SCANSANO. C’è una donna che ha appena compiuto 104 anni, ci sono altri anziani che nella Rsa San Giovanni hanno trovato una seconda casa, ci sono una ventina di lavoratori che ogni giorno si prendono cura di loro. E poi c’è un paese che non vuole perdere un altro pezzo dei suoi servizi, dopo aver visto chiudere sportelli bancari e attività commerciali, e che adesso si mobilita contro la prospettiva di veder chiudere anche la residenza sanitaria assistenziale ospitata nell’ex ospedale.
Ma nell’assemblea pubblica organizzata giovedì 8 ottobre dai consiglieri comunali di minoranza Claudio Chelli, Francesco Marchi e Gian Carlo Tenerini è emersa anche una denuncia che apre un’altra questione: secondo Marchi, i 25 anziani ospitati nella struttura avrebbero trascorso l’estate senza aria condizionata, all’ultimo piano dell’edificio, insieme agli operatori costretti a lavorare nelle stesse condizioni.
Una circostanza sulla quale il consigliere ha chiamato direttamente in causa Coeso Società della Salute e Asl Toscana sud est e che trova un riscontro, almeno per quanto riguarda la mancanza dei condizionatori, anche nell’intervento diffuso dalla Cgil. Restano invece da verificare le effettive condizioni climatiche degli ambienti e le eventuali misure adottate durante i mesi più caldi.
Una donna compie 104 anni, il paese le dedica un applauso
L’assemblea, secondo il resoconto diffuso dagli organizzatori, ha registrato una grande partecipazione. Un segnale che i tre consiglieri interpretano come la dimostrazione della preoccupazione dei cittadini per il futuro della struttura. A raccontare il significato che il San Giovanni ha assunto negli anni per gli ospiti è stato Francesco Marchi, ex sindaco di Scansano, che ha ricordato come nella residenza vivano anche due persone ultracentenarie.
Una di loro, proprio il giorno dell’incontro, ha compiuto 104 anni. Quando Marchi lo ha raccontato, i presenti le hanno dedicato un lungo applauso.
Un momento che ha riportato la discussione al suo punto più delicato: che cosa significherebbe trasferire persone molto anziane, abituate da tempo agli stessi ambienti, agli stessi operatori e alle stesse relazioni, in una struttura diversa. «Sarebbe un errore gravissimo spostare gli ospiti in un’altra residenza, anche se più nuova, dove avrebbero sicuramente difficoltà ad ambientarsi», ha sostenuto Marchi.
Il consigliere ha voluto sottolineare anche il lavoro del personale, descrivendo gli operatori come persone che assistono gli anziani con competenza e attenzione.
La denuncia: «Venticinque anziani al caldo, senza condizionatori»
È stato però il racconto delle condizioni nelle quali, secondo Marchi, gli ospiti avrebbero trascorso l’estate a introdurre uno degli aspetti più controversi della vicenda. «Sono venuto a conoscenza solo in questi giorni che la Rsa non ha neppure un condizionatore», ha dichiarato il consigliere.
Marchi sostiene che gli anziani, molti dei quali fragili e con problemi di salute, siano rimasti durante i mesi estivi all’ultimo piano dell’edificio senza un impianto di climatizzazione, mentre anche i circa 20 addetti avrebbero dovuto lavorare in condizioni particolarmente difficili.
Il consigliere ha rivolto parole molto dure a Coeso e Asl, accusandoli di non aver garantito condizioni adeguate.
La questione non è sollevata soltanto dalla minoranza. Anche Cgil, Funzione pubblica e Spi Cgil, nel loro intervento del 9 ottobre, hanno segnalato l’assenza di condizionatori nell’immobile, insieme alle condizioni generali di deterioramento della struttura.
La Rsa ha perso dieci posti letto. E la Cgil parla di 400mila euro di squilibrio
Le difficoltà del San Giovanni vengono da lontano. Nel 2022, a causa di problemi legati alla sicurezza antincendio, i posti disponibili sono stati ridotti da 35 a 25. Una diminuzione che ha inciso sulla capacità ricettiva e, secondo la ricostruzione della Cgil, anche sull’equilibrio economico della gestione.
Il sindacato parla infatti di uno squilibrio strutturale di circa 400mila euro, che ritiene almeno in parte riconducibile alle minori entrate derivanti dalla riduzione dei posti letto. Il dato deve ancora essere confrontato con i documenti contabili del Coeso, per stabilirne l’esatta natura e il periodo di riferimento.
C’è dunque una domanda che attraversa tutta la vicenda: se una parte delle difficoltà economiche deriva dalla perdita di dieci posti, sarebbe stato possibile recuperare la piena capacità della struttura attraverso gli interventi necessari per adeguarla alle norme? È anche su questo punto che la Cgil chiede una valutazione complessiva, senza considerare la chiusura come l’unica soluzione.
Accanto al San Giovanni nasce una Rsa privata da 48 posti
A rendere ancora più delicata la questione è la costruzione di una nuova residenza sanitaria assistenziale privata, da 48 posti, i cui lavori, secondo la Cgil, sono già in fase avanzata.
La minoranza sostiene che il Coeso abbia stipulato una convenzione con la nuova struttura per accogliere gli anziani attualmente ospitati nel San Giovanni. Anche la Cisl fa riferimento alla prospettiva di un trasferimento, chiedendo però garanzie sui tempi e sulle modalità. Il dato che emerge è: se entrambe le strutture rimanessero operative, Scansano potrebbe disporre teoricamente di 73 posti complessivi, contro i 25 attuali. Se invece il San Giovanni chiudesse e i suoi ospiti venissero trasferiti nella nuova Rsa, la capacità complessiva sarebbe di 48 posti, con un incremento netto di 23.
Un calcolo che riguarda la capacità ricettiva e non necessariamente i posti effettivamente autorizzati, accreditati o convenzionati.
Per la Cgil, la soluzione dovrebbe essere cercata nel recupero dell’edificio esistente, valutando una ristrutturazione profonda o perfino una ricostruzione, con la possibilità di affiancare all’assistenza residenziale nuovi servizi riabilitativi e forme di abitare condiviso per gli anziani.
La paura per i lavoratori: «Servono garanzie sul passaggio»
Il futuro degli operatori è l’altro grande interrogativo. Durante l’assemblea è intervenuto Simone Gobbi, segretario generale della Cisl di Grosseto, che ha ribadito la vicinanza del sindacato ai dipendenti e alle famiglie degli ospiti.
Secondo il resoconto della minoranza, nel confronto è stato richiamato anche quanto sarebbe accaduto al personale del Pizzetti, come esempio delle possibili difficoltà legate al passaggio da un gestore a un altro.
La Cisl chiede che prima di qualsiasi trasferimento venga aperto un tavolo con Coeso, attuale cooperativa e futuro gestore della nuova Rsa, per chiarire le condizioni occupazionali e contrattuali e tutelare la continuità assistenziale.
Gobbi ha inoltre contestato la mancata riqualificazione dell’immobile, sostenendo che negli anni si sarebbero potute valutare opportunità di finanziamento, anche attraverso il Pnrr. Per quanto riguarda l’attuale affidamento, un elemento documentale esiste: nella Gazzetta Ufficiale del 3 luglio 2023 risulta l’aggiudicazione dei servizi socioassistenziali e generali della Rsa San Giovanni alla cooperativa sociale Medihospes, con contratto stipulato il 1° giugno 2023 e un valore di oltre 3 milioni di euro più Iva.
La sindaca: «Mi sono battuta contro la chiusura»
All’assemblea ha partecipato anche la sindaca Maria Bice Ginesi, che ha confermato la propria contrarietà alla prospettiva di chiusura. La prima cittadina aveva già espresso il proprio dissenso nella Giunta esecutiva del Coeso del 28 settembre, quando aveva votato contro il bilancio consuntivo 2025 e il documento collegato contenente la relazione sulla Rsa.
Come aveva raccontato a MaremmaOggi, Ginesi sostiene di aver appreso della prospettiva di chiusura soltanto attraverso gli atti della seduta, senza un confronto preventivo con l’amministrazione comunale. La vicenda era stata ricostruita nel nostro articolo La Rsa verso la chiusura, la sindaca lo scopre dagli atti.
La sindaca ha inoltre annunciato l’intenzione di incontrare personalmente l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni. Anche il vicesindaco e assessore alla Salute Matteo Ceriola ha ribadito la contrarietà dell’amministrazione alla chiusura.
La questione arriva in Regione
All’incontro hanno partecipato anche Roberto Berardi e il consigliere regionale Luca Minucci. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, Berardi ha espresso contrarietà alla chiusura e si è dichiarato disponibile a sostenere iniziative finalizzate al mantenimento del San Giovanni.
Minucci ha annunciato invece due iniziative in Regione: la presentazione di un’interrogazione e la richiesta di convocazione della commissione Sanità, con l’audizione di una delegazione del Comune di Scansano.
Si tratta, al momento, di impegni annunciati durante l’assemblea, dei quali andrà verificata la formalizzazione.
Il rischio di perdere anche l’ex ospedale
La vicenda riguarda infine un patrimonio immobiliare di circa 3.500 metri quadrati, nel cuore di Scansano, di proprietà dell’Azienda sanitaria. Nell’edificio, oltre alla Rsa, trovano spazio il punto prelievi, servizi amministrativi e sociosanitari, attività infermieristiche e altri presidi territoriali.
Per il complesso è prevista anche una Casa di comunità spoke, sulla cui effettiva realizzazione la sindaca e i sindacati chiedono chiarezza. La preoccupazione è che la chiusura della residenza lasci inutilizzata una parte ancora maggiore dell’immobile, senza un progetto definito per il suo recupero.
Un rischio che i consiglieri di minoranza collegano al progressivo impoverimento dei servizi del paese, ricordando la chiusura di due sportelli bancari e di diverse attività commerciali.
«Per me questa questione non è ancora chiusa», ha dichiarato Marchi. E il confronto che si annuncia nelle prossime settimane dovrà chiarire non soltanto se il San Giovanni continuerà a ospitare anziani, ma anche quale futuro attenda un edificio che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per la sanità e l’assistenza a Scansano.



