Nucleare a Montalto di Castro, il sito a due passi da Capalbio | MaremmaOggi Skip to content

Il nucleare torna in Italia, a due passi da Capalbio c’è la centrale mai accesa

La centrale fu costruita per oltre il 70% prima dello stop. Oggi Montalto è il primo Comune italiano per potenza solare e un grande nodo della rete elettrica. Non esiste alcuna candidatura ufficiale per i nuovi reattori, ma ad aprile quattro consiglieri hanno chiesto al Comune se siano già esistite interlocuzioni sul ritorno dell’atomo
La centrale di Montalto di Castro (foto Wikipedia Commons / Ramella)
La centrale di Montalto di Castro (foto Wikipedia Commons / Ramella)

MONTALTO DI CASTRO. Da Capalbio basta scendere lungo l’Aurelia, superare il confine tra Toscana e Lazio e percorrere pochi chilometri. La Maremma non finisce davvero alla frontiera amministrativa: stesso paesaggio, stessa costa, campagne che continuano senza soluzione di continuità. Poi, all’improvviso, compaiono tralicci, linee elettriche e le grandi strutture industriali di Montalto di Castro.

La vecchia centrale nucleare di Montalto di Castro si trova a pochi chilometri da Capalbio e dal confine con la Toscana. Non esiste oggi alcun progetto ufficiale per costruirvi un nuovo reattore, ma il ritorno dell’Italia al nucleare riporta inevitabilmente l’attenzione su uno dei più grandi poli energetici del Paese.

È qui, praticamente alle porte della Maremma toscana, infatti, che potrebbe aprirsi uno degli interrogativi più interessanti dopo la decisione dell’Italia di tornare al nucleare. Perché mentre il Parlamento riapre la strada alla produzione di energia dall’atomo, a Montalto esiste ancora il sito sul quale l’Italia aveva cominciato a costruire una delle più grandi centrali nucleari del Paese.

Non entrò mai in funzione. E oggi non esiste alcuna decisione ufficiale, né risulta una candidatura di Montalto per ospitare uno dei futuri reattori nucleari di nuova generazione.

Ma quasi tutto ciò che è accaduto in quest’area negli ultimi cinquant’anni porta a farsi una domanda: quando il Governo comincerà a cercare i siti per il nuovo nucleare, qualcuno tornerà a guardare proprio qui?

La mappa che fa capire la distanza della centrale da Capalbio
La mappa che fa capire la distanza della centrale da Capalbio

Due reattori da mille megawatt a pochi chilometri da Capalbio

La storia comincia negli anni Settanta. Enel avviò l’individuazione del sito di Montalto tra il 1972 e il 1973. Il progetto prevedeva due reattori ad acqua bollente da circa 1.000 MW ciascuno. Il CIPE approvò la realizzazione nel 1974 e nel febbraio 1979 arrivò il nulla osta alla costruzione.

Non era un progetto rimasto sulla carta. I lavori partirono e nel dicembre 1985 cominciò addirittura il montaggio del reattore della prima unità. Quando, dopo Chernobyl e il referendum del 1987, venne deciso lo stop, lo stato di avanzamento della centrale aveva superato il 70%. È la stessa Enel a ricostruirlo nella propria documentazione ambientale.

L’atomo a Montalto non produsse mai neppure un kilowattora. Nel 1988 arrivò la definitiva interruzione del progetto nucleare e nel 1989 il Parlamento diede il via libera alla realizzazione nello stesso sito di una grande centrale termoelettrica.

Dall’atomo alla gigantesca centrale Alessandro Volta

Nacque così la Alessandro Volta. La definizione di “riconversione”, però, può trarre in inganno. Non vennero semplicemente trasformati i due reattori. Del precedente progetto nucleare fu utilizzata per la nuova centrale sostanzialmente l’opera di presa dell’acqua di mare, mentre venne costruito un nuovo gigantesco impianto alimentato a olio e gas.

La potenza installata arrivò a 3.600 MW. Per alcuni anni la Volta arrivò a produrre circa il 5% dell’intero fabbisogno elettrico nazionale, con punte intorno ai 16mila GWh all’anno tra il 1999 e il 2003.

Poi anche quella stagione cominciò a tramontare. Enel inserì Montalto nel programma Futur-e per la riqualificazione dei vecchi siti termoelettrici e parte delle strutture è stata progressivamente dismessa. Nell’area sono poi arrivate nuove attività legate alla transizione energetica, compresa una fabbrica di tracker per il fotovoltaico. Ma Montalto non ha mai smesso di essere un territorio dell’energia. Anzi.

Ora Montalto è la capitale italiana del fotovoltaico

Oggi il paradosso è evidente guardando dall’alto le campagne che separano Montalto dalla Maremma toscana. Il Comune che doveva diventare uno dei simboli del nucleare italiano è diventato il primo Comune d’Italia per potenza solare installata.

Secondo i dati riportati nell’inchiesta di Repubblica del 17 settembre scorso, Montalto ha superato un gigawatt di fotovoltaico. Tra il 4 e il 6% dell’intera superficie comunale sarebbe già occupato dagli impianti, a seconda delle stime utilizzate. E nel triangolo Montalto-Tuscania-Tarquinia viene prodotta oltre la metà dell’energia rinnovabile del Lazio.

Un’espansione che ha cominciato a provocare una reazione nel territorio. La sindaca Emanuela Socciarelli ha detto che la situazione è ormai «sfuggita di mano». Il principio rivendicato dall’amministrazione è quello del burden sharing, la condivisione degli oneri: Montalto ha dato moltissimo alla transizione energetica, ora devono contribuire anche altri territori.

Il reportage di Repubblica riassume la posizione con una frase molto semplice: «Ora tocca agli altri». Ed è una frase che assume un significato completamente nuovo proprio mentre l’Italia riapre la porta all’atomo.

L’eredità del nucleare: una rete elettrica enorme

Perché Montalto è diventata il paradiso degli investimenti energetici? Una delle risposte si trova proprio sotto le strutture della centrale mai entrata in funzione.

L’inchiesta di Repubblica individua tra le ragioni dello sviluppo delle rinnovabili l’eredità lasciata dal vecchio polo energetico: un territorio abituato alle compensazioni e, soprattutto, una potentissima connessione alla rete elettrica ad alta tensione.

In altre parole, la centrale nucleare che non ha mai prodotto energia ha comunque contribuito a trasformare Montalto in un grande hub energetico. E quell’hub oggi si sta ulteriormente rafforzando.

Da Montalto partirà l’autostrada dell’elettricità

Terna sta infatti lavorando al grande collegamento Milano-Montalto, una delle infrastrutture previste per rafforzare la rete elettrica nazionale. E non è un particolare secondario. Sul versante meridionale, la nuova infrastruttura utilizzerà proprio l’area della centrale Alessandro Volta per la stazione di conversione. Da Montalto verso Avenza sono previsti collegamenti Hvdc sottomarini ad altissima capacità.

E, mentre continuano a essere collegati nuovi impianti rinnovabili, Terna sta potenziando le stazioni di trasformazione e sviluppando il nuovo asse Montalto-Milano. Naturalmente tutto questo non significa che l’infrastruttura venga realizzata in previsione di una centrale nucleare. Il progetto serve alla modernizzazione della rete e all’integrazione della crescente produzione energetica. Ma significa un’altra cosa: Montalto continuerà a essere uno dei grandi nodi elettrici italiani.

La centrale Alessandro Volta è ancora formalmente in esercizio

C’è poi un elemento meno visibile. Il sito della Alessandro Volta non è amministrativamente un’area morta. Il portale ufficiale del ministero dell’Ambiente indica ancora la centrale, gestita da Enel Produzione, come «installazione in esercizio».

E proprio il 10 aprile 2026 è stato avviato un nuovo procedimento di aggiornamento dell’Autorizzazione integrata ambientale, attualmente in istruttoria tecnica.

Quindi bisogna distinguere le due storie: da una parte ci sono le strutture residue del vecchio progetto nucleare; dall’altra c’è un polo energetico che continua ad avere una propria vita industriale, amministrativa e infrastrutturale.

Il Governo punta sui piccoli reattori Smr

Ed eccoci al presente. Il ritorno italiano al nucleare non prevede di riaccendere le vecchie centrali di Caorso, Trino, Latina e Garigliano e neppure di completare semplicemente quella di Montalto. Il nuovo programma guarda soprattutto ai Small Modular Reactors, gli Smr, reattori più piccoli e modulari rispetto alle grandi centrali del passato, e successivamente agli AMR, gli Advanced Modular Reactors.

La nuova legge dovrà essere seguita dai decreti che stabiliranno anche le regole per localizzare i futuri impianti. Ed è proprio quando inizierà questa partita che Montalto potrebbe tornare interessante. Non perché qualcuno l’abbia già indicata, ma perché possiede contemporaneamente caratteristiche difficili da ignorare: un’enorme area industriale energetica, una connessione molto potente alla rete nazionale, infrastrutture costruite nel corso di decenni, la vicinanza al mare e una storia nucleare che risale alla prima scelta del sito negli anni Settanta.

La stessa documentazione Enel colloca il comprensorio nella fascia costiera tosco-laziale che parte dall’estremità meridionale del promontorio dell’Argentario. In pratica, siamo a due passi da Capalbio e dalla Maremma toscana.

Montalto può diventare un sito per il nuovo nucleare?

C’è però una distinzione fondamentale. Avere caratteristiche apparentemente favorevoli non significa essere idonei a ospitare un moderno reattore nucleare. Le valutazioni compiute mezzo secolo fa non possono essere automaticamente trasferite al 2026. Sismicità, geologia, disponibilità idrica, sicurezza, popolazione, ambiente, infrastrutture e molti altri parametri dovrebbero essere sottoposti alle procedure e agli standard attuali.

E soprattutto, allo stato delle informazioni disponibili, non risulta alcun atto del Governo, del Mase, di Enel o di Nuclitalia che individui Montalto di Castro come futura sede di un Smr. Affermare oggi che il nucleare tornerà a Montalto sarebbe quindi sbagliato, ma chiedersi se il sito sia già oggetto di valutazioni preliminari è tutt’altra cosa.

Quattro consiglieri hanno già chiesto gli atti al Comune

E qualcuno a Montalto quella domanda se l’è già posta. Nell’aprile scorso quattro consiglieri comunali (Eleonora Sacconi, Luca Benni, Angelo Brizi e Francesco Corniglia) hanno presentato una richiesta di accesso agli atti proprio per verificare l’eventuale esistenza di comunicazioni, studi o interlocuzioni riguardanti le nuove politiche nucleari nazionali e le possibili conseguenze per Montalto.

Volevano sapere, in sostanza, se qualcuno avesse già bussato alla porta del Comune. All’epoca non risultavano progetti ufficiali.

Il paradosso della demolizione

C’è infine un’altra storia che sembra uscita da un romanzo. Mentre l’Italia torna a discutere di nuove centrali, le vecchie strutture nucleari di Montalto sono al centro da anni di una battaglia sulla loro demolizione.

Nel 2024 il Tar del Lazio ha dato ragione al Comune contro Enel sulla necessità di rimuovere le opere residue e procedere al recupero dell’area. Enel aveva annunciato ricorso al Consiglio di Stato.

Quindi, mentre a Roma si prepara il quadro legislativo per costruire i reattori del futuro, alle porte della Maremma resta ancora aperta la partita sul destino della centrale del passato.

Montalto dice che sull’energia “ora tocca agli altri”

Ed è forse questo il vero interrogativo politico. Montalto ha attraversato praticamente tutte le stagioni energetiche italiane. Prima il nucleare. Poi il gas e l’olio combustibile. Quindi il declino della termoelettrica. Infine l’esplosione del fotovoltaico e delle rinnovabili. Oggi è il primo Comune italiano per potenza solare e contemporaneamente rivendica il diritto a non diventare un territorio sul quale concentrare indefinitamente gli impianti necessari al resto del Paese.

Adesso arriva una nuova stagione. Quella dell’atomo.

E quando lo Stato dovrà decidere dove mettere i nuovi reattori, a Montalto potrebbe tornare una domanda che sembrava sepolta da quasi quarant’anni. Questa terra continuerà a essere uno dei grandi poli energetici d’Italia oppure, come sostiene oggi il Comune parlando delle rinnovabili, è arrivato il momento che tocchi agli altri?

Per Capalbio e per tutta la Maremma, quella risposta non sarebbe affatto una questione lontana.

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