ARCIDOSSO. Era andata nel castagneto di famiglia per raccogliere le sue castagne. Ma quella che doveva essere una giornata di lavoro e tranquillità si è trasformata in un’aggressione, quando ha trovato un uomo intento a raccattare le sue castagne. Roberta Vichi, la proprietaria, ha detto all’uomo di lasciare le castagne e andarsene. E l’uomo lo ha fatto, per poi spostarsi di pochi metri dalla donna per continuare a rubare.
Quando la donna gli ha detto di andarsene, lui ha iniziato prima a insultarla, «Mign***a» e ancora «Prendi c****», poi l’ha spinta a terra. Una volta caduta, l’uomo si è messo sopra di lei, le ha preso la testa fra le mani e le ha sbattuto per tre volte la testa sul terreno. L’episodio è avvenuto il 26 ottobre vicino ad Arcidosso.
«Anni fa mi sono trasferita da Roma anche perché amo la natura, oggi non riesco a stare sola nel castagneto. Capita spesso di sorprendere qualcuno a rubare le castagne, ma mai mi sarei aspettata una cosa del genere – dice Vichi – È una proprietà privata ed è il mio lavoro. Non si tratta del paniere raccolto da qualcuno, ma di 30 chili delle mie castagne. È da tre giorni che non vado a raccogliere le castagne».
L’aggressione e gli insulti
Roberta era arrivata nel terreno di famiglia quando ha notato un’auto parcheggiata. Inizialmente non aveva visto nessuno, così ha fatto un giro nella proprietà. Tornando verso la propria auto, però, ha trovato un uomo anziano intento a raccogliere le ultime castagne, con una cassetta già piena.
«Gli ho detto di lasciare la cassetta e mi ha chiesto chi fossi, io mi sono identificata e gli ho spiegato che si trovava su una proprietà privata. Gli ho anche detto che lo stavo filmando con il telefono – racconta – Lui è salito in auto per percorrere pochi metri, per poi continuare a raccogliere altre castagne. Mi sono avvicinata di nuovo e gli ho detto di smetterla immediatamente e che aveva una gran faccia tosta. Poi ho rovesciato la cassetta ed è partita l’aggressione».
L’anziano ha spinto la donna a terra e le ha sbattuto la testa a terra più volte. Fortunatamente in quella porzione di terreno non c’era nessun sasso. Per Vichi sono 7 giorni di prognosi e ha riportato un livido sul costato e qualche problema nel parlare a causa dello shock.
«Ho chiamato i carabinieri di Arcidosso, che sono stati molto educati e hanno capito subito la situazione. Volevano mandare una pattuglia, ma ormai l’uomo si era allontanato in auto – dice la donna – Sono andata all’ospedale di Castel del Piano, dove ho fatto una Tac, che è andata molto bene. Il giorno dopo l’aggressione, però, ho iniziato a balbettare e a confondere le parole, temevo di aver riportato qualche danno. Fortunatamente gli esami sono andati bene e si tratta dello shock».
Vichi ha ripreso tutto con il suo telefono e nel pomeriggio del 29 ottobre ha sporto denuncia.
«Le castagne sono il nostro lavoro, non si può entrare e portarle via»
Per Roberta, però, quanto accaduto non è soltanto un episodio di violenza. È la conseguenza di un problema che riguarda molti proprietari di castagneti dell’Amiata: le persone che entrano nei terreni privati per raccogliere castagne e funghi senza alcuna autorizzazione.
«L’autorità deve capire che non sono le castagne che stiamo difendendo. È il nostro lavoro, è la nostra proprietà. Il castagneto per me è un’entrata economica – dice Vichi – Tutti gli anni pulisco il castagneto, faccio manutenzione alla strada, taglio l’erba, sistemo tutto e poi arriva qualcuno che raccoglie quello che ho prodotto con tanta fatica. E se qualcuno mi porta via le castagne per me è un danno economico».
«Se qualcuno porta via 30 chili di castagne, vendendole a 5 euro al chilo sono 150 euro che mi vengono tolti – continua – E non è soltanto una questione di soldi: la proprietà privata deve essere rispettata come viene rispettata una casa. Non si può pensare di entrare e prendere quello che si vuole. Non si tratta del mezzo paniere preso da qualcuno, ma se tutti portano via mezzo paniere per me è un problema».
Recintare ettari di castagneto comporterebbe costi molto elevati. «Raccogliere le castagne è un lavoro duro di tutto l’anno, non ci regala niente nessuno – dice Vichi – Se chiedo a qualcuno di venire ad aiutarmi a raccoglierle, magari dividendoci il raccolto, non trovo nessuno. Però per entrare nei terreni e portarle via senza chiedere il permesso c’è sempre qualcuno».
«Prima venivo qui per stare in pace, adesso ho paura»
Roberta si è trasferita da Roma proprio per vivere più a contatto con la natura. Il castagneto era uno dei luoghi in cui amava trascorrere il tempo, lontana dal rumore e dalla confusione.
«Io sono venuta qui per la natura. Prima andavo nel castagneto felice, perché era un posto dove potevo stare in pace. Adesso quel luogo lo associo alla violenza e alla prepotenza delle persone – dice la donna – Ogni volta che ci vado spero sempre di non trovare nessuno, perché non voglio discutere, voglio soltanto stare tranquilla. Io chiedo che sia rispettata la legge, perché quel castagneto è proprietà privata. È come se un ladro mi entrasse in casa».
Secondo la donna, il problema è diventato talmente frequente da essere considerato quasi normale. E proprio questa abitudine rischia di alimentare situazioni sempre più pericolose.
«Ci sono persone che entrano nei castagneti, vengono invitate ad andarsene e continuano a raccogliere come se niente fosse. Non possiamo far finta di nulla. Bisogna far rispettare la legge prima che succeda qualcosa di ancora più grave – dice Vichi – Soprattutto quando ci sono castagneti comunali dove poter andare a raccogliere le castagne. E lo stesso vale per i funghi».
La sua richiesta è rivolta alle istituzioni e alle autorità, affinché i proprietari possano lavorare nei propri terreni senza temere aggressioni.
«Non voglio dover scegliere tra farmi picchiare e rinunciare ad andare nel mio castagneto – conclude – Voglio soltanto poter stare nella mia proprietà in sicurezza. Questa situazione deve finire».




