ISOLA DEL GIGLIO. Di giorno cattura i raggi del sole. Di notte, quando i pannelli fotovoltaici smettono di funzionare, può continuare a produrre elettricità sfruttando il movimento delle onde. E intanto le persone ci camminano sopra, le barche si ormeggiano e la struttura svolge esattamente la stessa funzione di qualsiasi altro pontile.
Solo che questo pontile ha qualcosa di molto diverso dagli altri: produce energia anziché limitarsi a consumarla. Non è un progetto sulla carta, né un prototipo confinato in laboratorio. Si trova in Toscana, all’Isola del Giglio, dove è stata completata e collaudata una piattaforma galleggiante che combina due fonti rinnovabili: la luce solare e il moto ondoso.
Un’innovazione sviluppata dalla società livornese Seares, insieme al Comune dell’Isola del Giglio, con la collaborazione dell’azienda forlivese New Time, specializzata in tecnologie fotovoltaiche integrate. Il risultato è una struttura con una potenza complessiva stimata di 5,2 kilowatt, pensata per contribuire ad alimentare i servizi delle banchine e ricaricare le batterie delle imbarcazioni all’ormeggio.
Il segreto è sotto i piedi di chi cammina sul pontile
La prima particolarità dell’impianto è immediatamente visibile: il fotovoltaico non è montato su un tetto o sopra una pensilina. Sono i pannelli stessi a formare parte della pavimentazione del pontile.
Si tratta di superfici progettate per essere calpestate e utilizzate come un normale passaggio pedonale, pur continuando a catturare l’energia del sole. La tecnologia è stata sviluppata da New Time, azienda con sede a Forlì, e integrata con i sistemi di Seares.
Il fotovoltaico installato è in grado di esprimere una potenza nominale di circa 4 kilowatt. Ma la vera particolarità del progetto non è soltanto quella di produrre elettricità mentre le persone camminano sulla passerella. È ciò che succede quando il sole tramonta.
Di notte è il mare a produrre elettricità
Sotto la struttura e nei suoi sistemi di collegamento lavorano quattro dispositivi chiamati Seadamp FX, sviluppati da Seares. Sono smorzatori idraulici, ciascuno con una potenza nominale di 300 watt, che svolgono due funzioni contemporaneamente.
La prima è stabilizzare il pontile, assorbendo parte delle oscillazioni provocate dalle onde. La seconda è recuperare una parte dell’energia meccanica associata a quei movimenti, trasformandola in elettricità.
In sostanza, quello che normalmente rappresenta un problema per gli ormeggi — il movimento continuo del mare — viene sfruttato come una risorsa. Secondo i dati dichiarati dall’azienda, questi dispositivi possono ridurre le oscillazioni del pontile fino al 90%, migliorando la stabilità della struttura.
Insieme possono contribuire alla produzione elettrica con una potenza nominale di 1,2 kilowatt.
È proprio l’integrazione delle due tecnologie a rendere interessante l’esperimento.
Quattro anni di ricerca per trasformare un semplice pontile
Dietro l’installazione del Giglio c’è un lavoro durato oltre quattro anni. Il progetto è stato ideato e coordinato da Seares, impresa innovativa nata a Livorno e specializzata nello sviluppo di sistemi avanzati di ormeggio.
L’azienda ha lavorato insieme al Comune dell’Isola del Giglio, coinvolgendo successivamente New Time per integrare la pavimentazione fotovoltaica.
L’obiettivo era trasformare una struttura tradizionalmente passiva, destinata soltanto al passaggio delle persone e all’ormeggio delle imbarcazioni, in una piattaforma capace anche di produrre energia. «Il progetto del Giglio è il risultato di oltre quattro anni di lavoro, ricerca, investimenti e confronto continuo con il Comune», ha spiegato Giorgio Cucè, amministratore delegato di Seares, in occasione della presentazione dell’impianto.
Una sperimentazione che non nasce soltanto dall’esigenza di ridurre i consumi elettrici, ma anche da quella di rendere più efficienti e stabili le infrastrutture portuali.
Quanta energia può produrre davvero
Il sistema ha una potenza complessiva dichiarata di 5,2 kilowatt, suddivisa tra la componente fotovoltaica, pari a 4 kilowatt, e quella legata al recupero dell’energia delle onde, pari a 1,2 kilowatt.
Ma c’è una distinzione importante. La potenza installata non corrisponde all’energia effettivamente prodotta nell’arco di una giornata o di un anno.
Per conoscere il rendimento reale dell’impianto bisognerebbe sapere quante ore i pannelli lavorano in condizioni ottimali, quanto frequentemente il moto ondoso consente il recupero energetico e quanta elettricità viene effettivamente utilizzata. Questi dati, così come il costo complessivo dell’investimento e i tempi previsti per il recupero della spesa, non risultano ancora pubblicati nel dettaglio.
La rivista specializzata pv magazine Italia ha evidenziato proprio la mancanza dei dati sulla produzione annuale e sulla sostenibilità economica dell’intervento.
Dal Giglio ai porti di tutto il mondo: la sfida dell’innovazione italiana
Il pontile realizzato sull’isola toscana è soprattutto un laboratorio a cielo aperto. La sua importanza va oltre la quantità di elettricità che può produrre oggi.
I porti turistici sono infrastrutture che hanno bisogno di energia per illuminazione, servizi, apparecchiature e alimentazione delle imbarcazioni. Allo stesso tempo sono continuamente esposti al movimento delle onde, che può provocare oscillazioni e sollecitazioni sulle strutture galleggianti.
Il progetto del Giglio prova a mettere insieme le due esigenze: rendere più stabili i pontili e recuperare parte dell’energia che normalmente viene dispersa.
Se il modello dimostrerà di essere affidabile e sostenibile anche dal punto di vista economico, potrà essere adattato ad altre infrastrutture portuali. È questa la prospettiva indicata dalle aziende coinvolte, che guardano alla possibilità di sviluppare la tecnologia su scala industriale.
Un piccolo porto toscano diventa un laboratorio per l’energia del futuro
C’è anche un elemento simbolico in questa storia. L’innovazione non nasce in una grande metropoli o in un enorme distretto industriale, ma su una piccola isola dell’Arcipelago Toscano.
Un luogo in cui il mare è parte integrante della vita quotidiana, dell’economia e delle attività turistiche. Al Giglio, quel mare che muove continuamente le imbarcazioni e mette alla prova gli ormeggi diventa anche una possibile fonte di elettricità.
La tecnologia dovrà ancora dimostrare quanto sia conveniente, quanta energia possa produrre nel tempo e in quali condizioni possa essere adottata altrove. Ma un primo risultato è già concreto: un normale pontile è stato trasformato in una struttura che sfrutta contemporaneamente il sole e il movimento delle onde.
E la sperimentazione che potrebbe contribuire a cambiare il modo di progettare i porti del futuro parte proprio dalla Maremma.



