GROSSETO. La raccolta differenziata cresce, le perdite della rete idrica diminuiscono e le concentrazioni medie dei principali inquinanti atmosferici si abbassano, ma questi miglioramenti non bastano a far avanzare Grosseto nella classifica ambientale dei capoluoghi italiani: la città scende dal 68° al 70° posto, mantenendo un punteggio sostanzialmente immobile mentre la media nazionale sale.
È questa la fotografia che emerge da Ecosistema Urbano 2026, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia, realizzato con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, che mette a confronto le prestazioni ambientali di 106 capoluoghi attraverso venti indicatori su aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.
Grosseto ottiene 50,59 punti su cento, contro i 50,63 della precedente edizione: una differenza minima, che non autorizza a parlare di un crollo, ma che acquista un significato diverso se confrontata con il movimento complessivo delle altre città. Il capoluogo maremmano resta infatti sotto la media e vede aumentare la distanza da quel riferimento.
Dentro questo risultato convivono progressi misurabili e criticità persistenti. La più evidente riguarda gli autobus: quindici viaggi per abitante in un anno descrivono un trasporto pubblico che, pur crescendo leggermente, continua ad avere un utilizzo contenuto. E anche sull’acqua, dove il miglioramento è concreto, resta dispersa una quota vicina a quattro decimi di quella immessa nella rete.
La città resta ferma, la media nazionale cresce
La perdita di due posizioni è il dato più immediato della graduatoria, ma fermarsi al piazzamento rischia di nascondere il passaggio più significativo.
La media dell’indice ambientale dei capoluoghi sale da 53,84 a 55,72 punti, mentre Grosseto passa da 50,63 a 50,59. Calcolando la differenza fra i valori delle due edizioni, il distacco dalla media aumenta quindi da 3,21 a 5,13 punti. È un’elaborazione dei punteggi complessivi, che permette di leggere il risultato locale dentro il quadro nazionale.
Il giudizio deve tenere insieme entrambi gli aspetti: sarebbe eccessivo descrivere come un peggioramento generalizzato una variazione locale di appena quattro centesimi, soprattutto in presenza di diversi indicatori in crescita; sarebbe però altrettanto riduttivo presentare la sostanziale stabilità come un risultato rassicurante, perché nel frattempo la media dei capoluoghi avanza.
Grosseto migliora in alcuni ambiti, ma il risultato complessivo non mostra ancora un’accelerazione.
| Posizione in Toscana | Capoluogo | Posizione nazionale |
|---|---|---|
| 1 | Firenze | 17° |
| 2 | Livorno | 18° |
| 3 | Pisa | 34° |
| 4 | Arezzo | 38° |
| 5 | Prato | 48° |
| 6 | Lucca | 53° |
| 7 | Grosseto | 70° |
| 8 | Massa | 76° |
| 9 | Siena | 90° |
| 10 | Pistoia | 96° |
Differenziata al 69,9%, il progresso c’è
Uno dei segnali positivi riguarda la gestione dei rifiuti. Il comunicato locale di Legambiente evidenzia che la raccolta differenziata passa dal 67,8% della precedente edizione al 69,9%, con una crescita di 2,1 punti percentuali.
È un avanzamento concreto, che consolida il superamento della soglia del 65% e indica una maggiore capacità di separare i materiali raccolti.
Legambiente richiama anche il dato del 72%, annunciato in questi giorni dall’assessora comunale all’Ambiente Erika Vanelli. Va però mantenuta la distinzione temporale: il 69,9% è il valore riportato nell’edizione 2026 del rapporto, riferito al 2025, mentre il 72% è l’aggiornamento richiamato dall’amministrazione e non coincide con quello utilizzato nell’attuale graduatoria.
La crescita della differenziata, inoltre, va letta insieme alla quantità complessiva di rifiuti prodotti, che il comunicato indica in 564 chilogrammi per abitante all’anno, equivalenti a circa un chilo e mezzo al giorno.
Separare meglio i rifiuti è un risultato, produrne meno resta un obiettivo distinto. Per questo Legambiente invita il Comune ad affiancare alla raccolta gli interventi sulla prevenzione, sul riuso e sulla riduzione del consumo di risorse.
Un’ulteriore crescita della differenziata potrà contribuire al risultato delle prossime edizioni, ma non garantisce da sola un avanzamento nella classifica generale, costruita attraverso indicatori e pesi differenti.
Acqua, meno perdite ma quasi quattro litri su dieci si disperdono
Anche sul fronte idrico il confronto illustrato da Legambiente mostra un miglioramento: la dispersione scende dal 41,5% al 39,2%, con una riduzione di 2,3 punti percentuali. Il passo avanti non elimina però la criticità. La quota dispersa resta consistente e superiore alla media dei capoluoghi, pari al 34,7%: lo scarto è di 4,5 punti percentuali.
Per rendere comprensibile il dato, significa che su cento litri immessi nella rete circa trentanove non risultano arrivare agli utilizzi finali. Una proporzione che rende evidente quanto lavoro resti da fare sull’efficienza dell’infrastruttura.
In un territorio nel quale la disponibilità d’acqua rappresenta una risorsa strategica, la riduzione delle perdite deve quindi essere letta come un percorso da proseguire, attraverso manutenzioni, ricerca delle dispersioni e investimenti sulle condotte.
I consumi domestici indicati nel comunicato sono pari a 129 litri per abitante al giorno. Il risparmio nelle abitazioni e il recupero dell’acqua dispersa dalla rete sono due fronti complementari: l’attenzione dei cittadini può contribuire a contenere i consumi, mentre l’efficienza delle infrastrutture richiede interventi del gestore e programmazione pubblica.
Autobus, appena quindici viaggi per abitante in un anno
La mobilità collettiva è il settore sul quale il rapporto locale invita a concentrare maggiormente l’attenzione.
I viaggi sul trasporto pubblico urbano passano da 14 a 15 per abitante all’anno, mentre l’offerta cresce da 10 a 11 vetture-chilometro per abitante. Entrambi gli indicatori si muovono nella direzione positiva, ma partono da valori contenuti.
Quindici viaggi annuali equivalgono, come rapporto statistico, a poco più di uno al mese. Questo non significa che ogni grossetano utilizzi l’autobus con quella frequenza: il valore divide i viaggi complessivi per i residenti, mettendo insieme chi usa i mezzi quotidianamente e chi non li prende mai.
Il confronto con altri capoluoghi toscani aiuta a inquadrare il risultato: il rapporto registra 28 viaggi a Lucca, 39 ad Arezzo, 49 a Massa e 59 a Livorno, contro i 15 di Grosseto. Sono città con caratteristiche e reti differenti, ma il raffronto conferma il limitato utilizzo locale.
Poche corse o pochi passeggeri? I dati chiedono un approfondimento
Il numero dei viaggi, da solo, non spiega perché l’autobus venga utilizzato poco. Non permette di attribuire il risultato esclusivamente alle abitudini dei cittadini, alla frequenza delle corse, ai percorsi o agli orari.
Il dato sull’offerta, però, aggiunge una parte del quadro: le vetture-chilometro misurano la percorrenza complessiva del servizio rapportata alla popolazione. La crescita da dieci a undici indica un incremento dell’offerta, ma non dice quanto questa risponda alle necessità dei singoli quartieri o delle frazioni.
È qui che i numeri del rapporto possono diventare domande concrete: gli orari sono compatibili con l’ingresso e l’uscita dal lavoro? I collegamenti consentono di raggiungere scuole, ospedale e servizi senza attese eccessive? Quali possibilità esistono nelle fasce serali e nei festivi? Quanto è semplice utilizzare il mezzo pubblico per uno spostamento che oggi viene compiuto in automobile?
Il comunicato non fornisce queste risposte, ma il basso numero di viaggi rende necessario cercarle. Perché chiedere ai cittadini di cambiare abitudini presuppone che il servizio rappresenti una possibilità praticabile nella vita quotidiana.
Aria, diminuiscono le concentrazioni medie
Il bilancio presentato da Legambiente contiene segnali favorevoli anche sulla qualità dell’aria. Nel confronto fra le due edizioni, la concentrazione media annua di PM10 scende da 21 a 19 microgrammi per metro cubo, quella di PM2,5 da 10 a 9, mentre il biossido di azoto passa da 16 a 15.
Sono riduzioni che vanno registrate, mantenendo però una distinzione: il miglioramento delle medie annuali non permette, da solo, di attribuire il risultato a uno specifico intervento comunale o di descrivere ogni situazione presente nei diversi punti della città.
Per comprendere l’andamento nel tempo occorre continuare a osservare le serie dei dati e le condizioni nelle quali vengono rilevati. Il segnale di questa edizione resta positivo, senza esaurire il lavoro sulla riduzione delle emissioni e del traffico.
Verde, ciclabili e spazi pedonali: i numeri da leggere bene
Il comunicato indica 26,3 metri quadrati di verde urbano accessibile per abitante e 23 alberi ogni cento residenti. Sono indicatori utili, che devono poi trovare riscontro nella possibilità di raggiungere e utilizzare gli spazi verdi, nella loro manutenzione e nella presenza di ombra lungo i percorsi quotidiani.
Per le biciclette vengono riportati due valori distinti: 7,9 metri lineari di piste comunali ogni cento abitanti, escludendo quelle nelle aree verdi, e 29,1 metri equivalenti per le infrastrutture ciclabili. Sono misure differenti e non vanno sommate o utilizzate come se fossero intercambiabili.
Sullo spazio pubblico va inoltre corretta un’imprecisione contenuta nel comunicato: i 209,9 metri quadrati ogni cento abitanti si riferiscono alle Ztl, mentre la superficie stradale pedonalizzata è di 56,6 metri quadrati ogni cento abitanti. Il rapporto distingue le due voci, perché una zona a traffico limitato non equivale a un’area riservata ai pedoni.
Gentili: «Aumentare massicciamente il trasporto pubblico»
Nella lettura di Angelo Gentili, componente della segreteria nazionale di Legambiente, i progressi su rifiuti e acqua rappresentano una base sulla quale costruire interventi più ampi.
«Il miglioramento della raccolta differenziata e la riduzione delle perdite idriche sono segnali concreti dell’importanza delle politiche ambientali e della possibilità di generare benefici tangibili per il territorio», afferma.
Sulla mobilità, Gentili definisce l’aumento dei viaggi «un piccolo passo nella direzione giusta», che deve essere consolidato rendendo il servizio più efficiente, accessibile e adeguato alle esigenze quotidiane, «aumentando massicciamente il trasporto pubblico e contribuendo a ridurre il traffico veicolare».
Un’indicazione che dà la misura dell’intervento auspicato dall’associazione: il leggero incremento registrato è positivo, ma non viene considerato sufficiente a cambiare il quadro.
Dal rapporto agli obiettivi da verificare
Ecosistema Urbano consegna quindi a Grosseto un bilancio articolato: la differenziata sale, la dispersione idrica diminuisce e alcuni valori dell’inquinamento atmosferico migliorano, mentre il trasporto pubblico continua a registrare un utilizzo ridotto e il punteggio generale resta sotto la media dei capoluoghi.
La graduatoria non coincide con un giudizio su ogni aspetto della vita cittadina e va letta tenendo conto delle fonti e degli anni dei singoli dati. La nota metodologica precisa, per esempio, che il verde accessibile è riferito al 2023 e l’uso efficiente del suolo a elaborazioni su dati del 2024, all’interno di un’edizione costruita prevalentemente su rilevazioni del 2025.
Il suo valore sta soprattutto nella possibilità di individuare priorità e misurare i cambiamenti. Per Grosseto significa verificare quanto continueranno a scendere le perdite d’acqua, se diminuirà la produzione dei rifiuti e, soprattutto, quali interventi consentiranno agli autobus di diventare una scelta più frequente.
La crescita da quattordici a quindici viaggi per abitante è un passo avanti. La questione aperta è quanto tempo e quali scelte serviranno perché quel numero cambi davvero dimensione.



