CAPALBIO. Per lo Stato è morto. Per sua moglie no. Perché finché non ci sarà una prova, finché qualcuno non le dirà con certezza che suo marito non tornerà più, Rosanna Cesari continuerà a cercare Marco Vento. Come fa da tredici anni, sette mesi e sedici giorni. Da quella mattina dell’8 marzo 2013 in cui l’uomo scomparve a Pisa, lasciando dietro di sé una moglie, due figli e una domanda alla quale nessuno ha mai saputo rispondere.
Dov’è finito Marco?
Oggi avrebbe 59 anni. Ne aveva 45 quando sparì. Era un uomo abituato alla campagna, agli animali, ai cavalli, al lavoro negli allevamenti. Un uomo di Capalbio che aveva trascorso oltre trent’anni a contatto con il bestiame, nelle aziende agricole della Maremma.
La sua automobile fu ritrovata nei pressi del Ponte delle Bocchette, a Pisa. Le ricerche si concentrarono anche sull’Arno, ma non portarono al ritrovamento del corpo. Negli anni sono arrivate segnalazioni, sono state percorse strade, verificate ipotesi. Nessuna ha restituito Marco alla sua famiglia.
Nel febbraio 2024 il Tribunale di Civitavecchia ha pronunciato la sentenza di morte presunta. Una decisione che serve a dare una definizione giuridica a un’assenza prolungata, ma che non equivale all’accertamento materiale di un decesso.
Per Rosanna, quella sentenza non ha chiuso niente.
«Sì, è stato fatto tutto il procedimento – racconta a MaremmaOggi – quindi, diciamo, per lo Stato è una morte presunta, però per noi no, naturalmente. Perché fino a prova contraria io voglio sperare che comunque lui sia ancora vivo».
E adesso, dopo averlo cercato soprattutto a Pisa e nei dintorni, Rosanna ha deciso di rivolgere un nuovo appello alla Maremma e alla costa livornese. Ai proprietari delle aziende agricole, agli allevatori, ai butteri, a chi lavora nelle scuderie e nei maneggi.
Perché c’è una possibilità alla quale non aveva pensato abbastanza, e che oggi le sembra importante non lasciare inesplorata: che Marco possa essere finito in un ambiente simile a quello nel quale aveva trascorso gran parte della sua vita.
L’8 marzo 2013, il giorno in cui Marco scomparve
La storia comincia a Pisa, dove Rosanna si trovava ricoverata all’ospedale di Cisanello.
Marco era andato a trovarla. Il giorno precedente, il 7 marzo, aveva avuto a sua volta un malore, per il quale era stato visitato al pronto soccorso. Secondo quanto ricostruito dalla famiglia, gli era stato riscontrato un problema ischemico e gli era stato consigliato il ricovero, che aveva rifiutato.
L’indomani, mentre la moglie era ancora in ospedale, Marco si allontanò. Da quel momento nessuno lo ha più visto con certezza.
La sua Nissan Micra nera venne ritrovata nella zona del Ponte delle Bocchette, nei pressi dell’Arno. Una circostanza che orientò immediatamente le ricerche anche verso il fiume.
Si mobilitarono le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, i sommozzatori e i volontari. Si cercò nell’acqua e nelle zone circostanti, ma Marco non venne trovato.
E quel mancato ritrovamento, che non permette di sapere che cosa gli sia accaduto, è diventato negli anni uno dei motivi per cui Rosanna non ha mai smesso di sperare.
Il problema ischemico avuto poco prima della scomparsa ha alimentato nella famiglia il dubbio che Marco possa essersi allontanato in uno stato di confusione.
Sono possibilità, interrogativi rimasti aperti. «Lui ha avuto questa piccola ischemia, quindi non sappiamo che cosa gli possa essere successo – dice Rosanna -. Magari si è allontanato così, in quella situazione. E non si sa dove può essere andato».
«Ho cercato anche tra le persone morte. Abbiamo il Dna nella banca dati»
In tredici anni Rosanna non si è limitata ad aspettare una telefonata. Ha cercato, chiesto informazioni, seguito segnalazioni. Ha provato anche ad affrontare l’ipotesi più dolorosa: che Marco fosse morto lontano da casa e che il suo corpo non fosse mai stato riconosciuto.
È uno dei passaggi più significativi della sua testimonianza. «Ho fatto dei controlli molto mirati anche sulle persone che sono morte e sono negli obitori – racconta -. Ho cercato comunque di escludere anche quel lato lì, nel senso che magari fosse da qualche parte e non lo sapevamo».
Poi aggiunge un particolare importante. «Abbiamo anche il Dna sulla banca dati, quindi ho fatto tutte le ricerche possibili e immaginabili proprio per escludere che sia morto».
Rosanna spiega di aver ricevuto risposte ai controlli richiesti e che, nelle verifiche effettuate, non sarebbe emersa una corrispondenza con il marito.
Non è una prova che Marco sia vivo. Non può esserlo. Ma per lei significa che non è stata trovata neppure quella certezza che avrebbe potuto mettere fine alle ricerche. «Avendo fatto tutti questi controlli, avendo avuto delle risposte che comunque i controlli sono stati fatti e non è tra quelle persone, io lo cerco ancora. Più che mai, più di prima».
La moglie distingue bene ciò che sa da ciò che sente. Sa che Marco non è stato ritrovato. Sa che sono passati più di tredici anni. Sa che esiste una sentenza di morte presunta, ma continua ad avere una sensazione che non l’ha mai abbandonata.
Quella che suo marito sia ancora da qualche parte.
«Sono tredici anni che spero di rivederlo»
Rosanna vive a Pescia Romana, al confine fra Lazio e Toscana. Marco era originario di Capalbio, dove lavorava. Avevano costruito una famiglia insieme. Due figli maschi, oggi adulti e sposati.
Il tempo, inevitabilmente, è andato avanti. I figli sono cresciuti, hanno costruito le proprie vite. Ma l’assenza di Marco è rimasta.
Non è una storia che si può archiviare semplicemente contando gli anni trascorsi. «Sono sensazioni che io ho sempre sentito – spiega Rosanna -. Non so se dipende da quanto eravamo uniti, sia io e lui sia con la famiglia e tutto il resto».
Poi le parole si fanno ancora più semplici. «Sono più di 13 anni che spero di rivederlo. Ci spero con tutta me stessa, di ritrovarlo vivo o che venga a casa o che venga visto da qualcuno o che venga riconosciuto».
È per questo che continua a pubblicare appelli, fotografie, richieste di aiuto. Non perché abbia ricevuto una segnalazione certa che Marco sia vivo, ma perché vuole che il suo volto continui a circolare. Che qualcuno possa riconoscerlo.
Anche dopo tanti anni.
La nuova speranza: potrebbe essere in una scuderia o in un’azienda agricola
È qui che la ricerca prende una direzione diversa. Per molto tempo Rosanna ha concentrato le sue energie soprattutto sulla zona di Pisa, dove Marco era scomparso.
«All’inizio ho battuto Pisa per lungo e per largo, in tutti i sensi, per diverso tempo», racconta.
Adesso, invece, si domanda se non sia necessario cercare anche altrove. In luoghi che Marco conosceva bene, che facevano parte della sua vita e nei quali avrebbe potuto sentirsi a proprio agio.
Le aziende agricole. Gli allevamenti. I maneggi. Le scuderie. I poderi isolati.
Perché Marco non era soltanto un uomo nato e cresciuto in campagna. Era un lavoratore esperto, capace di occuparsi degli animali e del bestiame. «Lui lavorava in un’azienda agricola dove c’era il bestiame e quant’altro – spiega Rosanna -. L’ho cercato dappertutto, veramente dappertutto».
Poi racconta come è nata questa nuova intuizione.
«Non mi era mai venuta l’idea che magari poteva essere anche in certe situazioni di lavoro. E invece magari ci potrebbe stare, perché lui le trova un po’ familiari quelle situazioni, perché ha lavorato più di 30 anni».
È un ragionamento che nasce dalla conoscenza del marito. Se davvero Marco fosse sopravvissuto alla scomparsa e avesse perso, in tutto o in parte, i riferimenti della propria identità, potrebbe aver conservato la familiarità con i gesti del lavoro agricolo.
Da Cecina a Castiglione della Pescaia, l’appello a chi vive e lavora in campagna
Il nuovo messaggio diffuso per cercare Marco Vento si rivolge in particolare a chi frequenta le campagne e le aree rurali della costa toscana.
Le località indicate sono Cecina, Bolgheri, San Vincenzo, Piombino, Follonica e Castiglione della Pescaia, ma l’appello riguarda più in generale la Maremma e le zone agricole delle province di Livorno e Grosseto.
L’attenzione è rivolta soprattutto a maneggi, scuderie, allevamenti, aziende agricole e territori nei quali si pratica il pascolo brado.
La famiglia si chiede se qualcuno, negli ultimi tredici anni, possa aver incontrato un uomo solitario, riservato, gentile, particolarmente abile con i cavalli e gli animali. Magari un lavoratore conosciuto soltanto con un soprannome.
Nell’appello viene evocata anche la possibilità che Marco sia stato accolto in una realtà rurale isolata, dove potrebbe essersi reso utile grazie alle sue competenze. Non è una circostanza accertata, né il risultato di un avvistamento recente.
È un tentativo di allargare la ricerca a un ambiente che Marco conosceva profondamente.
E Rosanna, parlando della Maremma, spiega perché non ritenga impossibile che suo marito sia rimasto in un territorio relativamente vicino alle sue origini.
«Io non credo che lui si sia allontanato più di tanto – dice -. Magari si è incamminato, allora, in preda a non so a che cosa. Però penso che non si sia allontanato da questa zona qua, che comunque sentiva piuttosto familiare».
Non è una certezza. È una speranza che oggi la moglie vuole condividere con quante più persone possibile.
Marco Vento, come riconoscerlo
Marco Vento è nato a Orbetello il 5 giugno 1967 ed è originario di Capalbio. Al momento della scomparsa, l’8 marzo 2013, aveva 45 anni. Oggi ne avrebbe 59.
Era alto circa un metro e 73-74 centimetri, aveva occhi castani e capelli castani molto corti, con una stempiatura frontale pronunciata.

La famiglia lo descrive come un uomo estremamente educato, gentile, garbato e riservato, con il caratteristico accento della zona di Capalbio.
Aveva una lunga esperienza nel lavoro agricolo e nella gestione del bestiame, in particolare degli animali allevati allo stato brado. Al momento della scomparsa indossava jeans e scarpe da ginnastica, oltre a una giacca. Nelle fotografie diffuse negli appelli compare spesso con abbigliamento pratico da campagna.
Naturalmente, dopo tredici anni il suo aspetto potrebbe essere cambiato sensibilmente.
Per questo la famiglia invita a non fermarsi soltanto alla somiglianza fisica, ma a considerare anche il modo di parlare, il comportamento e le competenze lavorative. L’appello riguarda anche eventuali ricordi o incontri avvenuti negli anni passati.
Dichiarato morto nel 2024, ma la ricerca non è mai finita
La vicenda ha avuto anche un lungo percorso giudiziario. Con la sentenza numero 3 del 27 febbraio 2024, il Tribunale di Civitavecchia ha dichiarato la morte presunta di Marco Vento, fissandola all’8 marzo 2013.
La decisione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 12 marzo 2024.
La dichiarazione di morte presunta è uno strumento previsto dall’ordinamento per disciplinare le conseguenze giuridiche di una scomparsa prolungata. Non significa che sia stato ritrovato un corpo e non certifica materialmente che una persona sia deceduta.
Per Rosanna è una distinzione fondamentale.
Il procedimento giudiziario è stato affrontato, ma non ha cancellato la necessità di sapere che cosa sia successo davvero. Perché fra una persona dichiarata morta e una persona ritrovata morta esiste una differenza che, per chi continua ad aspettare, cambia tutto.
«Vorrei soltanto che qualcuno lo riconoscesse»
La telefonata con Rosanna si conclude senza una rivelazione, senza una nuova segnalazione, senza un indizio capace di risolvere il mistero, ma con una richiesta che attraversa tutta la conversazione.
Continuare a cercare.
La moglie non pretende di sapere dove sia Marco. Non afferma di avere prove che viva nelle campagne della Maremma. Non sa se il malore possa aver provocato una perdita di memoria, né se qualcuno lo abbia aiutato dopo la scomparsa.
Sa soltanto che non è mai arrivata una risposta definitiva e che in tredici anni non ha smesso di aspettarla.
Da qualche parte, fra le campagne e i paesi della costa toscana, potrebbe esserci qualcuno che ricorda un uomo arrivato molti anni fa, forse senza documenti, forse senza raccontare molto di sé. Qualcuno che aveva una naturale dimestichezza con gli animali e un accento maremmano.
Oppure la spiegazione della scomparsa potrebbe essere completamente diversa. È proprio per questo che ogni segnalazione deve essere verificata con attenzione.
Rosanna, intanto, continua a diffondere le fotografie del marito. «Pubblico continuamente proprio per questo motivo», racconta.
Perché qualcuno potrebbe riconoscerlo. Perché una persona incontrata tanti anni fa potrebbe tornare alla memoria. Perché, anche dopo tredici anni, una fotografia può arrivare davanti agli occhi giusti.
E perché per lei, finché non ci sarà una certezza, Marco non sarà soltanto il nome scritto in una sentenza. Sarà ancora suo marito, l’uomo che spera di rivedere.
Come inviare eventuali segnalazioni
Chiunque abbia informazioni utili su Marco Vento, anche relative ad avvistamenti passati, può contattare il 112 oppure l’associazione Penelope Toscana OdV al numero 339 8406068 o all’indirizzo toscana@penelopeitalia.org.
È importante non improvvisare identificazioni e non diffondere pubblicamente fotografie o dati personali di persone che potrebbero soltanto somigliargli: eventuali informazioni devono essere trasmesse alle autorità o all’associazione, affinché possano essere verificate.




