L'amico Marco: «Simone era attaccato alla vita. Ce l'ha detto fino alla fine» Skip to content

L’amico Marco: «Simone era attaccato alla vita. Ce l’ha detto fino alla fine»

L’amico Marco Manetti ricorda Simone Pantani: «Coraggio, determinazione, attaccamento alla vita. Questo mi tengo dentro di lui»
Simone Pantani con Marco Manetti e gli amici più cari
Simone Pantani con Marco Manetti (terzo da sinistra) e gli amici più cari

FOLLONICA. La notizia della morte di  Simone Pantani ha steso sulla città un velo ovattato di incredulità, come le nuvole grigie che nel pomeriggio si sono pian piano addensate sul golfo.

Tutti sapevano che questo giorno sarebbe arrivato: le condizioni di Simone erano precarie, la malattia implacabile ha tentato più volte di sopraffarlo, ma lui, finora, era sempre tornato.

Intanto un fiume di gente, gli amici e i colleghi di Simone in queste ore sono all’obitorio di Grosseto per stringersi alla sua famiglia.

Fino alla mattina di giovedì 11 gennaio la salma sarà all’obitorio di Grosseto, e poi sarà trasportata al Capannino, alle 11, luogo che era per Simone una seconda casa.

Per chiunque voglia unirsi alla famiglia Pantani per l’ultimo saluto venerdì 12, alle 15, ci sarà una breve cerimonia di addio, sempre al Capannino, prima di accompagnarlo nel suo ultimo viaggio verso il cimitero comunale di Follonica.

L’amico Marco: «Simone non ha mai cercato compassione»

La sua forza l’ha dimostrata e raccontata pubblicamente nei lunghi anni della malattia, condividendola con gli amici, quelli che gli sono stati vicini sempre, quelli nelle foto in ospedale, o alle partite, o magari al ristorante con il calice alzato.

Uno di loro è Marco Manetti.

Marco quando vi siete conosciuti?

«Una ventina di anni fa al palazzetto Armeni seguendo una passione comune, l’hockey; tra tanta gente ci siamo come “trovati”. Partita dopo partita ci siamo conosciuti ed è nata un’amicizia vera. Simone era una bravissima persona, non è stato difficile sentirlo vicino».

La sua malattia l’ha condivisa con tutti gli amici, eppure oggi nessuno se lo aspettava…

«La notizia è stata come un fulmine a ciel sereno – racconta Marco – perché avevo sentito Simone al telefono solo ieri. Non stava benissimo, ma niente lasciava pensare che di lì a poco se ne sarebbe andato. È anche vero che non si è mai lamentato e quindi poteva essere difficile capire esattamente cosa stava passando».

«Questa è una delle caratteristiche che mi hanno colpito di più di Simone».

Cosa ne pensi della sua trasparenza, del suo rendere pubblico quello che stava vivendo? 

«Credo sia stato un suo modo per farci capire che è necessario saper distinguere i problemi veri da quelli meno importanti. Credo anche che il suo abbia voluto essere un messaggio positivo; non ha mai cercato compassione, non si è mai lamentato».

«Simone era attaccato alla vita in modo esasperato: non mollava mai. In tutto questo tempo abbiamo cercato di coinvolgerlo, di fare le cose insieme, anche per distrarlo da quella brutta realtà che doveva affrontare ogni giorno: non ha mai rinunciato, mai detto un no».

«Di lui mi tengo dentro il grande coraggio»

Cosa ti porterai dietro, e dentro, di Simone?

«Il coraggio, l’attaccamento alla vita e la determinazione. Tre parole che appartengono di diritto a Simone per sempre, e che tutti dovremmo fare nostre perché lui è questo che ha voluto dirci, fino alla fine».

La salma arriverà a Follonica domani, giovedì 11 gennaio. La camera ardente sarà allestita al palazzetto Armeni, mentre la cerimonia di addio è in programma, sempre al Capannino, venerdì 12 gennaio alle 15.

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