GROSSETO. Un camice da medico e una maglia da calciatore. In mezzo una vita trascorsa a Grosseto, una città che Lorenzo Zauli aveva scelto e alla quale era rimasto profondamente legato.
Lorenzo Zauli è morto domenica 4 ottobre a 77 anni. Medico anestesista, per decenni volto conosciuto della sanità grossetana, aveva avuto anche un’altra vita. Quella del calciatore.
E non di un calciatore qualsiasi per Grosseto. Negli anni Settanta Zauli aveva indossato la maglia del Grifone in Serie C, giocando da trequartista e diventando uno degli uomini della squadra biancorossa di quegli anni.
Una passione, quella per il calcio, che sarebbe poi passata al figlio Lamberto Zauli, cresciuto a Grosseto e diventato uno dei trequartisti italiani più conosciuti della sua generazione.
Ma questa è prima di tutto la storia di Lorenzo. Lascia la moglie Carla e i tre figli, Lamberto, Marcello e Martina.
Lorenzo Zauli, dal campo di calcio all’ospedale
Zauli era nato il 27 agosto 1949. Medicina e pallone avevano accompagnato insieme una parte importante della sua giovinezza. Poi Grosseto sarebbe diventata la città della sua vita professionale e familiare.
A raccontare quel passaggio è stato proprio Lamberto Zauli in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport nel febbraio 2026.
«Quando avevo due anni, mio padre Lorenzo, medico anestesista, si trasferì all’ospedale di Grosseto», ricordava.
Lamberto era nato a Roma nel 1971. La famiglia arrivò dunque in Maremma nei primi anni Settanta. Lorenzo cominciò il suo percorso nella sanità grossetana, mentre continuava a giocare a calcio ad alto livello.
La documentazione della Regione Toscana conferma negli anni la sua appartenenza alla sanità grossetana. Una professione che avrebbe accompagnato gran parte della sua vita.
Quel trequartista con la maglia del Grosseto
C’è un’altra frase di Lamberto che racconta forse meglio di qualsiasi statistica chi fosse suo padre sul campo. «Papà ha giocato nel Grosseto in C, trequartista come me».
Tre parole, trequartista come me, nelle quali c’è un’intera storia familiare. Lorenzo giocava in mezzo al campo, con caratteristiche offensive. E nella seconda metà degli anni Settanta fu un elemento importante del Grosseto.
Lo troviamo già nella formazione biancorossa della Serie C 1975-76, allenata da Enzo Robotti. Il 7 marzo 1976, per esempio, era in campo contro il Parma. Ma è soprattutto la stagione successiva a raccontare il peso che aveva nella squadra.
Trentuno partite e 5 gol con il Grifone
Nel campionato di Serie C 1976-77, Lorenzo Zauli giocò 31 partite e segnò 5 reti. Numeri da titolare vero.
Era il Grosseto allenato da Mario Caciagli, in una squadra nella quale giocavano uomini entrati nella storia biancorossa come Piero Brezzi, Tullio Pezzopane, Fabio Ciavattini, Bruno Chinellato, Vinicio Ciacci, Rolando Marchetti e Marco Cacitti.
Ed è proprio di quella stagione una fotografia che oggi assume un significato particolare. La squadra è schierata sul terreno di gioco. Sei uomini in piedi e sei accosciati davanti. Lorenzo Zauli è l’ultimo in basso a destra, con la barba e la divisa del Grosseto.
Un’immagine di quasi cinquant’anni fa che racconta l’altra faccia del medico che tanti grossetani avrebbero conosciuto successivamente in ospedale.

La doppietta contro il Pisa
Tra quelle cinque reti ce ne sono due che meritano di essere ricordate. È il 10 ottobre 1976 e a Grosseto arriva il Pisa. Finisce 3-0 per il Grifone. Due dei tre gol portano la firma di Lorenzo Zauli.
Una doppietta nel derby contro i nerazzurri, in un campionato di Serie C nel quale il calcio toscano regalava domeniche che ancora oggi appartengono alla memoria dei tifosi.
Zauli fu protagonista anche dei derby con il Siena. Il 24 ottobre 1976 era titolare nella squadra che vinse a Siena per 1-0 grazie alla rete di Brezzi. Giocò anche il ritorno, terminato 0-0.
Nell’aprile del 1977 segnò invece il gol del Grosseto nell’1-1 sul campo della Reggiana.
La sua presenza nelle rose biancorosse arriva almeno fino alla stagione 1977-78, prima della conclusione della carriera agonistica.
Poi il camice diventò la sua divisa
Il pallone smise progressivamente di essere il mestiere. Il camice no. Zauli proseguì la sua vita professionale da anestesista nella sanità grossetana.
Per tanti anni, per chi lo incontrava in ospedale, Lorenzo era soprattutto il medico. E la fotografia che lo ritrae con la divisa verde, seduto e sorridente, restituisce un’immagine completamente diversa da quella severa delle vecchie formazioni di calcio.
Sono le due fotografie della stessa vita. Da una parte un ragazzo accosciato sul campo insieme ai compagni del Grosseto. Dall’altra un medico, molti anni dopo. In entrambe c’è Lorenzo Zauli.
Cinquant’anni da medico
Soltanto nel 2025 era arrivato un riconoscimento che oggi acquista un valore ancora maggiore.
L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Grosseto lo aveva festeggiato insieme ai colleghi che avevano raggiunto il traguardo dei 50 anni dalla laurea e dall’iscrizione alla professione. Mezzo secolo di medicina.
Una seconda carriera immensamente più lunga di quella trascorsa sui campi da calcio, ma vissuta nella stessa città nella quale Lorenzo aveva indossato la maglia biancorossa.
Quella passione trasmessa a Lamberto
Intanto cresceva Lamberto. E il pallone tornava inevitabilmente al centro della storia degli Zauli. Il bambino arrivato a Grosseto a due anni cominciò a giocare proprio nelle giovanili del Grosseto.
Poi la sua strada sarebbe diventata lunghissima: Modena, Ravenna, Vicenza, Bologna, Palermo, Sampdoria e Cremonese, oltre alla successiva carriera da allenatore.
Lamberto sarebbe diventato un trequartista elegante e tecnico, tanto da essere soprannominato negli anni lo “Zidane della Serie B”. Proprio lo stesso ruolo del padre.
«Trequartista come me», ha raccontato pochi mesi fa.
Quasi cinquant’anni separano le fotografie di Lorenzo con la maglia del Grosseto dalle immagini del figlio sui campi della Serie A. Ma il filo che le unisce parte da lì.
Le domeniche insieme all’Olimpico
Padre e figlio condividevano anche un’altra passione calcistica. La Roma. Lamberto ha raccontato che Lorenzo lo portava all’Olimpico. Erano gli anni della squadra di Nils Liedholm, di Falcao e Bruno Conti, fino allo scudetto del 1983.
Il padre che aveva giocato in Serie C accompagnava allo stadio un bambino che ancora non poteva sapere quanta strada avrebbe fatto con un pallone tra i piedi.
Sono ricordi familiari che oggi raccontano Lorenzo molto più delle statistiche.
Il legame mai spezzato con i vecchi biancorossi
E Lorenzo Zauli non aveva dimenticato neppure i suoi compagni. Nel giugno 2023 era presente al settimo grande ritrovo degli ex giocatori del Grosseto degli anni Sessanta e Settanta organizzato a Marina di Grosseto.
Con lui c’erano molti protagonisti di quella stagione del calcio maremmano: Marchetti, Ciacci, Brezzi, Ciavattini, Pezzopane, Giannoni, Cacitti e tanti altri.
Quasi mezzo secolo dopo, quel vecchio spogliatoio esisteva ancora.
Addio al medico che giocava da numero 10
Oggi Grosseto perde così una figura che appartiene a due mondi apparentemente lontanissimi e che nella vita di Lorenzo Zauli finirono invece per convivere. Il medico e il calciatore.
L’anestesista che per tanti anni ha lavorato nella sanità grossetana e il trequartista che correva sul prato con la maglia del Grifone.
Forse è proprio la frase pronunciata dal figlio Lamberto pochi mesi prima della sua morte a lasciare l’immagine più bella. «Papà ha giocato nel Grosseto in C, trequartista come me».
Prima ancora che il figlio diventasse un grande calciatore, in quella famiglia il numero 10 era già entrato in casa.



