GROSSETO. C’è un passaggio, nelle 45 pagine del documento che il ministro Matteo Salvini presenterà oggi, giovedì 22 ottobre, alla Conferenza unificata Stato-Regioni, che potrebbe cambiare il destino di molti stabilimenti balneari della Maremma. E soprattutto fare chiarezza su una questione che da anni tiene con il fiato sospeso imprenditori, famiglie e amministrazioni comunali: che cosa succederà alle concessioni già assegnate attraverso procedure di evidenza pubblica, con scadenza nel 2033?
MaremmaOggi ha ottenuto in anteprima il testo del bando-tipo nazionale per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime, predisposto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in attuazione del decreto-legge 32 del marzo scorso, convertito nella legge 71 dell’8 maggio.
È il provvedimento atteso da mesi dai Comuni costieri, chiamati a organizzare le gare per riassegnare le spiagge. Un documento che dovrebbe finalmente mettere nero su bianco regole uguali per tutti, dopo anni di proroghe, sentenze contrastanti, ricorsi e incertezze.
Il testo che abbiamo potuto consultare non è ancora quello definitivo. Proprio in queste ore potrebbero essere apportate modifiche, anche su alcuni punti delicati, prima del confronto istituzionale e della successiva adozione. Non è quindi escluso che alcune disposizioni cambino.
Ma una delle indicazioni contenute nella bozza merita particolare attenzione. Perché riguarda direttamente Castiglione della Pescaia e Capalbio, dove numerosi stabilimenti hanno già ottenuto concessioni fino al 2033 dopo procedure pubbliche. E interessa, seppure con una situazione amministrativa diversa, anche Grosseto.
Quella frase che può fare la differenza per le concessioni fino al 2033
Il passaggio è nelle prime pagine del documento, all’interno dell’introduzione dedicata all’ambito di applicazione delle nuove regole.
Si legge che l’adozione del bando-tipo non potrà comportare «qualsiasi interferenza rispetto alle procedure di affidamento per il rilascio delle concessioni demaniali marittime già concluse o avviate alla data di pubblicazione del medesimo».
Tradotto: le nuove regole sulle gare non dovrebbero rimettere in discussione, per il solo fatto di essere state introdotte, le procedure di affidamento già effettuate o avviate.
È una precisazione tutt’altro che secondaria.
Perché in Maremma ci sono Comuni che hanno affrontato il problema delle concessioni anni fa, scegliendo di pubblicare le istanze e consentire ad altri operatori di presentare eventuali domande concorrenti.
Castiglione della Pescaia e Capalbio sono tra questi. E il fatto che molti stabilimenti abbiano ottenuto titoli fino al 2033 attraverso procedure pubbliche potrebbe oggi rivelarsi determinante.
Attenzione, però: quella contenuta nella bozza non è una sanatoria generale. Non significa che ogni concessione con scadenza nel 2033 diventi automaticamente inattaccabile. La legittimità dei titoli continuerà a dipendere dalle procedure effettivamente seguite e dal rispetto della normativa europea.
Ma la distinzione tra una concessione ottenuta attraverso un procedimento pubblico e una semplice proroga automatica torna al centro della questione.
Ed è proprio su questa differenza che, negli ultimi anni, si sono pronunciate più volte anche le magistrature amministrative.
Castiglione della Pescaia, la scelta fatta nel 2020 e confermata dai giudici
A Castiglione della Pescaia la vicenda comincia nel 2020, quando il Comune, allora guidato dal sindaco Giancarlo Farnetani, decide di affrontare il problema delle concessioni senza limitarsi alla proroga prevista dalla normativa nazionale.
Gli uffici comunali pubblicano le istanze di estensione della durata presentate da 56 concessionari, consentendo a eventuali altri interessati di farsi avanti.
La pubblicazione dura venti giorni. Arriva una manifestazione di interesse da parte di una società, riferita a tre concessioni.
Per le altre, sulle quali non erano state presentate domande concorrenti, il Comune procede al rilascio delle licenze suppletive. Per quelle contestate viene invece prevista una successiva comparazione.
Nasce un contenzioso, ma la strada scelta dall’amministrazione ottiene due pronunciamenti favorevoli.
Prima quello del Tar della Toscana, nell’ottobre 2021. Poi la sentenza del Consiglio di Stato del 30 novembre 2023, che conferma la legittimità della procedura esaminata.
MaremmaOggi ne aveva dato conto il 29 dicembre 2023, raccontando una decisione accolta con soddisfazione dalla sindaca Elena Nappi e dal vicesindaco Federico Mazzarello.
Il punto centrale era proprio l’apertura al mercato, con la possibilità per soggetti diversi dai concessionari esistenti di manifestare il proprio interesse.
Non una proroga accordata indistintamente per legge, dunque, ma un procedimento amministrativo accompagnato da pubblicità e dalla possibilità di confronto concorrenziale.
Anche a Capalbio numerosi stabilimenti hanno seguito il percorso dell’evidenza pubblica, ottenendo titoli con scadenza nel 2033.
Ed è qui che la bozza del decreto assume un significato concreto.
Perché se il principio verrà confermato, il nuovo modello nazionale non dovrebbe imporre di ripetere una procedura soltanto perché nel frattempo sono cambiate le indicazioni operative ai Comuni.
Resta, naturalmente, la questione della validità dei singoli affidamenti. Ma per chi ha già affrontato una procedura pubblica la nuova disposizione potrebbe rappresentare un elemento importante.
La sentenza di aprile e il caso di Grosseto
Non è la prima volta che si apre uno spiraglio per le concessioni fino al 2033.
Il 23 aprile scorso MaremmaOggi aveva raccontato le conseguenze di una sentenza del Tar del Lazio, pubblicata il 14 aprile, relativa ad alcune concessioni del Comune di Fiumicino.
I giudici avevano annullato il provvedimento con il quale l’amministrazione aveva considerato inesistenti alcuni titoli estesi fino al 2033, distinguendo la proroga automatica dalla concessione rilasciata dopo una procedura pubblica.
Una decisione che aveva immediatamente riportato l’attenzione sulle spiagge della Maremma.
Anche il Comune di Grosseto, nel 2020, aveva avviato un procedimento per estendere le concessioni fino al 2033, pubblicando un avviso sul proprio sito istituzionale.
Ma quel percorso è stato al centro di contestazioni e pronunciamenti giudiziari, anche per le modalità con cui era stata assicurata la pubblicità delle istanze.
Proprio per questo non è possibile mettere sullo stesso piano tutte le situazioni.
Il problema, insomma, non è soltanto la data di scadenza scritta sulla concessione. È capire come quella data sia stata ottenuta.
La nuova bozza ministeriale non risolve automaticamente i contenziosi. Però conferma che le procedure precedenti costituiscono una questione distinta rispetto alle gare da organizzare secondo il nuovo modello.
E per Comuni come Castiglione della Pescaia e Capalbio, che hanno già affrontato l’evidenza pubblica, questa distinzione può avere un peso non indifferente.
Le nuove concessioni potranno durare fino a vent’anni
Per tutti gli altri stabilimenti, quelli che dovranno affrontare le gare, il documento introduce una serie di regole destinate a cambiare profondamente il settore.
Le procedure dovranno essere avviate secondo le scadenze previste dalla legge, con il 30 settembre 2027 come termine ordinario di efficacia dei titoli interessati dalla disciplina nazionale.
I bandi dovranno essere pubblicati almeno sei mesi prima della scadenza e, secondo il termine richiamato nel documento, comunque entro il 30 giugno 2027.
Le nuove concessioni potranno durare da un minimo di cinque a un massimo di vent’anni.
Non sarà però necessariamente il Comune a stabilire una durata uguale per tutti.
La bozza prevede due possibilità: fissarla direttamente nel bando oppure definirla al momento dell’aggiudicazione, sulla base degli investimenti proposti e del tempo necessario per ammortizzarli.
Un aspetto importante per gli imprenditori che dovranno mettere mano agli stabilimenti, rinnovare impianti, realizzare opere e migliorare i servizi.
Chi investe cifre consistenti dovrà poter contare su un periodo di gestione economicamente sostenibile. Naturalmente entro i limiti fissati dalla legge.
Più punti a chi lavora da una vita nel proprio stabilimento
Una delle paure maggiori dei balneari è quella di perdere lo stabilimento di famiglia a favore di un grande gruppo economico.
Un imprenditore che dispone di capitali importanti potrebbe infatti presentare un’offerta difficile da contrastare per chi ha costruito la propria attività nel corso di decenni.
Il bando-tipo cerca di affrontare anche questo problema.
La gara non dovrà essere vinta semplicemente da chi offre più soldi.
Il criterio previsto è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, con un peso prevalente attribuito alla qualità del progetto.
La componente economica viene contenuta entro un limite molto basso rispetto a quella tecnica.
Tra i criteri che potranno essere valorizzati ci sono anche l’esperienza professionale, la dimensione dell’impresa e la continuità del lavoro.
Nella bozza viene ipotizzato un massimo di quattro punti per chi, nei cinque anni precedenti, ha utilizzato la concessione come principale fonte di reddito per sé e per la propria famiglia.
Altri tre punti potranno essere assegnati alle piccole e medie imprese di prossimità e alle imprese familiari, valutandone l’organizzazione, il personale e le competenze.
Quattro punti sono previsti anche per una significativa esperienza imprenditoriale o professionale in attività analoghe.
Non vuol dire che il concessionario uscente avrà automaticamente diritto a conservare la propria spiaggia.
Significa però che anni di lavoro, esperienza e dipendenza economica della famiglia dall’attività potranno essere considerati nella valutazione delle offerte.
Sono criteri che potrebbero avere conseguenze importanti su un litorale come quello maremmano, dove molti stabilimenti sono nati come piccole imprese familiari e sono passati da una generazione all’altra.
Chi possiede già più stabilimenti rischia di perdere punti
C’è anche una previsione destinata a far discutere.
La bozza contempla un meccanismo che penalizza, nella valutazione, gli operatori già titolari di più concessioni nello stesso territorio.
Per ogni concessione posseduta, direttamente o indirettamente, viene ipotizzata la sottrazione di un punto.
L’intenzione è evitare che le gare finiscano per concentrare la gestione delle spiagge nelle mani di pochi soggetti.
I Comuni potranno inoltre stabilire limiti al numero di lotti ai quali un operatore può partecipare e a quelli che può effettivamente aggiudicarsi.
È una misura che guarda alla concorrenza anche da un’altra prospettiva: non soltanto consentire a nuovi imprenditori di entrare nel mercato, ma evitare che chi è già molto forte possa acquisire un numero sempre maggiore di stabilimenti.
Anche in questo caso, però, i punteggi sono ancora contenuti in una bozza. Sarà necessario vedere cosa resterà nel documento definitivo e quali margini di scelta saranno lasciati alle amministrazioni comunali.
Gli indennizzi e la questione di quanto vale uno stabilimento
Un altro capitolo riguarda una domanda che molti concessionari si fanno da anni: se perdo la concessione, chi mi ripaga gli investimenti?
La bozza conferma il meccanismo previsto dalla legge 118 del 2022.
Il nuovo concessionario dovrà corrispondere a quello uscente un indennizzo calcolato sugli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati, oltre a quanto necessario per assicurare un’equa remunerazione degli investimenti degli ultimi cinque anni.
Non significa che il titolare potrà chiedere il valore commerciale che ritiene abbia raggiunto il proprio stabilimento.
Servirà una perizia, asseverata da professionisti individuati attraverso la procedura prevista dalla legge, per stabilire quali investimenti possano essere riconosciuti e quale sia il loro valore.
Proprio pochi giorni fa, il 16 ottobre, il Consiglio nazionale dei commercialisti ha diffuso le linee guida per queste valutazioni, delle quali MaremmaOggi ha già dato notizia.
A pagare l’indennizzo sarà il concessionario subentrante, mentre le spese della perizia saranno a carico del concessionario uscente che la richiede.
La bozza contiene anche una previsione delicata: nel caso in cui il titolare uscente non chieda la perizia, il valore dell’indennizzo indicato nel bando sarà pari a zero.
Per quanto riguarda il pagamento, è prevista una prima quota non inferiore al 20% all’aggiudicazione e il saldo entro sei mesi.
Una questione di grande importanza, soprattutto per gli stabilimenti che negli anni hanno sostenuto investimenti significativi in strutture, attrezzature e servizi.
Resta distinto il problema delle opere non amovibili e della loro eventuale acquisizione al demanio, sul quale si è già pronunciato il Consiglio di Stato e che MaremmaOggi ha affrontato nei mesi scorsi.
La tutela dei dipendenti e i punti per chi assume i giovani
Nel documento c’è spazio anche per i lavoratori.
Il nuovo concessionario potrà ottenere un punteggio aggiuntivo se si impegnerà ad assumere dipendenti del precedente gestore per i quali quel lavoro rappresenti la principale fonte di reddito.
La bozza ipotizza fino a cinque punti per questa scelta.
Saranno valorizzate anche le assunzioni di giovani sotto i 36 anni, le condizioni di sicurezza sul lavoro e le iniziative a favore dell’inclusione delle persone con disabilità.
Non sono aspetti secondari.
Perché quando si parla di concessioni balneari si pensa quasi sempre al titolare dello stabilimento. Ma dietro ogni attività ci sono bagnini, camerieri, cuochi, addetti alle pulizie e personale che spesso torna a lavorare nello stesso bagno per molte stagioni consecutive.
Il cambio di concessionario rischia quindi di coinvolgere anche chi non possiede nulla, ma da quello stabilimento ricava lo stipendio.
Le nuove regole cercano di favorire la continuità occupazionale, pur senza attribuire automaticamente ai dipendenti un diritto all’assunzione da parte del nuovo gestore.
Stabilimenti più accessibili e apertura anche fuori stagione
Ci sono poi i servizi da garantire ai clienti.
Il documento dedica attenzione all’accessibilità delle spiagge, prevedendo percorsi adatti alle persone con disabilità, servizi igienici adeguati, docce accessibili e passerelle fino alla battigia.
Tra le indicazioni compare anche una larghezza minima di 1,20 metri per i percorsi pedonali che conducono al mare.
Altri punteggi potranno arrivare dagli interventi ambientali: risparmio energetico, riduzione dei consumi idrici, gestione dei rifiuti e utilizzo di materiali sostenibili.
E c’è un tema che interessa particolarmente la Maremma: la destagionalizzazione.
La bozza prevede fino a cinque punti per i progetti capaci di offrire servizi anche oltre il periodo estivo.
Un modo per premiare chi prova a far vivere la costa anche quando gli ombrelloni sono chiusi e i turisti sono tornati a casa.
Alberghi e campeggi vicini alla spiaggia, una premialità particolare
C’è infine una disposizione che potrebbe incidere sugli equilibri tra stabilimenti balneari e strutture ricettive.
Il testo prevede fino a otto punti per alcune imprese alberghiere ed extralberghiere già titolari di concessioni, situate accanto o nelle immediate vicinanze dell’area demaniale da assegnare.
Non sarà sufficiente avere un albergo o un campeggio vicino alla spiaggia.
La struttura dovrà dimostrare un’effettiva integrazione funzionale con i servizi balneari, attraverso investimenti, infrastrutture e prestazioni offerte ai clienti.
Una premialità analoga riguarda alcuni operatori che già gestiscono servizi strettamente collegati alla fruizione dell’arenile.
Le due possibilità saranno alternative e non cumulabili.
Anche questo passaggio richiederà attenzione, soprattutto nei territori dove l’offerta turistica si basa su strutture alberghiere e campeggi che utilizzano stabilimenti e servizi sulla spiaggia.
Oggi il confronto con Salvini, poi la parola ai Comuni
La presentazione del bando-tipo alla Conferenza unificata era stata annunciata il 15 ottobre dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, durante la manifestazione TTG di Rimini.
Oggi, 22 ottobre, è dunque la giornata indicata per il confronto istituzionale sul documento che dovrà accompagnare le future procedure di gara.
Ma non è detto che il testo destinato all’adozione definitiva coincida interamente con quello ottenuto da MaremmaOggi.
Le modifiche potrebbero arrivare anche in queste ultime ore, prima della presentazione o durante il successivo percorso di definizione.
Del resto il confronto tra Governo, Regioni, Comuni e associazioni di categoria è stato complesso fin dall’inizio. Gli enti locali chiedono regole precise per evitare di trovarsi ancora una volta da soli a gestire ricorsi e contenziosi.
Per i balneari, invece, la questione è sapere se e quando dovranno partecipare alle gare, quanto costerà farlo e quali possibilità avranno di conservare le proprie attività.
In Maremma, però, c’è una domanda in più.
Che cosa accadrà a chi la procedura pubblica l’ha già affrontata e oggi possiede una concessione fino al 2033?
La frase contenuta nelle prime pagine della bozza non chiude definitivamente la questione. Ma introduce una distinzione che potrebbe diventare decisiva.
A Castiglione della Pescaia e Capalbio non si parte da zero. Ci sono procedure già svolte, titoli rilasciati e, nel caso di Castiglione, anche sentenze che hanno riconosciuto la legittimità del percorso amministrativo esaminato.
Il nuovo provvedimento non potrà cancellare i principi del diritto europeo né risolvere con una frase eventuali contenziosi. Ma se quella disposizione resterà nel testo definitivo, chi ha già affrontato una procedura di evidenza pubblica avrà un argomento in più da far valere.
È su quelle concessioni, prima ancora che sui nuovi bandi, che in Maremma si concentrerà l’attenzione nelle prossime ore.



