli istituti alle comunità significa aumentare le possibilità di formazione, lavoro e reinserimento e investire, allo stesso tempo, nella sicurezza e nella qualità delle nostre comunità».
Garofalo: «Senza agenti diventa difficile ampliare i progetti»
Il segretario dei Giovani Democratici di Grosseto Cosimo Garofalo descrive quella di Massa Marittima come «una realtà molto curata, nella quale si percepiscono l’attenzione e l’impegno di chi lavora ogni giorno nell’istituto».
Proprio per questo, sottolinea, la carenza di personale assume un peso ancora maggiore.
I progetti ci sono, dai corsi di italiano per stranieri alla musica fino alle collaborazioni con realtà esterne, ma senza un numero sufficiente di agenti diventa difficile svilupparli.
«Meno trattamento significa meno opportunità di reinserimento e può incidere anche sulla sicurezza interna», sottolinea Garofalo.
Attività, formazione e relazioni, infatti, non sono soltanto strumenti per preparare il ritorno nella società, ma contribuiscono anche a ridurre tensioni e criticità all’interno degli istituti.
Una proposta per le carceri toscane
La visita di Massa Marittima rappresenta una nuova tappa del percorso che i Giovani Democratici stanno portando avanti nelle carceri della Toscana.
L’obiettivo è ascoltare direttamente detenuti, direzioni e personale, raccogliendo problemi e proposte per arrivare alla costruzione di una piattaforma politica sul sistema penitenziario che tenga insieme dignità delle persone, diritti, sicurezza e reinserimento sociale.
Per i Giovani Democratici il principio di fondo è che investire nella funzione rieducativa della pena non significa soltanto migliorare le condizioni di chi si trova in carcere: ridurre la recidiva significa anche aumentare la sicurezza dell’intera comunità.
Alla visita hanno partecipato, oltre a Taddei, Simiani, Bai e Garofalo, il consigliere comunale di Grosseto Cristian Marchini, Matilde Coluccini e Madalina Golea della segreteria regionale dei GD e Matteo Porta e Matteo Donati della segreteria provinciale.




