Dengue e West Nile in Maremma, i casi e i nuovi dati | MaremmaOggi Skip to content

Dengue e West Nile, non è ancora finita. Dieci casi gravi in Maremma e un morto

West Nile, dieci forme neurologiche e un decesso nel Grossetano. A Piombino il focolaio di Dengue ha richiesto nuovi interventi. Tutti i dati aggiornati
L'emergenza per Dengue e West nile non è ancora finita in Maremma e in Val di Cornia
L’emergenza per Dengue e West nile non è ancora finita in Maremma e in Val di Cornia

GROSSETO. L’estate è finita, le temperature stanno scendendo e delle zanzare si parla sempre meno, anche se ancora volano fastidiose nelle case e negli uffici. Ma Dengue e West Nile non sono affatto storie da archiviare. Perché i numeri aggiornati raccontano che in Toscana, e in particolare tra Maremma e Val di Cornia, la stagione delle infezioni trasmesse dalle zanzare ha lasciato un bilancio significativo. Con casi gravi, ricoveri ospedalieri e anche una vittima.

La fotografia più recente arriva dall’Istituto superiore di sanità. Ed è una fotografia che, per la provincia di Grosseto, merita di essere guardata con attenzione.

Sono dieci i casi confermati di West Nile con interessamento neurologico attribuiti al territorio grossetano nel corso del 2026. A settembre l’Asl Toscana sud est ne aveva comunicati cinque. Nel frattempo, il sistema nazionale di sorveglianza ha registrato altre segnalazioni, portando il totale provinciale a dieci.

E c’è stato un decesso. Quello di Velio Giuggioli, alla fine di settembre (QUI L’ARTICOLO)

A Piombino, intanto, il focolaio di Dengue individuato alle Fabbricciane alla fine dell’estate ha continuato a richiedere attenzione anche dopo le prime operazioni di disinfestazione. Nuove positività hanno portato ad altri interventi fino all’inizio di ottobre.

Due virus diversi, trasmessi da zanzare differenti, con conseguenze cliniche e modalità di sorveglianza distinte. Ma un problema comune: la presenza ormai concreta, anche nei nostri territori, di malattie che fino a qualche anno fa sembravano lontane dalla quotidianità della Maremma e della Val di Cornia.

West Nile, dieci casi neurologici nella provincia di Grosseto

Il dato più significativo è contenuto nel bollettino numero 13 dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato il 22 ottobre e aggiornato al giorno precedente. Nella provincia di Grosseto vengono registrati dieci casi confermati di West Nile, tutti classificati come neuroinvasivi.

Una definizione che indica le forme nelle quali l’infezione coinvolge il sistema nervoso, con possibili manifestazioni come meningite, encefalite e altre complicanze neurologiche.

Non significa che ogni persona contagiata dal virus nel Grossetano abbia sviluppato una forma grave. Molte infezioni possono essere asintomatiche o provocare disturbi lievi e non arrivare mai a una diagnosi.

Significa, però, che tutti e dieci i casi confermati e notificati per la provincia appartengono alla categoria clinica più impegnativa.

Il 10 settembre, quando l’Asl Toscana sud est aveva fatto il punto sulla circolazione del virus, i casi nel Grossetano erano cinque. Il numero riportato dall’ISS è dunque raddoppiato rispetto a quella comunicazione.

Non necessariamente si tratta di cinque infezioni contratte successivamente: i sistemi di sorveglianza registrano anche notifiche tardive e aggiornamenti relativi a settimane precedenti. Il dato resta comunque importante.

Nella provincia di Livorno, invece, il bollettino registra quattro casi complessivi di West Nile: due forme neuroinvasive e due forme febbrili. 

La morte di Velio Giuggioli, il volto della tragedia

Nel Grossetano la West Nile ha avuto anche una conseguenza drammatica.

Il 23 settembre è morto Velio Giuggioli, ex assessore e consigliere comunale di Grosseto, una figura molto conosciuta in città per il suo impegno politico, amministrativo e associativo.

Era stato ricoverato all’ospedale Misericordia dopo aver contratto il virus. L’infezione aveva provocato una grave encefalite, dalla quale non si è più ripreso. Una morte che ha colpito profondamente la comunità grossetana e che ha portato alla luce, con tutta la sua drammaticità, i rischi legati alle forme più severe dell’infezione.

La West Nile, infatti, nella maggioranza dei casi non provoca sintomi oppure si manifesta con disturbi simili a quelli influenzali. Ma in una piccola percentuale delle persone infette, soprattutto anziani e soggetti più vulnerabili, può interessare il sistema nervoso centrale e determinare complicanze anche molto gravi.

Nel territorio grossetano, nel corso di settembre, erano stati segnalati casi e attivati interventi di prevenzione anche nella zona di Marina di Grosseto e in alcune aree del capoluogo.

Il Dipartimento di prevenzione dell’Asl aveva avviato indagini epidemiologiche per individuare i luoghi di possibile esposizione e organizzato, insieme ai Comuni, gli interventi di controllo delle zanzare.

Dengue, il focolaio di Piombino e le nuove positività

Se la Maremma ha dovuto fare i conti soprattutto con le conseguenze più gravi della West Nile, la Val di Cornia è stata al centro di uno dei focolai di Dengue emersi in Toscana durante l’estate.

Tutto è cominciato tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, quando sono state individuate diverse persone positive al virus che avevano soggiornato nella zona delle Fabbricciane, nel Comune di Piombino.

Il focolaio aveva una particolarità: non riguardava soltanto residenti piombinesi. Alcune delle persone risultate positive erano tornate in altre località della Toscana, dove erano poi state diagnosticate le infezioni. I casi collegati all’area delle Fabbricciane erano arrivati a oltre venti già nella prima metà di settembre.

Il Comune di Piombino aveva disposto interventi straordinari di disinfestazione, trattamenti contro le zanzare adulte e larve e operazioni di prevenzione nelle aree interessate.

A metà settembre la situazione sembrava avviarsi verso il contenimento. Ma la vicenda non era conclusa.

Tra il 29 settembre e il primo ottobre sono stati necessari altri interventi di disinfestazione nelle zone di via Forlanini e via L’Hermite, dopo l’emersione di nuove positività.

Un segnale che ha imposto di proseguire le verifiche epidemiologiche, ricostruire gli spostamenti delle persone interessate e controllare le possibili aree di esposizione.

Non ci sono elementi per parlare oggi di un focolaio fuori controllo. Ma è altrettanto evidente che la circolazione del virus ha richiesto un monitoraggio più lungo di quanto si potesse immaginare nelle prime settimane.

In Toscana 35 casi autoctoni di Dengue

L’ultimo aggiornamento dell’Agenzia regionale di sanità, pubblicato il 21 ottobre con dati al 16 ottobre, registra 71 casi di Dengue in Toscana dall’inizio del 2026. Di questi, 36 sono importati, cioè associati a infezioni contratte all’estero, mentre 35 sono autoctoni, acquisiti sul territorio italiano.

Il dato è particolarmente interessante perché segnala una trasmissione locale del virus, resa possibile dalla presenza di zanzare in grado di veicolarlo.

Non significa, naturalmente, che tutti i 35 contagi autoctoni siano riconducibili a Piombino. Il numero riguarda l’intera Toscana e comprende casi appartenenti a diverse aree e catene di trasmissione.

Il focolaio delle Fabbricciane resta comunque uno degli episodi più significativi documentati nella regione. E il numero definitivo delle infezioni riconducibili a quell’area richiede ancora un bilancio epidemiologico specifico.

I numeri italiani: 777 casi di West Nile e 363 di Dengue

La situazione toscana si inserisce in un quadro nazionale che nel 2026 ha registrato una circolazione significativa dei virus trasmessi dalle zanzare.

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità aggiornati al 21 ottobre, in Italia sono stati confermati 777 casi di West Nile, dei quali 414 nella forma neuroinvasiva.

I decessi notificati sono 61.

Per la Dengue, i dati nazionali aggiornati al 20 ottobre parlano invece di 363 casi confermati, dei quali 73 autoctoni e 290 associati a viaggi all’estero. Per questa malattia non risultano decessi notificati nel 2026.

Numeri che non devono essere letti come se le due infezioni avessero la stessa gravità o le stesse caratteristiche.

La West Nile e la Dengue sono malattie diverse. La prima viene trasmessa principalmente da zanzare del genere Culex, mentre la seconda, nel nostro territorio, può essere veicolata soprattutto dalla zanzara tigre.

Entrambe, però, richiedono sistemi di sorveglianza capaci di individuare tempestivamente i casi e di attivare misure di prevenzione.

La zanzara tigre è ancora sotto osservazione

C’è un altro dato interessante nel rapporto pubblicato il 21 ottobre dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana.

Nel periodo compreso tra il primo giugno e il 16 ottobre, il monitoraggio delle ovitrappole utilizzate per controllare la presenza della zanzara tigre ha registrato, nella provincia di Grosseto, una media di 89 uova per ovitrappola, il secondo valore più alto tra quelli provinciali riportati, dopo Lucca. Per Livorno la media indicata è invece di 12.

Si tratta di dati relativi alle uova raccolte nell’intero periodo di osservazione, non a una singola settimana, e che non misurano direttamente la presenza di zanzare infette.

Sono però un indicatore della presenza del vettore sul territorio.

È importante anche non confondere questa rilevazione con i contagi di West Nile: la sorveglianza delle ovitrappole riguarda la zanzara tigre, mentre il virus West Nile viene trasmesso prevalentemente da altre specie di zanzare.

Il monitoraggio serve a comprendere la distribuzione degli insetti e a orientare gli interventi di prevenzione, senza trasformare automaticamente la presenza di zanzare in una previsione di nuovi casi umani.

Con l’autunno il rischio diminuisce, ma la prevenzione non si ferma

L’arrivo delle temperature più basse riduce progressivamente l’attività delle zanzare. Questo comporta normalmente anche una diminuzione delle opportunità di trasmissione dei virus. Ma non significa che, con la fine dell’estate, ogni attività di prevenzione possa essere interrotta.

La sorveglianza epidemiologica continua, le notifiche vengono aggiornate e i servizi sanitari mantengono l’attenzione sui territori nei quali è stata accertata la circolazione dei virus.

La prevenzione resta basata soprattutto sull’eliminazione dei ristagni d’acqua, sul controllo dei focolai larvali e sulla protezione individuale dalle punture nelle situazioni di esposizione.

È altrettanto importante riconoscere tempestivamente eventuali sintomi e rivolgersi al medico, soprattutto in presenza di febbre associata a disturbi neurologici o ad altri segnali di particolare gravità.

Non ogni puntura di zanzara comporta un’infezione e non ogni caso di febbre è riconducibile a Dengue o West Nile. Ma una sorveglianza efficace serve proprio a evitare che eventuali nuovi episodi passino inosservati.

La lezione di un’estate che non va dimenticata

C’è infine un elemento che riguarda direttamente la Maremma e la Val di Cornia.

Per settimane i due territori hanno dovuto confrontarsi con infezioni che hanno richiesto indagini epidemiologiche, interventi straordinari dei Comuni, disinfestazioni e ricoveri ospedalieri.

A Grosseto la West Nile ha provocato forme neurologiche gravi e una morte. A Piombino la Dengue ha dato origine a un focolaio di trasmissione locale, con casi individuati anche al di fuori del territorio comunale.

Situazioni differenti, accomunate dalla necessità di un controllo sanitario costante e di una collaborazione tra aziende sanitarie, amministrazioni e cittadini.

Ora che l’autunno è arrivato, l’attenzione pubblica si è inevitabilmente spostata altrove.

Ma i dieci casi neuroinvasivi registrati nel Grossetano e il focolaio di Dengue delle Fabbricciane ricordano che la questione non può essere considerata soltanto un’emergenza estiva.

La sorveglianza prosegue e i bilanci epidemiologici vengono ancora aggiornati. Non c’è motivo di alimentare allarmismi, ma nemmeno di dimenticare ciò che è accaduto.

Perché Dengue e West Nile, almeno sul piano della prevenzione e della salute pubblica, non sono ancora una storia finita.

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