GROSSETO. Il nonno gli ha trasmesso la passione per le api, lui l’ha trasformata in un’impresa che dall’Amiata guarda ai mercati esteri. Un’altra famiglia, partita da Massa Marittima per la California, ha visto i propri figli arrivare al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. In mezzo, a collegare territori e opportunità, c’è il lavoro di chi costruisce relazioni tra Grosseto e la Cina.
Le storie di Federico Guidotti, Giorgio Chen e dei fratelli Dario e Daniela Amodei si sono incontrate a Firenze, nell’ambito di Tuscany in the World 2026, portando alla ribalta modi diversi di rappresentare la Maremma oltre i suoi confini.
La cerimonia si è svolta giovedì 29 ottobre nella Sala del Gonfalone di Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana. Una distinzione chiarisce il significato dei riconoscimenti: Apicoltura Guidotti e Giorgio Chen sono entrati nella rete degli Ambassador dell’associazione, mentre ai fondatori di Anthropic è stata assegnata la prima edizione del premio internazionale Leonardo da Vinci.
Federico, dalle api del nonno a un’azienda con oltre cinquecento alveari
Per Federico Guidotti, 32 anni, di Castell’Azzara, il punto di partenza è una passione di famiglia. Il mondo delle api lo ha conosciuto attraverso il nonno, prima che diventasse un progetto imprenditoriale al quale dedicare il proprio futuro.
Nel 2021 ha fondato l’Apicoltura Guidotti, costruendo in pochi anni un’attività arrivata a contare oltre cinquecento alveari. Il miele ha raggiunto gli scaffali di oltre trenta supermercati Conad e il percorso commerciale si è progressivamente aperto anche alle opportunità internazionali.

Una crescita che tiene insieme il lavoro negli apiari e quello necessario a far conoscere il prodotto, trovare interlocutori e raggiungere nuovi clienti. Per un’impresa nata sull’Amiata, ampliare il mercato significa dare prospettive a un’attività che conserva nel territorio il proprio centro.
Il miele amiatino guarda alla Cina
Tra le direzioni sulle quali Guidotti sta lavorando c’è la Cina, attraverso le occasioni di promozione costruite con Tuscany in the World.
Già a luglio era stata annunciata la selezione del suo miele per lo showroom dell’associazione a Nanping, uno spazio dedicato alla presentazione delle produzioni toscane. Un’opportunità commerciale e di conoscenza del prodotto, che accompagna il percorso verso nuovi mercati.
La nomina ad Ambassador si inserisce in questa esperienza: il giovane apicoltore entra in una rete chiamata a promuovere contatti e collaborazioni, portando con sé una storia cominciata in famiglia e cresciuta attraverso la scelta di fare impresa.
Giorgio Chen, il lavoro per avvicinare Grosseto e Nanping
Il rapporto con la Cina attraversa anche il percorso di Giorgio Chen, impegnato nella costruzione di contatti tra la Toscana e la Repubblica popolare.
Il suo nome è legato al gemellaggio tra Grosseto e Nanping e al lavoro che accompagna gli incontri istituzionali e le possibilità di collaborazione tra le due città.
Sono relazioni che richiedono continuità: mettere in contatto amministrazioni e imprese, favorire la conoscenza reciproca, individuare occasioni nelle quali l’interesse per un territorio possa tradursi in uno scambio concreto.
La nomina di Chen ad Ambassador riconosce questo ruolo di collegamento, dentro una rete che comprende anche realtà produttive interessate ad affacciarsi oltre i confini italiani.
Dario e Daniela Amodei, da una famiglia massetana ai vertici dell’intelligenza artificiale
Il legame con la Maremma assume una dimensione diversa nella storia di Dario e Daniela Amodei, nati negli Stati Uniti e fondatori di Anthropic, l’azienda che sviluppa i modelli di intelligenza artificiale Claude.
Le loro radici passano dal padre Riccardo, artigiano originario di Massa Marittima, emigrato in California. Una storia familiare che collega la città del Balestro a uno dei settori tecnologici più influenti del presente.

Dario è il cofondatore e amministratore delegato dell’azienda; insieme alla sorella Daniela è diventato uno dei protagonisti dell’industria dell’intelligenza artificiale. Il riconoscimento assegnato a Firenze valorizza proprio l’incontro tra questo percorso internazionale e le origini toscane della famiglia.
Non si tratta di attribuire a un luogo tutto il merito di una carriera costruita altrove, ma di riconoscere come le storie dei territori proseguano anche attraverso chi parte e le generazioni che vengono dopo.
Il premio Leonardo da Vinci e il valore delle radici
Ai fratelli Amodei è stata dedicata la prima edizione del premio internazionale Leonardo da Vinci, istituito nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’associazione presieduta da Manuel Vescovi.
La scelta richiama il rapporto tra conoscenza, creatività e capacità di immaginare il futuro. Nella motivazione illustrata dagli organizzatori, il percorso dei fondatori di Anthropic diventa anche un esempio di identità che continua a esprimersi lontano dal luogo d’origine.
I due fratelli non erano presenti alla cerimonia. L’assegnazione del premio va dunque distinta dalla consegna personale del riconoscimento. Lo stesso quotidiano riferisce dell’intenzione della presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi di valutare con l’ufficio di presidenza un’ulteriore onorificenza dell’istituzione: una prospettiva, non un atto già deliberato.
Tre percorsi che raccontano una provincia aperta
Il miele prodotto sull’Amiata, le relazioni con Nanping e l’intelligenza artificiale sviluppata negli Stati Uniti appartengono a mondi molto diversi. A collegarli sono persone che hanno trasformato un’eredità familiare, una competenza o una conoscenza dei territori in un percorso capace di raggiungere interlocutori lontani.
Guidotti lo fa mantenendo la propria attività a Castell’Azzara. Chen costruendo rapporti tra comunità. I fratelli Amodei portano nella propria storia le origini massetane del padre, mentre lavorano su tecnologie che riguardano milioni di persone.
La cerimonia fiorentina permette di accostare queste esperienze senza confonderle: chi produce, chi mette in relazione e chi innova. E restituisce l’immagine di una Maremma che continua a esprimersi attraverso le scelte di chi vi lavora e le storie di chi ne conserva le radici.




