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Tutela dei lavoratori nei contratti comunali, la maggioranza boccia la proposta. Scoppia la polemica

Bocciata la mozione delle opposizioni che chiedeva di introdurre specifiche garanzie contro lo sfruttamento lavorativo nei contratti stipulati dal Comune. La maggioranza solleva il problema degli aggravi burocratici. Solo Boscaglia (Lega) vota a favore
Il comune di Follonica
Il comune di Follonica

FOLLONICA. Inserire nei contratti stipulati dal Comune di Follonica clausole specifiche per tutelare i lavoratori e contrastare lo sfruttamento lavorativo. Era questo uno dei punti centrali della mozione presentata dalle opposizioni e bocciata dalla maggioranza che sostiene il sindaco Matteo Buoncristiani. Una proposta che, secondo quanto emerso nel dibattito consiliare, avrebbe comportato ulteriori adempimenti per gli uffici comunali e per le imprese.

E così, una mozione per contrastare il caporalato, lo sfruttamento dei lavoratori e le irregolarità negli appalti e nelle attività economiche finisce al centro dello scontro politico a Follonica. A votare a favore, tra i consiglieri di maggioranza, è stato soltanto Stefano Boscaglia della Lega.

Una decisione che ha provocato la dura reazione dei consiglieri Emanuele Betti, Francesco Ciompi, Mirjam Giorgieri, Giacomo Manni, Andrea Pecorini e Francesca Stella, firmatari di un comunicato congiunto nel quale contestano sia l’esito della votazione sia le motivazioni espresse durante il dibattito.

La mozione bocciata e le motivazioni della maggioranza

Durante la discussione in consiglio comunale sono state sollevate diverse obiezioni alla proposta. «Ci è stato detto che di questi problemi deve occuparsi il Governo, che istituire tavoli di confronto rischia di produrre un sovraccarico e che introdurre clausole di tutela nei bandi comporterebbe un aggravio di lavoro per i dipendenti comunali e per le aziende».

In particolare, la consigliera Lenzi ha evidenziato il rischio che le misure proposte potessero appesantire le procedure di affidamento, scoraggiando la partecipazione delle piccole e medie imprese. Una posizione che i firmatari della mozione contestano: «La legalità non è un ostacolo all’attività economica. È una garanzia per chi lavora e per chi fa impresa rispettando le regole» dicono.

Secondo i consiglieri, infatti, sono proprio le aziende che rispettano contratti e normative a subire maggiormente gli effetti della concorrenza sleale da parte di chi utilizza lavoro irregolare o comprime i diritti dei dipendenti.

«Non chiedevamo al Comune di sostituirsi agli ispettori»

I promotori della mozione respingono l’idea che la proposta volesse attribuire al Comune competenze che spettano ad altri organismi. «La nostra mozione non chiedeva al Comune di sostituirsi agli organi ispettivi né pretendeva di risolvere, da sola, problemi complessi». L’obiettivo, spiegano, era quello di rafforzare la prevenzione e la collaborazione tra istituzioni, organizzazioni sindacali e associazioni delle imprese, individuando strumenti compatibili con la normativa per garantire maggiore trasparenza negli appalti, nei subappalti e nelle filiere economiche.

Un ruolo importante sarebbe stato affidato al confronto con sindacati, associazioni datoriali, enti bilaterali e organismi competenti. «Coinvolgerle avrebbe significato partire dalla conoscenza concreta del territorio per costruire risposte condivise, non introdurre procedure a tavolino senza valutarne la sostenibilità».

Il nodo della burocrazia e delle imprese

Uno dei punti più controversi riguarda proprio l’introduzione di eventuali clausole di tutela nelle procedure di affidamento. Per la maggioranza queste misure rischierebbero di aumentare gli adempimenti amministrativi e di creare difficoltà soprattutto alle imprese più piccole. I firmatari ritengono invece che sarebbe stato possibile discutere eventuali modifiche al testo, individuando soluzioni capaci di conciliare la semplificazione amministrativa con la tutela dei diritti dei lavoratori.

«Se alcune misure fossero state ritenute troppo onerose o difficili da applicare, avremmo potuto discuterne, individuare correttivi e valutare insieme gli strumenti più efficaci» spiegano dall’opposizione. La critica è dunque rivolta anche alla mancata ricerca di un compromesso.

«Bocciare la mozione senza assumere l’impegno a costruire un percorso alternativo significa rinunciare a un’occasione di confronto su una questione che riguarda anche la qualità dello sviluppo della nostra città».

Turismo, ristorazione ed edilizia: il lavoro al centro della discussione

La questione assume un significato particolare in una città come Follonica, dove turismo, ristorazione, stabilimenti balneari, commercio, edilizia e occupazione stagionale rappresentano settori fondamentali dell’economia locale. Secondo i sei consiglieri, proprio questa struttura economica dovrebbe spingere l’amministrazione comunale a prestare maggiore attenzione alla qualità dell’occupazione e alle condizioni dei lavoratori.

«Lo sviluppo turistico – dicono – non può essere misurato soltanto attraverso le presenze e gli incassi, ma anche attraverso il rispetto dei diritti di chi lavora». La mozione, sottolineano, non era rivolta contro il mondo imprenditoriale, ma intendeva sostenere proprio quelle attività che rispettano le regole e che rischiano di essere penalizzate da fenomeni come lavoro nero, lavoro grigio e dumping contrattuale.

«Allora a cosa servono le iniziative sulla legalità?»

Nel comunicato i consiglieri affrontano anche un’altra obiezione che, a loro dire, sarebbe emersa durante il dibattito: una mozione consiliare non sarebbe sufficiente a risolvere fenomeni complessi come il caporalato. Un’osservazione che i firmatari considerano corretta nella sostanza, ma non sufficiente a giustificare il voto contrario.

«Seguendo questo ragionamento dovremmo chiederci quale sia il senso delle giornate dedicate alla legalità nelle scuole, delle iniziative pubbliche di sensibilizzazione o dell’adesione del Comune alla rete di Avviso Pubblico».

Nessuna di queste iniziative, osservano, può eliminare da sola i fenomeni illegali. Ma tutte possono contribuire a costruire una maggiore consapevolezza. E lo stesso vale, secondo i consiglieri, per gli atti di indirizzo politico approvati dai consigli comunali. «Le mozioni consiliari servono proprio a questo: esprimere un indirizzo politico, assumere una posizione chiara e impegnare l’amministrazione a tradurre i principi in iniziative concrete».

«La dignità del lavoro non è un problema burocratico»

La presa di posizione si conclude con un richiamo alla responsabilità delle istituzioni locali e alla necessità di tutelare contemporaneamente lavoratori e imprese corrette. «Il contrasto al caporalato, allo sfruttamento lavorativo, al lavoro nero e grigio e al dumping contrattuale non è una battaglia contro le imprese. È una battaglia per le imprese che rispettano le regole, per chi lavora e per una concorrenza leale».

Poi l’affondo finale dei sei consiglieri. «Chi lavora bene deve essere tutelato. Chi rispetta le regole deve essere valorizzato. La dignità del lavoro non può diventare un problema burocratico da evitare».

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