GROSSETO. Appartenere alla comunità Lgbtqia+ non è mai stato semplice. Tra pregiudizi, insulti e discriminazioni, sono ancora molte le persone che si trovano a fare i conti con il giudizio degli altri.
Oggi, però, vogliamo raccontare una storia che parla anche di cambiamento, di accettazione e del peso che l’ambiente in cui si cresce può avere sulla vita di una persona.
Fare coming-out non è mai un passaggio banale. Significa affrontare la paura di non essere accettati, di perdere amicizie, affetti o punti di riferimento.
Una paura che Lorenzo Diddi conosce bene. Nella sua storia ci sono dita puntate durante la ricreazione, compagni che ripetevano «ecco il gay», sputi ricevuti da ragazzi in bicicletta e momenti difficili anche sul posto di lavoro. Esperienze che ancora oggi gli ricordano perché sia importante continuare a rivendicare il diritto di vivere serenamente la propria identità.
«Non ho mai sbandierato ai quattro venti la mia sessualità, anche perché credo che quello che una persona fa nella propria vita privata non debba riguardare gli altri – dice Lorenzo – Sono cresciuto negli anni Novanta, in un periodo in cui essere gay era molto più complicato. Mi chiedevo spesso se fossi l’unico. Oggi è sicuramente più semplice vivere apertamente ciò che si è, ma l’obiettivo resta sempre lo stesso: l’uguaglianza».
Gli sputi, gli insulti e la solitudine
Lorenzo era un adolescente forte e caparbio. Di quelli che non davano soddisfazione a chi cercava di ferirli. Soffriva, ma spesso lo faceva in silenzio, non davanti a chi gli puntava il dito contro e questo lo ricorda con orgoglio.
«Alle medie c’era un gruppetto che per settimane, durante la ricreazione, si fermava davanti alla porta dell’aula indicandomi con il dito e dicendo che se volevano vedere un gay era in quella classe – dice Lorenzo – Tornavo a casa e piangevo, ma non volevo mostrarglielo. Non volevo dare loro quella soddisfazione».
Gli amici si contavano sulle dita di una mano. Molti ragazzi preferivano prendere le distanze. «Quando si percepisce che non sei eterosessuale vieni escluso e per anni questa cosa mi ha fatto soffrire, ma ho costruito comunque le mie amicizie – dice Lorenzo – E loro mi hanno accolto per quello che ero, senza farmi sentire giudicato».
Tra gli episodi che ricorda con maggiore amarezza c’è anche uno sputo ricevuto da alcuni ragazzi mentre passavano in bicicletta.
«Sono cose che non dovrebbero accadere a nessuno. Io sono stato fortunato rispetto ad altre persone. Ho conosciuto ragazzi e ragazze che hanno vissuto situazioni molto peggiori. Un’amica, per esempio, è stata cacciata di casa da un giorno all’altro – conclude Lorenzo – Quello che mi ricorderò è la paura di dire chi io fossi per paura che i miei cari si allontanassero da me».
Il coming-out a 21 anni
Il momento più difficile è stato probabilmente quello del coming out.
«L’ho fatto a 21 anni. Avevo paura di confermare una cosa che dentro di me sapevo già. Un conto è viverla, un conto è dirla ad alta voce – dice Lorenzo – Quando l’ho detto ai miei amici e alla mia famiglia non è successo nulla. Mi hanno praticamente risposto che lo avevano sempre saputo. Mia nonna mi disse che non le avevo detto niente di nuovo. E io mi sono chiesto perché avessi avuto così tanta paura».
Oggi Lorenzo frequenta un gruppo di amici quasi tutti eterosessuali e parla serenamente della propria vita. E una delle sue più grandi paure da ragazzo era che i suoi amici avrebbero potuto escluderlo a causa di una battuta di pessimo gusto di qualcuno esterno al gruppo. «Per fortuna sono stato circondato da persone che mi hanno sostenuto – dice – Quel supporto è stato fondamentale».
«Sono una persona normale»
Le discriminazioni, però, non sono rimaste soltanto nei ricordi dell’adolescenza. Su un luogo di lavoro Lorenzo si è trovato a dover affrontare commenti e stereotipi che credeva appartenessero al passato da parte del suo datore di lavoro.
«Il titolare continuava a dire che non dovevo essere gay. Poi aggiungeva che bastava che non ci provassi con gli uomini. Lavoravo a contatto con il pubblico ed era normale parlare con i clienti, non stavo facendo niente di male – dice Lorenzo – Mi ha colpito il fatto di dover giustificare la mia sessualità sul posto di lavoro. Non capivo perché qualcuno dovesse interessarsi a quello che faccio nella mia vita privata».
Secondo Lorenzo esiste ancora una visione stereotipata dell’omosessualità. «Spesso si pensa al gay frivolo, appassionato di moda o con determinati atteggiamenti. Ma non tutti sono così, anche se io sono appassionato di moda – dice Lorenzo – Io mi sento semplicemente una persona normale. Mi piace essere uomo e mi piacciono gli uomini. Fine».
«Spesso mi chiedo perché ancora è difficile per noi accedere all’adozione, siamo persone normali. Lo dico da persona che non vuole figli – conclude – E per questo ancora oggi è importante il gay pride».
«Nascondersi fa soffrire»
Se da una parte la società è cambiata, dall’altra c’è ancora molta strada da fare. «I ragazzi di oggi sono molto più liberi rispetto alla mia generazione – dice Lorenzo – I social hanno aiutato tanto. Quando ero adolescente vivevo in una piccola realtà e mi chiedevo se io fossi l’unico. Oggi un ragazzo può confrontarsi con migliaia di persone e capire che non è solo».
Per Lorenzo, però, il problema non è sparito. «C’è ancora una certa ignoranza e molte persone continuano a nascondersi. E nascondersi fa soffrire». Vergognarsi di presentare il proprio fidanzato o avere paura del giudizio degli altri è qualcosa che nessuno dovrebbe vivere – dice l’uomo.
Ecco perché considera importante il Pride e tutte le iniziative che continuano a parlare di diritti.
«Chi è venuto prima di noi ha lottato per permetterci di vivere più liberamente. Oggi va meglio rispetto a cinquant’anni fa, ma non siamo ancora arrivati all’uguaglianza. Ogni piccolo gesto conta: dire serenamente chi sei, non nasconderti, vivere la tua vita come qualsiasi altra persona. Anche questa è una forma di impegno».
Lorenzo non sa ancora se riuscirà a partecipare al Pride per motivi di lavoro, ma una cosa la sa con certezza: il suo sostegno ci sarà sempre.



