GROSSETO. Per secoli è stato il custode delle mandrie, il volto della Maremma più autentica, l’uomo che ha imparato a vivere in simbiosi con cavalli e bovini, attraversando campagne e pascoli ben prima che arrivassero le strade asfaltate.
Oggi il buttero maremmano entra ufficialmente nella legislazione della Regione Toscana.
È uno dei passaggi più significativi della nuova proposta di legge sull’agricoltura e lo sviluppo rurale approvata dalla giunta regionale, che per la prima volta riconosce e tutela una figura che rappresenta non solo un mestiere, ma una parte dell’identità della Maremma.
Un simbolo che diventa patrimonio
Chi vive in Maremma sa bene che il buttero non è una semplice professione.
È una cultura tramandata di padre in figlio, fatta di gesti antichi, cavalli maremmani, lavoro con il bestiame allo stato brado e un rapporto profondo con un territorio che ha conservato, più di altri, la propria anima rurale.
Negli ultimi decenni il numero dei butteri si è ridotto, ma il loro fascino è rimasto intatto, tanto da diventare una delle immagini più conosciute della Toscana nel mondo.
Con la nuova legge, la Regione sceglie di fare un passo in più: non limitarsi a raccontarne la storia, ma contribuire concretamente a conservarla.
Nascerà un Centro dedicato ai butteri
Tra le novità più importanti previste dal provvedimento c’è l’istituzione del Centro regionale per la formazione e la valorizzazione della pratica tradizionale del buttero maremmano.
L’obiettivo è trasmettere alle nuove generazioni le conoscenze legate all’allevamento brado di bovini ed equini maremmani, sostenere iniziative di valorizzazione e partecipare anche a programmi nazionali ed europei dedicati alla salvaguardia di questa tradizione.
Un riconoscimento che arriva insieme al ruolo affidato a Ente Terre Regionali Toscane, individuato come custode della pratica tradizionale della conduzione buttera.
Marras: «Salvaguardiamo la cultura del buttero»
L’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras, illustrando la proposta di legge, ha spiegato che l’intervento punta a ridurre la burocrazia per le imprese agricole, rafforzare la legalità e sostenere l’innovazione, senza dimenticare le radici del territorio.
«Salvaguardiamo la cultura del buttero maremmano, rafforziamo la Banca della Terra, promuoviamo un’alimentazione più sana, favoriamo il recupero del patrimonio rurale senza consumo di nuovo suolo e aiutiamo le imprese a realizzare piccoli invasi per affrontare la siccità», ha dichiarato l’assessore.
Una legge che guarda al futuro dell’agricoltura
Il testo approvato dalla Giunta regionale è composto da 54 articoli e modifica undici leggi regionali.
Tra gli interventi figurano il contrasto al caporalato, la semplificazione amministrativa, la digitalizzazione dei controlli, il sostegno agli agriturismi, all’apicoltura, alla tartuficoltura e agli invasi irrigui contro la siccità, oltre a misure dedicate al benessere animale e alla valorizzazione del patrimonio rurale.
Ora la proposta dovrà essere esaminata e approvata dal Consiglio regionale.
Ma un messaggio è già chiaro: per la Toscana il buttero non rappresenta soltanto una figura del passato da celebrare nelle rievocazioni storiche o nelle fotografie destinate ai turisti.
È un patrimonio vivente, fatto di esperienza, conoscenze e tradizioni che meritano di essere custodite perché continuino a raccontare, anche alle nuove generazioni, l’identità più autentica della Maremma.




