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La Maremma è la zona dove nascono meno bambini in Toscana

Lo studio dell’Agenzia regionale di sanità fotografa il crollo delle nascite. Le Colline dell’Albegna hanno il tasso di natalità più basso fra le Zone-distretto toscane, mentre Sassetta è agli ultimi posti tra i Comuni. Giani annuncia 10 milioni di euro per sostenere le famiglie e 500 euro alle neomamme dal 2027
Un neonato

GROSSETO – PIOMBINO. Ci sono territori nei quali il problema non è soltanto che nascono sempre meno bambini. È che, anno dopo anno, diventa più difficile immaginare chi abiterà i paesi, frequenterà le scuole, lavorerà nelle imprese e terrà in vita le comunità.

La Maremma e la Val di Cornia sono dentro questa trasformazione demografica. E i numeri appena pubblicati dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana raccontano una realtà che merita attenzione.

Le Colline dell’Albegna registrano il tasso di natalità più basso fra tutte le Zone-distretto della Toscana: 4,50 bambini nati ogni mille abitanti.

In Val di Cornia spicca invece il caso di Sassetta, con appena 1,371 nati ogni mille residenti, uno dei valori più bassi dell’intera regione.

Sono due dei dati più significativi dello studio sulla natalità presentato il 22 ottobre dall’Ars, insieme al presidente della Regione Eugenio Giani.

Un’indagine che accompagna l’annuncio di una nuova misura regionale: 10 milioni di euro per sostenere la natalità, con un contributo di 500 euro per ogni neomamma a partire dal 2027.

Ma i numeri raccontano un problema che va ben oltre il costo dei primi mesi di vita di un bambino.

Colline dell’Albegna, il primato negativo della Toscana

La ricerca dell’Ars prende in esame il triennio 2022-2024, utilizzando una media pluriennale per rendere più attendibile il confronto tra i territori.

Il risultato per la Maremma meridionale è particolarmente significativo.

Nelle Colline dell’Albegna il tasso di natalità si ferma a 4,50 nati ogni mille abitanti, contro una media toscana di 5,76.

All’estremo opposto della graduatoria regionale si trova l’Empolese Valdelsa Valdarno, con 6,32 nati ogni mille abitanti.

Significa che il territorio dell’Albegna registra un tasso di natalità inferiore di circa il 22% rispetto alla media regionale.

Non è una differenza marginale.

È il segnale di una struttura demografica nella quale pesano la presenza di una popolazione anziana, la riduzione delle generazioni più giovani e il numero sempre più limitato di persone in età riproduttiva.

Il tasso, da solo, non permette di stabilire quanto dipenda dalle difficoltà economiche o dai servizi disponibili. Ma descrive una condizione che riguarda direttamente il futuro del territorio.

Meno bambini significano, nel tempo, meno iscrizioni scolastiche, meno giovani famiglie e una pressione crescente sulla capacità delle comunità di mantenere servizi e attività.

A Sassetta appena 1,371 nati ogni mille abitanti

Se il dato dell’Albegna colpisce per la sua dimensione territoriale, quello di Sassetta è ancora più impressionante.

Nel confronto tra i 273 Comuni toscani, il piccolo centro della Val di Cornia compare tra quelli con la natalità più bassa.

Il suo tasso medio nel triennio 2022-2024 è di 1,371 nati ogni mille residenti.

Per comprendere la distanza, basta confrontarlo con la media regionale di 5,76.

Sassetta registra un valore inferiore di circa il 76%.

È però indispensabile una precisazione: nei Comuni con pochissimi abitanti, anche una o due nascite in più possono modificare sensibilmente il risultato.

Lo sottolinea la stessa Agenzia regionale di sanità, invitando a non trasformare automaticamente queste graduatorie in giudizi sulla qualità della vita o sull’efficacia delle amministrazioni locali.

Resta il fatto che il dato racconta una fragilità demografica evidente.

Per un piccolo paese, la nascita di un bambino non è soltanto un evento familiare. È anche una prospettiva di futuro per una comunità che deve continuare a mantenere servizi, relazioni e opportunità per le nuove generazioni.

Anche la Val di Cornia deve fare i conti con la denatalità

La ricerca mette in evidenza le differenze tra i Comuni, ma per comprendere il fenomeno nella Val di Cornia occorre considerare anche i dati delle aree più vaste.

Un precedente rapporto Ars, riferito al 2024, registra nella Zona-distretto Bassa Val di Cecina-Val di Cornia 683 nati su 135.037 abitanti, con un tasso di circa 5,1 per mille.

È un valore inferiore alla media regionale registrata nello stesso anno.

Il dato riguarda però l’intera Zona-distretto, che comprende anche la Bassa Val di Cecina, e non può essere attribuito alla sola Val di Cornia.

Il confronto con il caso di Sassetta mostra comunque quanto la situazione possa essere differente anche all’interno di uno stesso territorio.

I problemi demografici dei piccoli centri dell’entroterra non sono necessariamente identici a quelli delle città costiere, dove incidono anche altri fattori, come le opportunità di lavoro, l’accesso alla casa e la possibilità di costruire una famiglia senza dover lasciare il territorio.

In Toscana persi quasi 14mila nati all’anno dal 2008

Il quadro regionale aiuta a comprendere la portata della trasformazione.

Nel 2008 in Toscana erano nati 33.610 bambini.

Nel 2025 sono stati 19.908.

In diciassette anni la regione ha perso oltre 13.700 nascite annue, con una riduzione di circa il 41%.

Il tasso di natalità è passato da 9,2 a 5,4 nati ogni mille abitanti.

La Toscana si colloca così sotto la media italiana, pari a 6,0, e ancora più lontano dal dato europeo di 7,9, riferito al 2024.

Ma la diminuzione delle nascite non dipende soltanto dal fatto che le coppie decidono di avere meno figli.

In Toscana stanno diminuendo anche le donne in età fertile.

Tra il 2010 e il 2025, la popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni si è ridotta del 17,5%.

È un meccanismo che tende ad alimentarsi nel tempo: meno bambini oggi significano anche generazioni meno numerose di possibili genitori domani.

Il primo figlio arriva a 32 anni, sotto i 30 la fecondità è quasi dimezzata

Lo studio Ars evidenzia un altro cambiamento profondo.

Nel 1980, in Toscana, l’età media alla nascita del primo figlio era di 25,5 anni.

Nel 2025 ha raggiunto 32,4 anni.

Quasi sette anni in più.

Contemporaneamente, tra il 2005 e il 2025, il tasso di fecondità delle donne sotto i trent’anni è diminuito del 46,5%.

Aumentano invece le nascite nelle fasce di età più avanzate, soprattutto oltre i quarant’anni.

Nel complesso, il numero medio di figli per donna in Toscana è sceso a 1,08, contro 1,14 in Italia.

Sono numeri che raccontano una maternità sempre più tardiva e un numero di figli sempre più ridotto.

Dietro questa trasformazione ci sono percorsi di studio più lunghi, difficoltà a trovare un’occupazione stabile, stipendi insufficienti, problemi di accesso all’abitazione e incertezze sul futuro.

Condizioni che possono diventare ancora più pesanti nei territori nei quali trovare lavoro, servizi per l’infanzia o un’assistenza sanitaria vicina a casa è particolarmente difficile.

Giani annuncia 500 euro per ogni neomamma dal 2027

È in questo scenario che arriva la proposta della Regione Toscana.

Il presidente Eugenio Giani ha annunciato il progetto “Si nasce in Toscana”, che prevede uno stanziamento complessivo di dieci milioni di euro.

La prima parte, pari a cinque milioni di risorse regionali, sarà destinata a un contributo di 500 euro per le neomamme, a partire dal 2027.

Gli altri cinque milioni, provenienti dal Fondo sociale europeo, serviranno a sostenere le donne lavoratrici, secondo criteri di reddito e nel rispetto delle regole di utilizzo delle risorse.

L’attenzione sarà rivolta soprattutto ai servizi per l’infanzia e alla conciliazione tra lavoro e famiglia.

«Vogliamo che le donne sentano che le istituzioni sono loro vicine nella maternità e nei servizi che offrono», ha spiegato Giani.

Il presidente ha ricordato che la misura si inserisce nel sistema regionale di welfare, insieme agli interventi per gli asili nido e per i libri scolastici.

Il contributo non è ancora operativo.

Le risorse dovranno essere inserite nel bilancio regionale 2027 e saranno successivamente definiti i criteri per accedervi.

Bastano 500 euro per invertire la tendenza?

La domanda che emerge dai numeri dello studio è inevitabile.

Un contributo economico alla nascita può rappresentare un sostegno per una famiglia, soprattutto in una fase nella quale le spese aumentano rapidamente.

Ma la ricerca Ars mostra che la denatalità è un fenomeno strutturale.

Non dipende soltanto dal costo dei pannolini, dei vestiti o delle prime necessità.

Dipende anche dalla possibilità di trovare un lavoro stabile, avere una casa, poter contare su un asilo nido, raggiungere facilmente i servizi sanitari e immaginare un futuro nel luogo in cui si vive.

Per questo, nelle Colline dell’Albegna come nei piccoli Comuni della Val di Cornia, la questione non riguarda soltanto le politiche familiari.

Riguarda la capacità di mantenere vivi i territori.

Il coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Ars, Fabio Voller, sottolinea che la riduzione delle nascite non può essere interpretata come una semplice scelta individuale.

Occorre distinguere gli effetti del cambiamento demografico da quelli legati alle condizioni di vita delle persone e alle possibilità concrete di progettare una famiglia.

Anche Giovanni Grasso, commissario dell’Ars, richiama l’importanza di utilizzare questi dati per orientare le decisioni pubbliche.

Il futuro della Maremma e della Val di Cornia passa anche dalle culle

C’è un aspetto che rende particolarmente importante questa ricerca per i territori della Toscana meridionale.

La denatalità non produce conseguenze soltanto nel lungo periodo.

Si riflette già oggi sulla necessità di organizzare i servizi scolastici, sanitari e sociali in comunità dove la popolazione anziana ha un peso crescente e le nuove generazioni sono meno numerose.

Nelle aree interne, inoltre, la distanza dai servizi può diventare un ulteriore ostacolo per chi vorrebbe mettere su famiglia.

Per questo il dato delle Colline dell’Albegna e quello di Sassetta non dovrebbero essere letti come semplici curiosità statistiche.

Sono indicatori di una trasformazione che coinvolge l’intera organizzazione della vita locale.

La Regione prova a intervenire con dieci milioni di euro e un sostegno economico alle neomamme.

Ma la sfida, per la Maremma e la Val di Cornia, è più grande: creare le condizioni perché i giovani possano scegliere di restare, lavorare e crescere i propri figli nei territori in cui sono nati.

Perché il problema non è soltanto quanti bambini nasceranno nel 2027.

È capire quante famiglie potranno ancora immaginare il proprio futuro qui.

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