PORTO ERCOLE. Una tragedia sfiorata, quattro ragazze finite in mare e adesso due ricostruzioni molto diverse su quello che sarebbe accaduto a bordo della barca affondata domenica 2 agosto.
A intervenire, è l’avvocato Riccardo Schipani, che da alcuni giorni ha assunto la difesa delle quattro donne che si trovavano sull’imbarcazione.
Il legale contesta in particolare la ricostruzione fornita dal noleggiatore e riportata nell’articolo di MaremmaOggi. Una versione che le sue assistite, almeno per quanto riguarda la possibilità di una collisione con uno scoglio, respingono categoricamente.
«Abbiamo sfiorato una tragedia»
Schipani parte da un punto che, a suo giudizio, viene prima ancora della ricerca delle responsabilità e delle cause tecniche dell’affondamento.
«Qualunque sia la ricostruzione del fatto e qualunque sia la causa tecnica che ha portato al naufragio dell’imbarcazione – spiega – è stata sfiorata una vera e propria tragedia in mare».
Le quattro ragazze sono riuscite a salvarsi anche grazie alla presenza di altre imbarcazioni nella zona.
«Se non fosse stato per il tempestivo e fortuito intervento di altre barche che si trovavano nelle vicinanze – aggiunge l’avvocato – oggi parleremmo di fatti di ben altra gravità».
Sul naufragio sono in corso gli accertamenti della Capitaneria di porto, che era stata avvertita dell’accaduto ed è intervenuta anche durante le operazioni di recupero dell’imbarcazione.
Saranno quindi gli accertamenti tecnici a dover chiarire con precisione da dove sia entrata l’acqua e che cosa abbia provocato l’affondamento.
Le quattro ragazze: «Non abbiamo urtato alcuno scoglio»
C’è però un punto sul quale le quattro assistite di Schipani sostengono di non avere dubbi: durante la navigazione la barca non avrebbe urtato alcuno scoglio.
«Le mie assistite escludono nella maniera più categorica l’ipotizzata collisione con uno scoglio», precisa il legale.
Durante la gita, raccontano, si sarebbero fermate in alcune calette per fare il bagno, ma avrebbero sempre gettato l’ancora mantenendo la dovuta distanza dalla costa.
Una ricostruzione quindi diversa da quella fornita dal noleggiatore dopo il naufragio. Anche le condizioni della chiglia, secondo Schipani, meriterebbero una lettura differente.
«Da un primo esame delle fotografie della chiglia, una volta che l’imbarcazione è stata portata a terra – spiega – si possono vedere soltanto alcune abrasioni laterali», spiega.
Segni che, secondo l’ipotesi avanzata dal legale, potrebbero essere stati provocati durante il recupero della barca, ormai piena d’acqua e quindi molto più pesante.
L’ipotesi del problema alla pompa di sentina
L’avvocato mette sul tavolo anche un’altra possibile spiegazione dell’ingresso dell’acqua.
«Appare molto più verosimile – dice – la possibilità della rottura o del malfunzionamento di un tubo della pompa di sentina».
Schipani respinge inoltre l’ipotesi che le quattro ragazze possano avere manomesso o invertito il tubo.
Secondo la ricostruzione delle sue assistite, non sarebbero state nelle condizioni di compiere un’operazione del genere. Il legale ipotizza invece che il tubo potesse essere già rotto o difettoso al momento della consegna del natante.
Si tratta, è bene sottolinearlo, di un’ipotesi avanzata dalla difesa delle quattro ragazze e non ancora di una causa accertata del naufragio.
Lo stesso Schipani invita infatti alla prudenza.
«È prematuro fare ipotesi fino a quando chi è preposto agli accertamenti non avrà terminato le verifiche», precisa.
Due versioni, saranno gli accertamenti a chiarire cosa è successo
Restano dunque sul tavolo ricostruzioni differenti di quanto accaduto domenica 2 agosto.
Da una parte quella fornita dal noleggiatore dopo il naufragio, dall’altra quella delle quattro amiche che erano a bordo e che avevano noleggiato l’imbarcazione per festeggiare il compleanno di una delle giovani.
A stabilire quale sia stata la causa dell’ingresso dell’acqua e del successivo affondamento saranno gli accertamenti in corso.
Per le quattro protagoniste di questa disavventura resta intanto soprattutto la consapevolezza di essere riuscite a uscire da una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche.
«Quello che è sicuro – conclude Schipani – è che abbiamo preso un bello spavento».




