Cani e gatti costano troppo. Aumentano gli abbandoni Skip to content

Cani e gatti costano troppo. Aumentano gli abbandoni

In Maremma una famiglia su due ha un cane o un gatto, ma l’aumento del costo per mantenerli incide sempre di più sul budget domestico
gatto rosso

GROSSETO. Chi non ha provato la gioia di giocare con un cucciolo, di avere in casa un gatto o un cane, un animale domestico “da compagnia”? Oggi queste bestioline si chiamano “da affezione”, per distinguerli da altre loro funzioni, come nel caso dei cani da caccia, da difesa, da guardiania. Poi ci sono gli uccellini, i conigli, le tartarughe, i criceti, i pesci, i furetti, fino ai più rari rettili e animali esotici. Anche se per queste categorie l’accezione “domestico” o “da compagnia” in senso stretto non esiste, entrano a far parte della vita della famiglia a tutti gli effetti.

In Italia, quasi in una casa su due c’è almeno un animale, senza distinzione tra città e campagna e senza considerare gli allevamenti. Erano una su tre (il 33.6%) nel 2019, poi, con la pandemia, la percentuale è salita progressivamente fino al 40,2% del 2021. Circa 14milioni di animali, con una netta prevalenza di cani (44,7%) e gatti (35,4%).

L’analisi è quelli di Coldiretti sulla base dei dati Eurispes,  in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate, il patrono degli animali, il 17 gennaio. In questa data in ogni parte del Paese si celebra la benedizione degli animali, tra cui la più famosa e importante è in San Pietro.

Aumentano gli abbandoni in Italia

«Se con la pandemia la percentuale degli animali da compagnia nelle case degli italiani è salita, nell’ultimo anno le presenze sono diminuite, anche a causa degli abbandoni di cani e gatti che hanno superato quota 57mila nell’ultimo anno, secondo l’Enpa. Un fenomeno spinto non solo da immaturità, noia o disinteresse verso la sorte degli animali, ma anche dalla crisi economica che ha colpito molte famiglie con l’aumento dei prezzi che ha inciso sui bilanci domestici», spiega Coldiretti.

Questa vera e propria piaga, diffusa su tutto il territorio nazionale, alimenta il fenomeno del randagismo e assume contorni diversi in base alla presenza o meno di strutture pubbliche per la gestione di cani e gatti abbandonati.

In Maremma, nel 2022 sono stati catturati oltre 300 cani vaganti

In Maremma, ad esempio, ci sono 4 canili (a Ribolla, Scarlino, Principina e Campagnatico) convenzionati con i comuni per il ricovero dei cani trovati in libertà e incustoditi. Nel 2022, ne hanno ospitati 306 vaganti, dei quali 139 restituiti al proprietario. Questo su una popolazione di cani stimata tra i 70 e gli 80mila, considerando che sfuggono al conteggio quelli non regolarmente registrati e dotati di microchip. 

Un numero più basso in percentuale rispetto alla media italiana, secondo il servizio veterinario pubblico. Ma i numeri ufficiali sono la punta dell’iceberg, rispetto ai cani non chippati che non rientrano nei numeri ufficiali.

Più difficile farsi un’idea sul numero dei gatti, per i quali non c’è l’obbligo di registrazione e che, a differenza dei cani, possono vivere liberamente sul territorio senza rappresentare un rischio per la sicurezza. Dove peraltro si riproducono i libertà se non interviene il servizio veterinario pubblico a sterilizzarli, nel caso in cui facciano parte delle colonie feline riconosciute dai Comuni.

I randagi, abbandonati o scappati da casa, oppure nati in libertà, sono spesso accuditi dalle gattare in queste colonie che si trovano soprattutto nei centri abitati più grandi della provincia. 

Micio, quanto mi costi

Tenere in casa un animale costa e l’aumento generalizzato dei prezzi non ha lasciato indenni i prodotti per gli animali.  «Il 60% di chi ospita animali domestici spende mensilmente tra i 30 e i 100 euro. Solo il 22% meno di 30 euro mensili, mentre il 18% di chi ha un animale gli dedica un budget che va dai 100 ai più di 300 euro al mese, secondo l’Eurispes. 

L’offerta del mercato di cibo e prodotti per gli animali è molto ampia. I croccantini per i gatti e le crocchette per i cani, solo per fare un esempio, vanno da un minimo di 2.50 euro al kg, fino ai 15-20 euro per i cibi per la cura e la prevenzione di patologie.

 

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