«Pioggia di pallini sulla ciclabile». Libera Caccia: «Evitate i capanni al mattino» | MaremmaOggi Skip to content

«Pioggia di pallini sulla ciclabile». Libera Caccia: «Evitate i capanni al mattino»

Una coppia racconta lo spavento sui social e altre persone segnalano episodi simili. Fulcheris difende l’attività venatoria sul promontorio di Piombino: «Si convive nel rispetto reciproco». Al centro del confronto, la sicurezza di chi frequenta sentieri e boschi
Il promontorio di Piombino, nel riquadro il presidente Anlc Alessandro Fulcheris

PIOMBINO. C’è chi sul promontorio va a cercare funghi, chi si avventura lungo i sentieri in mountain bike, chi passeggia per raggiungere le calette più nascoste, chi raccoglie asparagi e chi, durante l’autunno, si apposta nei capanni aspettando il passaggio dei colombacci. Passioni diverse, che da generazioni condividono lo stesso territorio e che oggi tornano al centro di una polemica sulla convivenza tra l’attività venatoria e le altre forme di frequentazione dei boschi. 

Una pioggia di pallini sulla ciclabile

Una passeggiata sulla ciclabile di Baratti, gli spari dei cacciatori che risuonano nei boschi e, improvvisamente, una pioggia di pallini che cade dall’alto, provocando un comprensibile spavento. È il racconto pubblicato su Facebook da Fabio Filippini, che in poche ore ha acceso una discussione sulla convivenza tra cacciatori, escursionisti e frequentatori del promontorio di Piombino, dividendo chi considera gli episodi segnalati un problema di sicurezza e chi, invece, difende una tradizione venatoria profondamente radicata nel territorio.

A intervenire nel dibattito che si è acceso sui social è Alessandro Fulcheris, presidente dell’Associazione nazionale Libera Caccia (Anlc), che difende una tradizione radicata nella storia del promontorio e respinge l’idea che la presenza dei cacciatori debba essere considerata incompatibile con quella di escursionisti, sportivi e semplici amanti della natura. Fulcheris espinge l’idea di un conflitto insanabile e invita tutti a rispettare le attività degli altri.

«Eravamo sulla ciclabile quando sono arrivati i pallini»

«In questo esatto momento, con mia moglie, sulla ciclabile di Baratti, abbiamo ricevuto una pioggia di pallini».

Sono poche parole, quelle scritte da Fabio Filippini, ma sufficienti a scatenare una discussione che ha coinvolto decine di persone.

A chi gli ha chiesto se lui e la moglie stessero bene, Filippini ha risposto che fortunatamente non ci sono state conseguenze: «Solo spavento, erano in caduta».

Il particolare è importante perché si parla di pallini che, secondo il racconto, avevano ormai esaurito la loro traiettoria e stavano ricadendo verso il terreno, non di colpi sparati direttamente contro la coppia.

Dalla ciclabile a Villa Marina, le testimonianze sui social

Il post di Filippini ha scatenato numerose reazioni, tra chi denuncia situazioni simili e chi difende l’attività venatoria. Marco Pianaccioli racconta che nei giorni scorsi anche nel parcheggio di Villamarina cadevano pallini sulle persone e sulle auto, «come se grandinasse», mentre Massimiliano Mazzinghi riferisce di aver vissuto un’esperienza analoga sul promontorio. Antonella Giuggioli, invece, sostiene di aver interrotto una passeggiata con la cagnolina nella zona del pratone per gli spari troppo vicini. Non mancano gli inviti a segnalare gli episodi alle autorità, ma anche le voci in difesa dei cacciatori: Patrizia Becherini ricorda che a Baratti esistono appostamenti regolarmente autorizzati e che la caccia è consentita dalla legge. Testimonianze e opinioni contrapposte che riaccendono il dibattito sulla convivenza e sulla sicurezza, senza che dai soli racconti sui social sia possibile accertare eventuali irregolarità.

Una discussione, dunque, che, inevitabilmente, va oltre l’episodio raccontato da Filippini e investe il rapporto tra le diverse persone che frequentano una delle aree naturalistiche più amate del territorio.

Fulcheris: «Il promontorio è un esempio unico di convivenza»

Alessandro Fulcheris in una battuta di caccia

«Il promontorio di Piombino è un esempio unico di convivenza tra tutte le passioni: bicicletta, funghi, asparagi, passeggiate, pesca e anche la caccia», spiega Alessandro Fulcheris, sottolineando come la frequentazione di quest’area non sia mai stata prerogativa esclusiva di una categoria.

«Da sempre si convive nel rispetto reciproco di tutti. La caccia si concentra soprattutto nei mesi di ottobre e novembre, mentre per il resto dell’anno il promontorio è a disposizione di chiunque voglia frequentarlo, anche grazie al lavoro dei cacciatori che contribuiscono alla vigilanza, alla pulizia dei boschi e alla manutenzione della sentieristica».

È proprio su questo aspetto che il presidente dell’Anlc insiste maggiormente: il contributo del mondo venatorio alla conservazione e alla fruibilità del promontorio viene spesso dimenticato, mentre la discussione pubblica finisce per concentrarsi quasi esclusivamente sugli spari e sui possibili disagi per chi percorre i sentieri.

Secondo Fulcheris, il problema non è rappresentato dalla presenza dei cacciatori, quanto dalla difficoltà di accettare che alcune attività si concentrino in determinati periodi dell’anno, senza che questo debba necessariamente trasformarsi in un conflitto tra le diverse persone che frequentano il territorio.

«Gli spari si sentono, basta evitare i capanni al mattino»

 
Fulcheris affronta direttamente anche la questione più delicata, quella degli spari e dei pallini che possono ricadere al suolo durante l’attività venatoria.

«Se si pretende di passeggiare sul promontorio proprio in ottobre e novembre, nelle prime ore della mattinata, vicino ai capanni, senza sentire spari o senza che possano ricadere dei pallini, questo non è possibile», osserva.

Il presidente dell’Anlc ritiene che i pallini arrivati al suolo nella fase di ricaduta siano «praticamente innocui» e considera il problema sollevato nella discussione sostanzialmente inesistente, purché si tenga conto della presenza dei cacciatori e delle loro attività.

La soluzione, secondo Fulcheris, sarebbe molto più semplice di quanto possa apparire: organizzare le passeggiate e le escursioni evitando le zone interessate dagli appostamenti durante le prime ore della mattinata, quando l’attività venatoria è più intensa.

«E comunque il martedì e il venerdì la caccia è chiusa», ricorda, facendo riferimento ai due giorni settimanali di silenzio venatorio previsti dalla normativa.

Una posizione netta, che tuttavia non elimina il tema della sicurezza: la ricaduta dei pallini non può essere considerata automaticamente innocua in qualsiasi circostanza e il rispetto delle distanze e delle direzioni di tiro rimane un obbligo per chi esercita l’attività venatoria. Allo stesso modo, la presenza di appostamenti autorizzati non significa che i sentieri pubblicamente accessibili diventino riservati ai cacciatori.

«I colombacci passano fino a metà novembre, poi c’è il cinghiale»


Il presidente dell’Anlc precisa anche che la presenza dei cacciatori sul promontorio segue soprattutto il calendario delle migrazioni e che le diverse forme di caccia vengono praticate con modalità differenti.

«I colombacci passano soprattutto in ottobre e fino alla metà di novembre», spiega, riferendosi al periodo di maggiore interesse per la caccia da appostamento lungo le rotte migratorie.

Diverso il discorso per il cinghiale, la cui caccia, nelle forme collettive organizzate, viene praticata in aree individuate e secondo specifiche disposizioni.

«Il cinghiale viene cacciato in zone prestabilite e segnalate, quindi non ci sono problemi», sostiene Fulcheris.

Il calendario venatorio toscano 2026-2027 prevede comunque, per alcune specie, periodi di caccia più lunghi rispetto ai soli mesi di ottobre e novembre, arrivando fino al 31 gennaio. Il riferimento ai due mesi autunnali riguarda dunque soprattutto la maggiore concentrazione degli appostamenti per i colombacci durante il periodo migratorio.

«Il promontorio è libero, nessuno deve pagare per frequentarlo»

C’è poi un altro aspetto sul quale Fulcheris insiste, quello della libera accessibilità del promontorio, che considera un patrimonio da difendere e un risultato al quale, sostiene, contribuiscono anche i cacciatori attraverso la manutenzione dei sentieri.

«Gli altri hanno tutto l’anno per fare quello che vogliono, per andare a funghi, in bicicletta o al mare. Si convive tutti insieme, come accade in tante altre zone».

Il presidente dell’Anlc, tra le ipotesi, richiama anche il tema dell’eventuale trasformazione del promontorio in un parco con modalità di gestione differenti, esprimendo la preoccupazione che possano essere introdotte limitazioni alla sua frequentazione.

«Se fosse un parco, ci sarebbe da pagare per entrare. Io penso che la gente non abbia voglia di pagare per andare a fare funghi, per andare in bicicletta o per raggiungere il mare. Oggi, grazie anche ai cacciatori, non paga nessuno. Questa cosa non la dice nessuno».

La possibilità di introdurre un biglietto d’ingresso, tuttavia, non è una conseguenza automatica dell’istituzione di un parco: si tratta di una valutazione espressa da Fulcheris, che richiama soprattutto l’importanza di conservare la libera accessibilità del territorio.

Un territorio da condividere, tra tradizioni e sicurezza


Il promontorio di Piombino rappresenta un patrimonio naturalistico e paesaggistico che appartiene alla storia della città. Una parte dell’area, comprendente il promontorio e Monte Massoncello, è riconosciuta anche come Zona speciale di conservazione della rete europea Natura 2000.

Il confronto sulla caccia e sulla presenza di escursionisti non è nuovo e negli anni ha già alimentato discussioni sulle modalità di frequentazione dei sentieri, sulla tutela ambientale e sulla sicurezza.

La posizione di Fulcheris è chiara: non servono nuovi divieti, ma rispetto reciproco, conoscenza delle attività praticate sul promontorio e buon senso da parte di tutti.

Resta naturalmente centrale il tema della sicurezza, che non può dipendere soltanto dalla scelta degli orari da parte di chi passeggia: chi caccia deve rispettare le norme e assicurarsi che gli spari non mettano in pericolo le altre persone.

Ed è proprio qui che si concentra il confronto riacceso sui social: come continuare a garantire la convivenza tra una tradizione venatoria storica e un territorio sempre più frequentato anche da chi cerca semplicemente una passeggiata nel bosco, un’escursione in bicicletta o una giornata a contatto con la natura.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su