Grosseto, famiglie con meno debiti in Toscana: perché | MaremmaOggi Skip to content

A Grosseto le famiglie fanno meno debiti. Ma dietro il primato c’è un’amara realtà

Il debito medio è di 6.467 euro, il più basso della Toscana. Ma dietro i numeri potrebbero nascondersi stipendi insufficienti, precarietà e difficoltà di accesso ai finanziamenti
Una persona indebitata e Giorgio Romualdi
Una persona indebitata e Giorgio Romualdi

GROSSETO. La Toscana è ai vertici delle classifiche nazionali per l’indebitamento della popolazione, ma Grosseto è sotto la media nazionale: un dato che emerge e che, a prima vista, lascia pensare a qualcosa di positivo per la Maremma. Secondo uno studio sull’indebitamento di Ires Toscana e Cgil Toscana, ogni famiglia italiana ha un debito medio stimato per credito al consumo, escludendo i mutui casa, di 6.657 euro. Ma nel Grossetano la media è di 6.467 euro.

Grosseto è quindi l’ultima provincia della Toscana per debito medio legato al credito al consumo, mentre al primo posto c’è Massa-Carrara, con 8.373 euro, seguita da Pistoia con 8.168 euro e Pisa con 8.091 euro. Eppure la Toscana è una delle regioni dove ci si indebita di più: secondo la ricerca, il 69,2% dei cittadini maggiorenni ha un finanziamento attivo, contro il 60,7% della media nazionale. La rata mensile media è di 290 euro, cinque euro in più rispetto alla media italiana.

Ma indebitarsi meno significa davvero stare meglio economicamente? Non necessariamente, perché dietro questo dato potrebbero esserci anche stipendi bassi, difficoltà ad accedere al credito e una minore capacità di spesa.

«Possono esserci tantissimi motivi per cui l’indebitamento è basso nel Grossetano, per esempio l’età media alta delle persone, il mercato del lavoro precario e gli stipendi bassi – dice Giorgio Romualdi, presidente di Federconsumatori – E negli anni ho notato che molti avevano timore a indebitarsi nella provincia. Potrebbe anche influire la vastità della provincia, che ha molti borghi».

L’alto indebitamento non è necessariamente un lato negativo, anche perché per accedere al credito bisogna essere economicamente “affidabili”. E se una famiglia non ha finanziamenti attivi, non significa per forza che abbia abbastanza soldi da non averne bisogno.

Troppo poveri per indebitarsi

L’accesso al credito negli ultimi tempi è diventato sempre più complesso e le banche o gli istituti finanziari chiedono ai clienti di essere solvibili. E lo fanno controllando le entrate di una persona: se ha un contratto a tempo determinato, è stagionale oppure ha uno stipendio basso, può avere difficoltà ad accedere al credito, anche se ha un garante.

«Il basso indebitamento potrebbe dipendere anche dagli stipendi nel Grossetano, che sono fra i più bassi di tutta la regione insieme a quelli di Massa-Carrara. Se non si hanno determinate garanzie raramente ci si indebita – dice Romualdi – Prima magari con una fideiussione le persone riuscivano a contrarre il debito, ma oggi nelle banche chiedono di essere sempre più solvibili».

E il lavoro può fare la differenza. In una provincia dove l’agricoltura e il turismo hanno un peso importante, i contratti stagionali e a tempo determinato possono diventare un ostacolo. Le banche valutano la capacità di rimborsare le rate e uno stipendio che arriva soltanto per alcuni mesi all’anno può non offrire le garanzie richieste.

Basti pensare anche che nella provincia di Grosseto ci sono le auto più vecchie della Toscana, insieme ad Arezzo, che contano un’età media di 12 anni e 11 mesi. Un dato che fa riflettere, se accostato alla scarsa propensione all’indebitamento: le famiglie non cambiano l’auto perché preferiscono non fare debiti oppure perché non possono permettersi di comprarne una nuova?

L’indebitamento per le spese quotidiane

Va posta anche l’attenzione su qualcosa di fondamentale: l’indebitamento non è per forza un dato negativo, quando non è portato all’estremo. Può dimostrare di potersi permettere un finanziamento e magari si può trattare di un investimento, come il cambio dell’arredamento di una casa, un’auto nuova o anche un viaggio.

Ma la ricerca Ires Toscana mette in evidenza anche un altro problema: sempre più famiglie ricorrono ai finanziamenti per affrontare le spese quotidiane, come quelle alimentari, sanitarie o le bollette. Non soltanto, quindi, per acquistare qualcosa di importante, ma anche per arrivare alla fine del mese.

Una difficoltà che si vede anche al supermercato. Romualdi richiama una ricerca sulle abitudini di acquisto delle famiglie: sempre più persone cercano le offerte e scelgono prodotti meno costosi, come i tagli di carne meno pregiati. La spesa rimane grossomodo la stessa, ma nel carrello finiscono meno prodotti. Si spendono gli stessi soldi, insomma, ma si compra meno.

La fascia media d’età alta

Quando si parla di accesso al credito si deve anche parlare d’età: le banche e gli istituti finanziari possono prevedere dei limiti anagrafici alla scadenza dei finanziamenti, che in alcuni casi arrivano a 75 anni. Non è una regola valida per tutti i prestiti, ma l’età avanzata può rendere più difficile ottenere un finanziamento, soprattutto se deve essere rimborsato in molti anni.

«Uno dei fattori che influiscono sul dato è anche la media alta d’età nella provincia di Grosseto. Il territorio è composto sia da realtà dinamiche che da quelle meno dinamiche e la densità di popolazione è molto bassa e si concentra soprattutto in molti borghi, dove c’è un’età media molto alta – dice Romualdi – Credo che influisca anche una certa visione molto diffusa, ovvero che si compra quando si hanno tutti i soldi e la visione che si ha del debito».

Una mentalità che potrebbe derivare anche dalla cultura contadina della Maremma, dove prima di comprare qualcosa si preferiva avere da parte tutti i soldi necessari. Il debito, soprattutto per le generazioni più anziane, è qualcosa da evitare quando possibile.

I microfinanziamenti

Inoltre ci sono fenomeni che sono sempre più diffusi anche in provincia, come i microfinanziamenti fatti direttamente in negozio o online e la formula “compra ora e paga dopo”. Si tratta di finanziamenti spesso molto piccoli, che permettono di acquistare un prodotto e pagarlo in diverse rate.

Anche la ricerca Ires Toscana si sofferma su questo fenomeno: a livello nazionale il ricorso a queste formule è cresciuto di circa il 50% su base annua e la Toscana, insieme al Lazio, è tra le regioni del Centro Italia dove vengono utilizzate maggiormente. A farne uso sono soprattutto i giovani, per comprare vestiti, prodotti tecnologici o pagare viaggi e altre spese.

«In questi casi bisogna fare attenzione, anche perché i tassi d’interesse sono molto alti e che sì, tradotti sono 100 euro in più in un anno per l’acquisto di un telefono – dice Romualdi – Ma comunque si aggirano intorno al 14%. Fra l’altro molti rivenditori guadagnano più sul prestito che sul prodotto venduto, quindi spingono alla rateizzazione dell’oggetto».

E lo stesso vale per l’acquisto delle auto. Non bisogna guardare soltanto quanto si paga ogni mese, ma quanto si finisce per spendere alla fine del finanziamento, perché una rata bassa può sembrare conveniente, ma alla fine il prodotto potrebbe costare molto più del prezzo iniziale.

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