Ponte di Marina, il Comune vuole verificare i suoi stessi atti | MaremmaOggi Skip to content

Ponte di Marina, il Comune cerca risposte nei suoi stessi atti

Il Pd chiede soldi per la sicurezza, il Comune vuole accertare chi deve pagare. Ma obblighi e fideiussione erano già previsti nel 2015. Che fine hanno fatto?
Il ponte sul canale San Rocco a Marina di Grosseto
Il ponte sul canale San Rocco a Marina di Grosseto

MARINA DI GROSSETO. Il ponte sul canale San Rocco torna al centro dello scontro politico. Il Partito democratico chiede al sindaco di trovare le risorse per mettere in sicurezza una struttura che mostra i segni del tempo, il Comune risponde che, prima di spendere soldi pubblici, bisogna verificare obblighi, convenzioni e responsabilità.

Una risposta che, però, apre una questione forse ancora più importante di quella sollevata dal Pd. Perché gli obblighi che il Comune oggi dice di voler verificare sono contenuti in atti urbanistici dello stesso Comune. Atti approvati ormai molti anni fa, nei quali si parlava espressamente degli interventi sul ponte, del collaudo delle opere e perfino di una fideiussione a garanzia della loro realizzazione.

La domanda, allora, è inevitabile: che cosa deve ancora chiarire l’amministrazione su prescrizioni contenute nei propri documenti? E soprattutto, perché a distanza di tanti anni non viene spiegato ai cittadini quale seguito abbiano avuto quelle previsioni?

La questione non è stabilire, senza avere esaminato tutti gli atti successivi, se la società Marina di San Rocco sia ancora obbligata a realizzare o finanziare il ponte. Questo deve essere accertato. Il punto è un altro: il Comune dovrebbe già essere in grado di ricostruire quali obblighi siano stati effettivamente assunti, quali garanzie siano state presentate e quali eventuali provvedimenti abbiano modificato gli accordi originari.

Il Pd attacca: «Il sindaco trovi i soldi per il ponte»

A riaccendere la discussione è stato il circolo Pd Gina Biliotti di Marina di Grosseto, con un comunicato firmato il 24 ottobre dal segretario Guido Donnini. I democratici denunciano le condizioni del ponte, attraversato soprattutto durante l’estate da un intenso traffico di automobili, autobus e mezzi pesanti. Una struttura che, secondo il Pd, presenta segni visibili di degrado e non offre un percorso pedonale adeguatamente protetto.

«La sicurezza del ponte sul canale San Rocco non può più aspettare», scrive il circolo, richiamando anche le oltre 50mila presenze turistiche della frazione. La richiesta è quella di avviare verifiche tecniche approfondite e individuare rapidamente le risorse per la progettazione e la riqualificazione dell’attraversamento.

Il Pd ricorda che l’intervento dovrà garantire anche l’accessibilità pedonale, la sicurezza delle persone con disabilità e la compatibilità con il passaggio delle imbarcazioni nel canale.

Poi arriva l’attacco politico all’amministrazione. «Dopo nove anni di amministrazione, è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti», scrive Donnini. E aggiunge che, se il sindaco non riesce a reperire le risorse, dovrebbero intervenire i parlamentari grossetani di Fratelli d’Italia, spesso impegnati a rivendicare i finanziamenti ottenuti dal Governo per il territorio.

La replica del Comune: «Prima verifichiamo chi deve pagare»

La risposta dell’amministrazione comunale non si fa attendere. E non si limita a respingere le accuse del Pd. Il Comune sostiene che, prima di individuare finanziamenti pubblici, bisogna ricostruire gli obblighi collegati allo sviluppo dell’area portuale di Marina di Grosseto. «Il primo passaggio consiste nel verificare nel dettaglio gli obblighi previsti dalla scheda urbanistica TRs_01B e dalle convenzioni collegate alle opere portuali», si legge nella replica.

L’amministrazione vuole accertare quali interventi fossero prescritti, quali garanzie economiche fossero previste, se gli impegni siano ancora validi e quali soggetti siano eventualmente tenuti a sostenerne i costi. Soltanto dopo, sostiene Palazzo civico, sarà possibile stabilire quanta parte della spesa debba ricadere sulle risorse pubbliche.

Un ragionamento che, sul principio, è difficilmente contestabile. Se esistono obblighi convenzionali ancora efficaci a carico di soggetti privati, è giusto verificarli prima di impegnare risorse della collettività.

Ma è proprio qui che emerge la contraddizione. Perché la scheda urbanistica citata dal Comune non è un documento da cercare negli archivi di qualche altro ente. È una scheda del Regolamento urbanistico di Grosseto. E le eventuali convenzioni sottoscritte con i soggetti attuatori dovrebbero essere conservate negli archivi comunali.

Per quale ragione, dunque, nel 2026 l’amministrazione presenta ancora come un primo passaggio la ricostruzione di obblighi previsti almeno undici anni fa?

Il documento del 2015: prima il collaudo del ponte, poi i titoli edilizi

Eppure basta leggere la scheda TRs_01B, relativa all’area di trasformazione Porto Marina, per trovare prescrizioni molto precise. Il documento, già pubblicato da MaremmaOggi nell’articolo del 19 ottobre sulla possibile vendita delle quote comunali della Marina di San Rocco, prevede che l’adeguamento del ponte sia collegato agli interventi di sviluppo delle strutture portuali.

Nella sezione dedicata alle condizioni preliminari all’intervento si legge: «Il rilascio dei titoli edilizi relativi alla struttura di servizio per l’area portuale è subordinato all’avvenuto collaudo delle opere relative agli interventi di adeguamento del ponte di collegamento tra la Via di Tombolo ed il centro della Frazione».

Subito dopo arriva un’altra prescrizione: «Per tali interventi il concessionario dovrà prestare idonea polizza fideiussoria a garanzia delle opere da realizzare».

Sono due passaggi fondamentali. Il primo collega il rilascio di determinati titoli edilizi all’avvenuto collaudo delle opere sul ponte. Il secondo prevede una garanzia economica a carico del concessionario.

Non siamo, dunque, davanti a una generica promessa di realizzare un’opera pubblica. Siamo di fronte a condizioni contenute in uno strumento urbanistico comunale, la cui attuazione era collegata alla variante all’Accordo di programma. Naturalmente occorre accertare se quella variante sia stata effettivamente sottoscritta, quali prescrizioni siano state recepite e quali eventuali modifiche siano intervenute negli anni successivi. Ma sono proprio queste le informazioni che dovrebbero risultare dagli atti del Comune.

La fideiussione prevista: è stata presentata, è ancora valida, è stata svincolata?

C’è poi la questione della polizza fideiussoria, che merita un approfondimento specifico. La scheda urbanistica prevedeva che il concessionario prestasse una garanzia per le opere da realizzare. Non specificava soltanto che il ponte avrebbe dovuto essere adeguato, ma individuava anche uno strumento di tutela economica legato all’esecuzione degli interventi.

Che cosa è successo? La fideiussione è stata effettivamente presentata? Per quale importo? Da quale soggetto? Con quale scadenza? È tuttora efficace oppure è stata svincolata? E, nell’eventualità che non sia mai stata prestata, per quale ragione?

Sono interrogativi ai quali non è possibile rispondere sulla base della sola scheda del 2015. Ma il Comune dovrebbe poter ricostruire se la garanzia sia stata richiesta, acquisita o successivamente modificata. Il comunicato dell’amministrazione, invece, si limita ad annunciare che occorrerà verificare «quali garanzie economiche fossero state previste».

Ma sapere quali garanzie fossero previste è soltanto il punto di partenza. La questione è sapere che cosa sia accaduto dopo.

Undici anni dopo, ancora tutto da chiarire

Il Comune, nella replica al Pd, sottolinea che la vicenda del ponte non nasce negli ultimi nove anni e affonda le proprie radici nella precedente pianificazione urbanistica. È vero. Le previsioni sul collegamento risalgono a molto tempo prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione. Ma è altrettanto vero che il trascorrere degli anni avrebbe dovuto consentire di ricostruire il quadro amministrativo, verificare lo stato degli impegni e stabilire quali eventuali iniziative intraprendere.

Non è necessario attribuire all’attuale giunta la responsabilità delle decisioni assunte dalle amministrazioni precedenti per porre una domanda sulla gestione della vicenda negli ultimi nove anni.

Se gli obblighi sono ancora efficaci, perché non viene spiegato quali siano e come si intenda farli rispettare? Se sono stati modificati, quali atti li hanno modificati? Se sono decaduti o non sono mai diventati esigibili, quali circostanze giuridiche e amministrative lo hanno determinato?

E se tutto questo è già noto agli uffici comunali, perché non renderlo pubblico, anziché annunciare una nuova verifica? La risposta del Comune non chiarisce questi aspetti. E lascia aperto un interrogativo che va ben oltre la polemica politica.

Il ponte doveva essere adeguato, poi si è parlato di spostarlo più a monte

Un altro passaggio della vicenda riguarda il progetto stesso. Come ricostruito da MaremmaOggi il 19 ottobre, la scheda urbanistica del 2015 prendeva in considerazione l’adeguamento dell’attraversamento esistente, fra via di Tombolo e il centro di Marina.

Nel 2021, invece, in una successiva proposta relativa al miglioramento delle funzioni portuali, compariva l’ipotesi di realizzare il nuovo ponte più a monte del canale. Una soluzione presentata come concordata con l’amministrazione comunale. Anche questo passaggio merita una spiegazione.

Lo spostamento dell’attraversamento è diventato oggetto di un accordo formalmente approvato? La nuova soluzione avrebbe sostituito gli obblighi previsti in precedenza? È stato elaborato un progetto? Sono state individuate le relative coperture economiche?

Oppure l’ipotesi è rimasta soltanto una proposta, senza modificare il quadro delle prescrizioni precedenti? Anche in questo caso, la risposta non può arrivare dai comunicati stampa. Deve arrivare dagli atti amministrativi.

Il Comune sta trattando anche la vendita delle quote della Marina di San Rocco

La discussione sul ponte arriva, peraltro, in un momento particolare. La Marina di San Rocco Spa ha recentemente manifestato la disponibilità ad acquistare il 3% del capitale societario detenuto dal Comune di Grosseto.

Una partecipazione della quale Palazzo civico discute la cessione dal 2010 e sulla quale è intervenuta anche la Corte dei conti, con la deliberazione del 29 gennaio 2026, sollevando rilievi sulle motivazioni addotte per mantenerla. L’eventuale vendita delle azioni è una questione distinta dagli obblighi urbanistici e convenzionali. Uscire dalla società non significa automaticamente liberare un concessionario da eventuali impegni assunti nei confronti dell’amministrazione pubblica. Ma il fatto che si stia riaprendo un confronto fra Comune e società portuale offre un’occasione per fare chiarezza anche sul ponte.

Prima di chiudere una vicenda societaria aperta da sedici anni, sarebbe utile conoscere il quadro degli eventuali obblighi ancora esistenti, tenendo distinti i rispettivi rapporti giuridici.

Anche perché il Comune, oltre a essere titolare delle proprie competenze urbanistiche, è ancora oggi socio di minoranza della società che gestisce il porto.

La sicurezza del ponte non può dipendere dalla ricerca delle responsabilità

Resta infine il problema sollevato dal Pd: quello delle condizioni attuali dell’attraversamento. Il degrado visibile della struttura non basta, da solo, a stabilire che il ponte presenti problemi di sicurezza statica. Per questo servono verifiche tecniche e valutazioni strutturali. Ma proprio per questo sarebbe importante sapere quali controlli siano stati effettuati, quando e con quali risultati.

Il ponte è un collegamento fondamentale per Marina di Grosseto, soprattutto durante la stagione turistica, ed è destinato ad assumere un ruolo importante anche per la continuità della Ciclovia tirrenica.

L’esigenza di garantire un attraversamento sicuro per automobilisti, pedoni e ciclisti non può restare sospesa mentre si ricostruiscono obblighi e responsabilità.

Le due questioni devono procedere parallelamente: da una parte le verifiche sulle condizioni della struttura e le eventuali misure urgenti, dall’altra l’accertamento di chi sia tenuto a realizzare e finanziare le opere definitive.

Le risposte che il Comune dovrebbe già avere

Il Pd chiede soldi e tempi certi. Il Comune risponde chiedendo verifiche sugli atti. Ma il punto che emerge da questo botta e risposta è un altro: il Comune deve certamente verificare se gli obblighi siano ancora validi. Dovrebbe però essere già in grado di spiegare che cosa sia stato deciso e fatto nel corso degli anni.

Non si tratta di pretendere che un impegno contenuto nel Regolamento urbanistico del 2015 sia automaticamente esigibile nel 2026. Sarebbe una conclusione affrettata, senza avere esaminato le varianti, le convenzioni e gli eventuali atti successivi.

Si tratta, più semplicemente, di chiedere trasparenza su una vicenda amministrativa che interessa da oltre vent’anni una delle infrastrutture principali di Marina di Grosseto.

La scheda urbanistica prevedeva un intervento sul ponte, una condizione legata al collaudo delle opere e una garanzia fideiussoria.

Undici anni dopo, il nuovo ponte non è stato realizzato e il Comune annuncia di voler verificare che cosa prevedessero quegli impegni. La domanda non è soltanto chi debba pagare oggi. È anche perché, dopo tutti questi anni, i cittadini non abbiano ancora una ricostruzione pubblica e completa di che cosa sia successo agli obblighi previsti dagli stessi atti comunali.

Perché i documenti possono essere complessi, le convenzioni possono essere modificate e le responsabilità possono cambiare nel tempo.

Ma gli atti amministrativi non dovrebbero essere un mistero per l’amministrazione che li custodisce.

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