Minacciò una querela alla moglie del sindaco, assolto e rimborsato di tutte le spese legali | MaremmaOggi Skip to content

Minacciò una querela alla moglie del sindaco, assolto e rimborsato di tutte le spese legali

Si chiude con il rimborso integrale delle spese di difesa la vicenda giudiziaria del proprietario della riserva privata della Steccaia, accusato di violenza privata dopo una discussione sull’accesso ai Canaloni del Farma. Il giudice ha escluso il reato. Resta aperta la causa civile sulla strada
La strada per i canaloni del Farma e il cartello fatto a mano messo dal proprietario dei terreni
Il cartello sulla strada per i Canaloni del Farma

MONTICIANO. Prima una querela per violenza privata, poi un decreto penale di condanna. Infine il processo, l’assoluzione e il rimborso integrale delle spese legali sostenute per difendersi.

È la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il proprietario della riserva naturale privata della Steccaia, nel territorio di Monticiano, al centro da tempo di una controversia sull’accesso alla strada sterrata che conduce ai Canaloni del Farma, una delle mete naturalistiche più conosciute della zona.

L’uomo era stato querelato dalla moglie del sindaco di Monticiano, Alessio Serragli, dopo una discussione avvenuta lungo il percorso. Secondo la ricostruzione del proprietario, la donna si sarebbe sentita intimidita dalla prospettiva di una querela qualora avesse attraversato la proprietà senza autorizzazione.

Il procedimento penale si è però concluso con un’assoluzione perché il fatto non sussiste. E adesso, dopo aver ottenuto il riconoscimento del rimborso previsto dalla legge per le spese legali degli imputati assolti, il proprietario annuncia di aver ricevuto l’intera somma.

La discussione sulla strada per i Canaloni del Farma

Tutto nasce in un pomeriggio di luglio, quando la moglie del sindaco si trova nei pressi dell’accesso alla riserva privata della Steccaia.

Il proprietario sostiene di avere il diritto di impedire il passaggio sulla strada sterrata che attraversa la sua proprietà e conduce verso i Canaloni del Farma.

Durante il confronto, l’uomo prospetta la possibilità di presentare una querela qualora la donna decidesse di passare senza il suo consenso.

Una dichiarazione che la moglie del sindaco interpreta come una forma di intimidazione.

Sul posto è presente anche il marito, il sindaco Alessio Serragli, che fa intervenire la polizia locale da Sovicille per affrontare la questione del passaggio.

La controversia riguarda infatti un punto preciso: la strada è pubblica e liberamente percorribile oppure termina prima di entrare nella proprietà privata?

Una questione che, al di là dell’episodio, continua a essere oggetto di un contenzioso.

La querela, il decreto penale e l’assoluzione

Dopo l’episodio, la moglie del sindaco presenta querela per violenza privata. La vicenda arriva alla Procura e viene emesso un decreto penale di condanna nei confronti del proprietario.

L’uomo decide però di opporsi, assistito dall’avvocata Valeria Biagetti, del foro di Siena, e di affrontare il processo. Davanti al giudice, la ricostruzione accusatoria non trova conferma.

La sentenza si conclude con l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Secondo quanto riportato nel resoconto della decisione, il giudice chiarisce che la prospettazione di una querela, in quella situazione, non era idonea «né in astratto, né in concreto» a coartare la libertà della donna.

La querela è infatti uno strumento previsto dall’ordinamento per chiedere la tutela dei propri diritti. Il suo semplice richiamo non costituisce automaticamente una minaccia penalmente rilevante.

Il giudice ha inoltre ritenuto che la decisione della donna di non proseguire verso i Canaloni fosse riconducibile a una rinuncia volontaria, anche dopo l’arrivo degli agenti della polizia locale.

Le spese legali rimborsate fino all’ultimo euro

L’assoluzione non ha cancellato le spese affrontate dal proprietario per sostenere il procedimento penale. Per questo, con l’assistenza della propria legale, l’uomo ha presentato al Ministero della Giustizia una richiesta di rimborso delle spese sostenute per la difesa.

La domanda è stata accolta e il rimborso è stato corrisposto integralmente.

«La mia assoluzione è stata piena. Il giudice ha dovuto ricordare all’accusa, nella sentenza, che la querela è un rimedio previsto dalla giustizia, non un elemento di minaccia», afferma il proprietario.

La soddisfazione è accompagnata da una riflessione sui costi che un cittadino deve affrontare anche quando viene successivamente assolto.

«Purtroppo la vera condanna degli imputati assolti è rappresentata comunque dalle ingenti spese legali, necessarie a retribuire giustamente un avvocato serio e competente come quello che ho avuto la fortuna di avere come difensore».

Poi il ringraziamento alla sua avvocata.

«Grazie alla sua assistenza personale ho potuto fare istanza al Ministero della Giustizia per avere la refusione delle spese legali. Sono contento che la giustizia, almeno con me, sia stata veramente riparativa, risarcendomi per intero».

Tecnicamente, il beneficio riguarda il rimborso delle spese legali sostenute dall’imputato assolto, non un risarcimento del danno conseguente a una condanna della persona che aveva presentato la querela.

La relazione della polizia locale e il nodo della strada

Nel corso del procedimento penale è emerso anche un elemento relativo alla natura del percorso.

Secondo quanto riferisce il proprietario, una relazione della polizia locale, basata sulla cartografia catastale, avrebbe individuato la conclusione della strada pubblica in corrispondenza del confine con la riserva privata.

Un elemento che l’uomo considera favorevole alla propria posizione.

«Sono soddisfatto anche che la relazione della polizia locale abbia contraddetto la delibera del Comune, affermando che la strada pubblica non prosegue nella mia proprietà».

La questione, tuttavia, non può considerarsi definitivamente risolta sulla base dell’assoluzione penale.

L’esistenza di un eventuale diritto di pubblico passaggio e la possibilità di chiudere il percorso restano infatti oggetto di una controversia davanti al giudice civile.

Lo stesso proprietario conferma che il procedimento è ancora aperto, sempre con l’assistenza dell’avvocata Valeria Biagetti.

Le scuse alla moglie del sindaco e l’offerta di 300 euro

Nonostante la conclusione favorevole del procedimento penale, il proprietario torna sull’episodio e rivolge un messaggio alla moglie del primo cittadino.

«Intendo comunque scusarmi di nuovo con la signora del primo cittadino di Monticiano se si fosse in ogni caso sentita intimorita».

L’uomo sostiene che il confronto si fosse svolto civilmente e che la sua intenzione fosse spiegare le ragioni della tutela della proprietà e dell’ambiente naturale.

«Nelle due ore passate civilmente a discutere, quel pomeriggio, ho comunque cercato di spiegarle che la mia intenzione è tutelare l’area dal turismo selvaggio».

Il proprietario del terreno ha anche proposto, a titolo di cortesia, una somma di 300 euro: metà già versata alla parrocchia di Monticiano e l’altra metà messa a disposizione.

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