GROSSETO. Per anni ha dormito all’addiaccio insieme alla sua cagnolona Chiara, costruendosi con le proprie mani un piccolo rifugio di legno vicino a un centro commerciale. Una sistemazione di fortuna, niente più di qualche asse e un tetto improvvisato, dove cercare di ripararsi dal freddo e dalla pioggia. Eppure, anche quando aveva perso quasi tutto, Alessandro, nome di fantasia, non aveva perso la sua generosità.
Prima di arrivare a Grosseto, infatti, c’era stata un’altra vita. Una casa nel Nord Italia, un matrimonio, una quotidianità simile a quella di tante altre persone. Poi qualcosa si è spezzato. La fine della relazione, la separazione, l’uscita da quella casa che fino a poco tempo prima era stata la sua. Da lì, quasi senza accorgersene, era iniziata una lunga discesa, fatta di spostamenti continui, di notti passate dove capitava e di un’Italia attraversata senza sapere davvero dove fermarsi.
Quel viaggio, alla fine, lo aveva portato a Grosseto. E proprio a Grosseto, quando forse aveva smesso anche di immaginare che le cose potessero cambiare, aveva incontrato i volontari di Abitare la notte.
Un rapporto nato nelle notti più difficili
Tra lui e i volontari non si era creato soltanto il rapporto che nasce tra chi porta un pasto caldo e chi lo riceve. Era successo qualcosa di più profondo, fatto di parole scambiate durante la notte, di racconti, di silenzi e di una fiducia costruita poco alla volta.
Tanto che Alessandro, ogni volta che qualcuno gli lasciava qualcosa in più, un sacco di mangime per Chiara, un piccolo regalo o del cibo, sentiva quasi il bisogno di condividerlo con gli altri. Come se quel poco che possedeva non fosse soltanto suo, ma appartenesse anche a chi, in quel periodo difficile, aveva scelto di fermarsi e tendergli una mano.
Quello che riceveva, in qualche modo, tornava indietro. Perché la gratitudine era diventata il suo modo di dire grazie.
La terza vita cominciata a Grosseto
Poi è arrivata l’occasione che gli ha cambiato la vita. Grazie ai contatti e all’impegno dei volontari, Alessandro ha trovato lavoro in un ristorante. Ha ricominciato da lavapiatti, senza pretendere nulla, con la voglia di rimettersi in piedi e tornare ad avere una normalità che sembrava perduta per sempre.
E il titolare del locale ha deciso di fare qualcosa in più. Non gli ha dato soltanto un impiego, ma anche la possibilità di avere un alloggio, una casa dove tornare la sera, una stanza e un letto.
Una seconda possibilità, forse addirittura una terza vita, come ama dire chi gli vuole bene.
Accanto a lui, naturalmente, c’è ancora Chiara, la compagna fedele che non lo ha mai lasciato solo e che lo ha accompagnato negli anni più duri, quelli in cui l’unica certezza era proprio la sua presenza.
Dal cartone alla normalità ritrovata
Con il lavoro sono tornati anche gli orari, le abitudini, la serenità. È tornata soprattutto quella dignità che non aveva mai perso davvero, ma che la strada aveva inevitabilmente messo alla prova.
Oggi Alessandro ha una casa, un impiego e una prospettiva diversa. E guarda al futuro con occhi che non sono più quelli di chi cerca soltanto di arrivare al giorno dopo.
Il regalo più bello
Domenica 14 giugno è arrivato un altro regalo, uno di quelli che non si possono comprare. I volontari di Abitare la notte hanno deciso di andare a trovarlo. Hanno prenotato il pranzo proprio nel ristorante dove Alessandro lavora e il titolare, comprendendo l’importanza di quel momento, gli ha lasciato la libertà di sedersi a tavola con loro.
Per qualche ora non c’erano più le notti trascorse per strada, i cartoni, il freddo e nemmeno le preoccupazioni. C’erano soltanto persone che si erano ritrovate, dopo aver condiviso un pezzo di vita difficile, davanti a un tavolo apparecchiato.
Chi era presente racconta che Alessandro non riusciva quasi a parlare dall’emozione. Gli brillavano gli occhi. E forse, più delle parole, è stata proprio quella luce a raccontare cosa significhi sentirsi finalmente di nuovo parte di qualcosa.
Dietro ogni coperta c’è una persona
Proprio nei giorni in cui il dossier su chi vive ai margini della città ha raccontato il volto dei senza dimora di Grosseto, la storia di Alessandro ricorda che dietro una coperta stesa su una panchina o una baracca costruita per sopravvivere non ci sono soltanto povertà e solitudine.
Ci sono persone che hanno avuto una vita normale, che sono cadute e che, qualche volta, grazie all’incontro con qualcuno che continua a credere in loro, riescono anche a rialzarsi.
E allora quella di Alessandro non è soltanto una storia di emarginazione. È una storia di dignità, amicizia e rinascita. Una di quelle che ricordano che nessuno dovrebbe essere definito dal momento peggiore della propria vita.



