PORTO SANTO STEFANO. Ci sono persone che lasciano un segno senza mai cercare i riflettori. Persone che hanno costruito servizi essenziali, aiutato centinaia di famiglie e dedicato una parte importante della propria vita agli altri, spesso nel silenzio e lontano dagli applausi.
È il caso di Mario Fronzoni, storico volontario della Misericordia, la cui scomparsa ha suscitato profonda commozione all’interno della confraternita e tra quanti hanno avuto modo di conoscerlo.
Per molti era semplicemente Mario. Per la Misericordia, invece, era uno di quegli uomini che hanno contribuito a scrivere una pagina importante della sua storia.
Uno dei pionieri del trasporto sanitario
Alla fine degli anni Ottanta, quando il sistema dei soccorsi era molto diverso da quello di oggi, Mario Fronzoni fu tra i primi a comprendere quanto fosse necessario organizzare un servizio strutturato di assistenza e trasporto sanitario sul territorio.
Insieme all’allora governatore Sergio Benedetti, contribuì a creare quello che sarebbe diventato il primo nucleo operativo di volontari.
Erano anni difficili, con pochi mezzi e risorse limitate. Le ambulanze non avevano certo le dotazioni moderne di oggi e il servizio si reggeva soprattutto sulla disponibilità di uomini e donne pronti a lasciare tutto per correre ad aiutare chi ne aveva bisogno.
Mario era tra loro. Sempre presente. Sempre disponibile.
Il ricordo di Roberto Cerulli
A ricordarlo con particolare emozione è il governatore della Misericordia, Roberto Cerulli, che lega a Fronzoni uno dei ricordi più significativi della propria vita.
«Lo conobbi durante un intervento richiesto per un mio familiare nel cuore della notte. Arrivò lui alla guida di una delle prime ambulanze della Misericordia, una vecchia Volvo dal tetto basso. Ricordo ancora quell’immagine e ciò che rappresentava».
Non era soltanto un soccorso sanitario. Era la testimonianza concreta di un volontariato autentico, fatto di sacrifici personali, notti insonni e disponibilità totale verso gli altri.
«Fu in quel momento che compresi davvero cosa significasse fare volontariato sulle ambulanze – ricorda Cerulli – C’erano persone che lasciavano il proprio letto, la propria famiglia e il proprio riposo per correre in aiuto di chi stava vivendo un’emergenza».
Una vita dedicata agli altri
Chi ha condiviso con lui gli anni della crescita della Misericordia ricorda soprattutto la sua discrezione, la sua generosità e quel modo naturale di mettersi al servizio della comunità.
Mario Fronzoni apparteneva a quella generazione di volontari che ha costruito, passo dopo passo, le fondamenta di servizi oggi considerati indispensabili.
Servizi che allora non erano affatto scontati e che esistevano soltanto grazie all’impegno di persone capaci di donare il proprio tempo senza chiedere nulla in cambio.
«Mario incarnava perfettamente quello spirito – sottolinea Cerulli – Ha contribuito a costruire qualcosa che negli anni è diventato un punto di riferimento per tutto il territorio».
Il grazie di un’intera comunità
Nel ricordo del governatore c’è anche un pensiero personale. «Grazie Mario per il tuo esempio e per l’incoraggiamento che mi hai dato nei momenti più difficili, quando sono diventato governatore. Ti sarò sempre grato».
Un ringraziamento che si allarga anche alla famiglia di Fronzoni, spesso costretta a condividere il peso delle chiamate improvvise, delle notti trascorse fuori casa e delle tante ore donate agli altri.
«A loro va la riconoscenza di tutta la confraternita – conclude Cerulli – Perché dietro ogni volontario ci sono anche familiari che accettano sacrifici e rinunce per permettere a qualcuno di fare del bene».
Oggi la Misericordia perde uno dei suoi uomini simbolo.
Ma l’eredità di Mario Fronzoni continua a vivere in ogni ambulanza che parte, in ogni volontario che risponde a una chiamata e in ogni persona che riceve aiuto nel momento del bisogno.




