GROSSETO. Aveva lasciato le montagne del Bellunese quando era ancora molto giovane, aveva vissuto in Lombardia, costruito una famiglia e cambiato diversi lavori, fino ad arrivare in Maremma, dove da qualche anno si era stabilito a Scansano. E proprio all’ospedale Misericordia di Grosseto, a pochi passi dal luogo in cui venerdì 9 ottobre è stato trovato senza vita, lavorava per una cooperativa che si occupava della manutenzione e della pulizia della struttura sanitaria.
È uno dei particolari che emergono nella ricostruzione della vita dell’uomo di 54 anni, originario di Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno, trovato morto nel tardo pomeriggio di venerdì 9 ottobre nell’area alle spalle dell’ospedale.
Un dettaglio che contribuisce a spiegare il suo legame con quel luogo, anche se non chiarisce perché si trovasse proprio lì nel momento in cui ha perso la vita.
Da tempo, inoltre, l’uomo stava affrontando una malattia gravissima, che aveva compromesso profondamente le sue condizioni di salute.
Eppure, nonostante gli elementi raccolti dagli investigatori e le circostanze personali che stanno emergendo, la sua morte resta ancora senza una spiegazione certa.
A ucciderlo è stata una ferita da coltello vicino al cuore, che avrebbe provocato un decesso pressoché immediato. L’arma è stata trovata accanto al corpo, ma la sua presenza non è sufficiente a stabilire come siano andate le cose.
La Procura di Grosseto, con il pubblico ministero Mauro Lavra, ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita martedì 13 ottobre all’obitorio dell’ospedale Misericordia.
Gli investigatori non hanno ancora escluso nessuna delle due ipotesi principali: omicidio oppure gesto volontario.
Dalle Dolomiti a Scansano, una vita trascorsa lontano dal paese d’origine
Per ricostruire la storia del 54enne bisogna tornare sulle Dolomiti, a Colle Santa Lucia, il piccolo paese bellunese dove era cresciuto e dove vivono ancora alcuni suoi familiari.
Il 54enne era cresciuto con la nonna. Chi lo ricordava da giovane lo descriveva come una persona buona, segnata da esperienze dolorose ma animata dal desiderio di costruirsi una vita diversa.
Intorno ai vent’anni aveva lasciato il paese d’origine, trasferendosi in Lombardia e ad Erba, in provincia di Como, aveva costruito una famiglia e lavorato nel settore della ristorazione, specializzandosi come pasticcere.
Successivamente aveva cambiato attività, lavorando anche come autista per Flixbus, prima di trasferirsi in Toscana, dove aveva vissuto a Scandicci.
Da alcuni anni aveva scelto Scansano, dove aveva trovato casa e un nuovo lavoro. Era impiegato da una cooperativa che svolgeva servizi di manutenzione e pulizia all’interno dell’ospedale Misericordia di Grosseto.
La diagnosi di una malattia terribile
Negli ultimi tempi, però, la vita dell’uomo era stata sconvolta da una diagnosi pesantissima. Gli era stata diagnosticata una malattia molto grave, che ne aveva progressivamente compromesso le condizioni fisiche.
A parlarne è anche un’amica dell’uomo, che appena saputa della tragica morte del 54enne, ha affidato a Facebook un lungo messaggio. La malattia lo aveva debilitato al punto da rendergli difficile, in alcuni momenti, persino alzarsi dal letto.
Il ritrovamento venerdì pomeriggio dietro al Misericordia
L’allarme è scattato venerdì 9 ottobre, intorno alle 17.30. Il corpo del 54enne era nell’area alle spalle dell’ospedale Misericordia, a pochi metri dalla strada che collega il parcheggio alla zona della Serenissima.
Un punto non lontano dal movimento continuo di auto e mezzi di soccorso che ogni giorno raggiungono il polo sanitario grossetano. Quando è stato trovato, l’uomo era già morto.
Sul posto sono arrivati gli agenti della polizia e gli specialisti della scientifica, che hanno lavorato per ore per eseguire i rilievi e raccogliere ogni possibile elemento utile alle indagini.
La morte sarebbe stata provocata da un fendente inferto vicino al cuore, con conseguenze pressoché immediate. Il coltello è stato trovato nelle immediate vicinanze del cadavere.
La posizione dell’arma, le caratteristiche della ferita e gli eventuali altri segni rilevati sul corpo sono tutti aspetti che dovranno essere valutati dagli specialisti e confrontati con il risultato dell’esame autoptico.
Nessuna telecamera sul luogo della morte
A complicare la ricostruzione c’è anche un problema legato alla videosorveglianza: nelle immediate vicinanze del luogo in cui è stato trovato il corpo non ci sono telecamere.
Gli impianti più vicini si trovano a qualche centinaio di metri, nella zona della Senese. Le immagini potranno essere utili per ricostruire eventuali passaggi e spostamenti nelle ore precedenti alla morte, ma non riprendono direttamente il punto del ritrovamento.
Per questo gli investigatori dovranno mettere insieme i risultati dei rilievi scientifici, gli accertamenti medico-legali e gli elementi raccolti sulla vita e sugli ultimi movimenti dell’uomo.
I dubbi dell’amica: «Che cosa ci faceva vicino all’ospedale?»
La notizia della morte ha raggiunto anche il Bellunese, dove il 54enne era nato e aveva conservato amicizie e legami. Tra le persone più colpite c’è un’amica che ha deciso di pubblicare un messaggio sui social, esprimendo una serie di interrogativi sulle circostanze del decesso.
«Ho riflettuto prima di pubblicare questo post in quanto si tratta di un argomento sensibile, ma ho dormito poco e male», scrive la donna.
L’amica s’interroga soprattutto sulle modalità della morte e sulla presenza dell’uomo vicino all’ospedale. «Chi avesse visto qualcosa o fosse a conoscenza di ulteriori dettagli, può farmelo sapere? Cosa ci faceva vicino all’ospedale di Grosseto? Dov’è la sua auto?», domanda.
Nel messaggio descrive anche alcuni oggetti personali che l’uomo era solito portare con sé: un orologio Tissot con un quadrante piuttosto grande, una borsa di pelle rossa con tracolla lunga e un telefono Samsung Galaxy Fold.
Particolari che ha voluto condividere nella speranza che qualcuno possa fornire informazioni utili. La donna si è anche messa in contatto con la Questura, portando i propri dubbi all’attenzione degli investigatori.
Le sue domande sono quelle di una persona che conosceva il 54enne e vuole capire che cosa gli sia successo. Non rappresentano, naturalmente, la prova che sia stato commesso un omicidio.
L’auto non è scomparsa: l’aveva venduta prima di morire
Uno degli interrogativi sollevati dall’amica, però, ha già trovato una risposta. L’automobile dell’uomo non è scomparsa: il 54enne l’aveva venduta prima della morte.
Non essendo a conoscenza della vendita, l’amica si era chiesta dove fosse finito il veicolo e se la sua assenza potesse essere collegata alla tragedia.
Ma l’auto era già stata ceduta quando l’uomo è morto, e dunque non si tratta di un mezzo scomparso dopo il ritrovamento del corpo.
Restano invece da chiarire gli eventuali accertamenti sugli effetti personali che l’uomo aveva con sé e su quelli descritti dall’amica.
Martedì l’autopsia, la Procura attende le risposte
Il passaggio decisivo dell’inchiesta è previsto per martedì 13 ottobre, quando sarà eseguita l’autopsia all’obitorio dell’ospedale Misericordia.
L’esame, disposto dalla Procura di Grosseto, dovrà fornire elementi sulle caratteristiche della ferita mortale e sulla dinamica del decesso.
Il pubblico ministero Mauro Lavra attende i risultati degli accertamenti medico-legali, che saranno valutati insieme ai rilievi eseguiti dalla scientifica.
La questione centrale resta stabilire se la ferita sia compatibile con un gesto volontario oppure se vi siano elementi che facciano ipotizzare l’intervento di un’altra persona.
Una risposta che non può essere anticipata e che potrebbe richiedere ulteriori approfondimenti anche dopo l’esame autoptico.
Una vita difficile e una morte ancora tutta da spiegare
La storia del 54enne trovato morto dietro all’ospedale Misericordia è quella di un uomo che aveva lasciato giovanissimo il paese sulle Dolomiti, aveva lavorato in Lombardia e aveva poi scelto la Maremma per una nuova fase della propria vita.
Viveva a Scansano e lavorava a Grosseto, proprio nell’ospedale vicino al quale è stato trovato senza vita.
Negli ultimi tempi aveva dovuto affrontare anche il peso di una malattia gravissima.
Ma né il suo passato né le difficoltà legate alla salute possono spiegare, da soli, che cosa sia accaduto venerdì pomeriggio.
Ci sono una ferita mortale, un coltello trovato vicino al corpo, un luogo senza telecamere e un’indagine ancora aperta.
Ci sono i dubbi di un’amica che si è rivolta alla polizia e un elemento già chiarito, quello dell’automobile venduta prima della morte.
E c’è soprattutto una domanda alla quale, per il momento, nessuno può dare una risposta definitiva.
Che cosa è successo davvero dietro all’ospedale Misericordia?
L’autopsia di martedì sarà il prossimo passaggio per provare a ricostruire le ultime ore del 54enne e chiarire le circostanze di una morte che resta ancora avvolta nell’incertezza.



