«Abbiamo pianto». I frati lasciano Grosseto e salutano la loro comunità | MaremmaOggi Skip to content

«Abbiamo pianto». I frati lasciano Grosseto e salutano la loro comunità

Dopo decenni di presenza l’Ordine dei Frati minori riorganizza le fraternità: il calo delle vocazioni costringe a una scelta dolorosa
La chiesa di San Francesco durante l'incontro
La chiesa di San Francesco durante l’incontro

GROSSETO. «Il convento non chiude oggi, ma noi non abbiamo più frati per portare avanti questa comunità». È questo il messaggio che i Frati minori della Toscana hanno voluto lasciare ai fedeli durante l’incontro nella chiesa di San Francesco. Erano molti i fedeli grossetani andati ad ascoltare cosa ne sarà della confraternita francescana di Grosseto. L’ordine ha deciso di rimettere il servizio pastorale nelle mani del vescovo di Grosseto: la parrocchia continuerà il suo cammino, ma la presenza francescana, così come è stata conosciuta fino a oggi, è destinata a cambiare.

La decisione è legata al drastico calo delle vocazioni. I frati sono sempre meno e mantenere il convento e la parrocchia con le forze attuali non è più possibile. Per questo l’Ordine è al lavoro insieme alla diocesi per individuare una soluzione che permetta di garantire ai fedeli un’adeguata assistenza spirituale.

«Abbiamo rimesso il servizio pastorale nelle mani del vescovo, i frati sono pochi – dice il ministro provinciale dei Frati minori della Toscana Guido Fineschi – Si può vivere la secolarità nel mondo presente, la presenza dei terziari francescani è una ricchezza che rimane nella provincia e cercheremo di garantire l’assistenza il più possibile. Cerchiamo soluzioni per portare avanti la vita parrocchiale».

«Dietro ogni frate c’è una storia»

A pesare è soprattutto il drastico calo delle vocazioni. «Nel 1947 eravamo circa 800 frati, oggi la situazione è completamente diversa – ha detto frate Francesco – Anche per noi è difficile e anche noi soffriamo nel dover andare via e nel dover lasciare la comunità. Abbiamo visto molti di voi crescere e, nel rivedervi oggi, ho pianto. Negli anni abbiamo chiuso 50 conventi, siamo 60 anziani; anni fa eravamo centinaia».

Trasferire qualche frate a Grosseto non è possibile, anche perché non tutti i religiosi possono celebrare la messa. «Dietro ogni frate c’è una storia, c’è una vocazione, c’è una persona con le sue difficoltà – dice il ministro provinciale dei Frati minori della Toscana Guido Fineschi -. Abbiamo frati laici, spostarne uno da Piombino è impensabile, perché non abbiamo frati, tanto che il mio vice, che fa le mie veci quando sono fuori per la confraternita, l’ho dovuto spostare da Firenze a Piombino per poter sostenere quella comunità».

I fedeli nella chiesa di San Francesco erano molti, tutti addolorati e amareggiati per l’abbandono della fraternità. In molti si chiedono cosa ne sarà della fede e quanti si allontaneranno dal cammino di Francesco verso Gesù. Ma, come sempre, i numeri non mentono: il drastico calo dei frati comporta, purtroppo, per ogni comunità, la chiusura di una fraternità, come è già successo a Prato, Viareggio e Montecatini.

«Non riusciremmo a sostenere la comunità come si merita», ha detto Fineschi.

«Sarebbe una perdita enorme»

L’eventuale ridimensionamento della presenza francescana rappresenterebbe un duro colpo per la città. «Si chiude una fonte importante del territorio, qualcosa di insostituibile – dice un fedele – Si tratta di cultura, storia e vocazione del territorio, che da sempre è molto vicino a San Francesco».

L’obiettivo della fraternità resta quello di mantenere viva la parrocchia e, se possibile, preservarne anche l’identità francescana. Ma senza frati la comunità non potrebbe avere una presenza adeguata.

«Abbiamo parlato con il vescovo Bernardino. Noi abbiamo un capitolo con il quale riorganizziamo le fraternità. Stiamo provando a costruire una federazione per unire tutte le province – dice Fineschi – E non abbiamo frati per sostenere le necessità di questa comunità. Don Lorenzo sarà trasferito per seguire una comunità e un progetto sulle quali da anni stiamo lavorando. E fra Dario da anni è destinato all’insegnamento. La comunità non se ne va dall’oggi al domani, non vi abbandoniamo: i frati rimarranno fino a quando sarà possibile».

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