MARINA DI GROSSETO. Oggi li separano circa nove chilometri di litorale, pineta e strada. Alla fine del Settecento, invece, il Forte delle Marze e il Forte San Rocco erano due sentinelle affacciate su una costa quasi disabitata, davanti al mare e alle spalle di una pianura dominata dall’acqua, dalle paludi e dalla malaria.
Non erano stati costruiti soltanto per respingere eventuali assalti. Dovevano sorvegliare gli approdi, contrastare il contrabbando, controllare uomini e merci e impedire che dalle imbarcazioni sbarcassero malattie capaci di trasformarsi in epidemie.
I due edifici raccontano anche la grande trasformazione del territorio voluta dai Lorena. Ma le loro storie non sono identiche: Le Marze nacque dal sale e diventò una fortezza, mentre San Rocco sorse al posto di una capanna armata, diventando poi il nucleo intorno al quale sarebbe cresciuta Marina di Grosseto.
Una costa scoperta e difficile da controllare
Nella seconda metà del Settecento il tratto del Tombolo compreso tra Castiglione della Pescaia e la foce dell’Ombrone era quasi privo di presidi efficienti.
Le vecchie torri si trovavano ormai troppo lontane dal mare, anche a causa delle profonde trasformazioni della linea di costa. La Torre della Trappola, distante dalla foce dell’Ombrone, non era più sufficiente a controllare un litorale esteso, con diversi punti nei quali le imbarcazioni potevano avvicinarsi e sbarcare.
Sotto il granduca Pietro Leopoldo, mentre venivano ridimensionate molte fortificazioni interne, il sistema di difesa costiera fu invece rafforzato. La minaccia delle incursioni barbaresche non era completamente scomparsa, ma le nuove strutture dovevano svolgere anche funzioni sanitarie e doganali.
Fra il 1786 e il 1793 furono così aperti i cantieri di una serie di fortini lungo il litorale toscano. Tra questi c’erano anche Le Marze e San Rocco, destinati a presidiare uno dei tratti più vulnerabili della costa maremmana.
Le Marze, il forte che prima produceva il sale
La storia del Forte delle Marze comincia prima della sua trasformazione militare. L’edificio non fu costruito da zero come fortezza. In origine era il grande palazzo delle saline, realizzato tra il 1758 e il 1761 su progetto dello scienziato e ingegnere gesuita Leonardo Ximenes, protagonista delle opere idrauliche che interessarono la Maremma lorenese.
Il fabbricato era legato alla produzione e alla raccolta del sale. Al suo interno si trovava anche una macchina a fuoco, utilizzata per pompare l’acqua necessaria al funzionamento delle saline.
Nel 1782 il complesso disponeva soltanto di due spingarde, armi leggere che non garantivano una difesa adeguata. Quella spiaggia era considerata particolarmente favorevole a eventuali sbarchi e il governo granducale decise quindi di trasformare il palazzo in un vero presidio armato. Il progetto fu predisposto dal governatore di Livorno, il conte Federigo Barbolani da Montauto, e approvato il 21 aprile 1787.
La macchina a fuoco lascia il posto ai cannoni
Il 28 ottobre 1791 arrivò l’ordine di liberare le stanze e rimuovere la macchina impiegata per pompare l’acqua. La stagione del sale stava lasciando definitivamente spazio a quella militare.
A dirigere i lavori fu l’architetto Pietro Conti, incaricato di trasformare il vecchio palazzo in un fortino capace di ospitare uomini, armi e artiglieria. Il progetto prevedeva la sostituzione delle parti in legno di pino ormai deteriorate, la demolizione e ricostruzione della cappella e la sistemazione delle stanze rivolte verso il mare. Sopra queste ultime fu realizzata una piattaforma destinata a ospitare due cannoni.
Un’ala dell’edificio, già gravemente danneggiata, fu abbattuta. Si rese necessaria anche la costruzione di una nuova cisterna: in quella esistente filtrava l’acqua marina, rendendola inutilizzabile. La spesa preventivata raggiungeva circa 2.100 scudi, una somma consistente per l’epoca.
Dentro il Forte delle Marze
I lavori furono portati a termine nel maggio del 1793. Il nuovo Forte delle Marze aveva una cappella con sagrestia, un corpo di guardia, gli alloggi del cappellano e del capoposto, il deposito delle armi, le batterie, la cucina per i soldati, la caserma, il forno e una stalla.
Il complesso continuava così a mantenere una parte dell’edificio originario, ma assumeva una funzione completamente nuova. Da centro legato alla produzione del sale era diventato una vera sentinella militare sul mare.
Il forte restò in servizio fino alla metà dell’Ottocento, quando fu disarmato. Nei primi decenni del Novecento subì trasformazioni profonde: venne rialzato, modificato e dotato di una loggia, assumendo progressivamente l’aspetto di una grande villa sul mare.
Oggi è una proprietà privata. Dell’antica fortificazione restano riconoscibili soprattutto la struttura quadrangolare, la base a scarpa e alcune parti delle murature inferiori rivestite in pietra.
San Rocco, prima del forte c’era una capanna
La storia di San Rocco segue un percorso diverso. Già nel 1767 era stata ipotizzata la costruzione di un presidio armato in quel punto della costa. Ma fu soltanto nel 1778, durante un periodo segnato dal timore che un contagio potesse arrivare dal mare, che venne realizzata una postazione provvisoria.
Era una semplice capanna di scarza, costruita con materiali poveri e armata con due spingarde. Sorgeva in un punto strategico, a metà del lungo tratto costiero compreso fra il Forte delle Marze e la foce dell’Ombrone. La capanna doveva permettere ai soldati di controllare la spiaggia e segnalare l’arrivo di imbarcazioni sospette. Con il passare degli anni, però, quella soluzione si rivelò insufficiente.
Il progetto del nuovo forte in muratura fu approvato nel 1787. I lavori iniziarono l’anno successivo e proseguirono, fra interruzioni e difficoltà, fino al 1793.
Pietre e materiali arrivavano dal mare
Le fondamenta furono avviate nel 1789, ma il cantiere subì una battuta d’arresto. I lavori ripresero nell’estate del 1790, quando divenne disponibile buona parte dei materiali necessari.
Le pietre arrivavano soprattutto via mare. Il trasporto non era semplice e le autorità faticarono persino a trovare i navicellai disposti a svolgere il servizio. L’incarico fu infine affidato a Giuseppe Gasparri, al quale furono impartite disposizioni rigorose sulla qualità e sul trasporto dei materiali, in particolare delle pietre più grandi.
Quando le condizioni impedivano di lavorare a San Rocco, gli operai venivano trasferiti alla Rocca di Castiglione della Pescaia. Il cantiere continuò a intermittenza per tutto il 1791 e il 1792. Finalmente, il 13 maggio 1793, il nuovo Forte San Rocco risultò terminato.

Il forte era pronto, ma troppo umido per essere abitato
Al momento della consegna, una parte della costruzione non poteva ancora essere utilizzata. I locali erano talmente umidi da rendere necessario aprirli e arieggiarli durante le giornate asciutte. È un particolare che racconta bene le condizioni della costa maremmana di allora: il forte era stato costruito a poche decine di metri dall’acqua, in un territorio dominato dall’umidità e circondato da zone paludose.
La struttura era articolata su tre livelli e doveva ospitare una piccola comunità militare composta da un castellano con la propria famiglia, un caporale, nove soldati e due cavalleggeri.
Il complesso disponeva di una stalla, un fienile, una legnaia, una cisterna, gli appartamenti del castellano e del tenente, la caserma, una casamatta, la cantina, la cappella e la sagrestia. C’era anche una stanza di contumacia, destinata all’isolamento delle persone sospettate di portare malattie contagiose.
Soldati, doganieri e controlli sanitari
I due forti non erano quindi soltanto edifici militari. La costa doveva essere difesa dalle incursioni e dagli sbarchi, ma occorreva anche controllare gli equipaggi delle navi, verificare lo stato di salute di chi arrivava dal mare, riscuotere i dazi sulle merci e contrastare il contrabbando.
La presenza della stanza di contumacia a San Rocco dimostra quanto fosse importante la funzione sanitaria. In un’epoca nella quale la peste e le altre epidemie rappresentavano ancora una minaccia concreta, una barca sconosciuta poteva essere considerata pericolosa anche quando non trasportava soldati o armi.
Le fortificazioni erano quindi, contemporaneamente, caserme, posti di dogana, presidi sanitari e punti di osservazione.
Lo stemma dei Lorena sopra la porta
San Rocco presenta una pianta quasi quadrata, con le mura inclinate alla base e realizzate in mattoni a vista. Sul lato rivolto originariamente verso il mare si trova il bastione che ospitava la batteria di artiglieria. L’ingresso si apre invece sul lato di terra, attraverso un portale in pietra ad arco ribassato.
Sopra la porta fu collocata una grande arme granducale scolpita nel marmo, accompagnata da un’iscrizione voluta nel 1792 da Ferdinando III di Lorena per ricordare il completamento dell’opera iniziata sotto il padre Pietro Leopoldo.

È proprio questo passaggio a spiegare perché alcune ricostruzioni attribuiscano il forte a Pietro Leopoldo e altre a Ferdinando III: il primo ne promosse la costruzione, il secondo ne accompagnò la conclusione.
Il mare si è allontanato di oltre 400 metri
Quando fu costruito, il Forte San Rocco si trovava a circa 72 metri dalla battigia. Oggi la distanza dal mare si avvicina ai 500 metri. Nel corso dell’Ottocento, l’accumulo di sedimenti e le trasformazioni del sistema costiero fecero avanzare progressivamente la linea di costa. Il forte, nato quasi sulla spiaggia, si ritrovò così sempre più lontano dall’acqua.
Anche il Forte delle Marze appariva, nelle carte e nei disegni settecenteschi, quasi bagnato dal mare. In quel caso, però, l’edificio si trova ancora a poche decine di metri dalla spiaggia.
I due forti sono dunque anche strumenti attraverso i quali leggere la trasformazione fisica del litorale: le loro mura sono rimaste ferme, mentre intorno cambiavano il mare, la spiaggia e l’intero paesaggio.
Dal forte nasce Marina di Grosseto
Fino all’Ottocento, intorno a San Rocco vivevano quasi esclusivamente i militari impegnati nel presidio. Tra il 1835 e il 1844 la struttura fu restaurata durante la nuova stagione delle bonifiche condotte sotto la direzione di Alessandro Manetti. Dopo l’annessione della Toscana al Regno d’Italia, il forte passò alle dipendenze del Ministero delle Finanze e ospitò una brigata di guardie doganali.
Dal 25 marzo 1907 fu adibito a caserma della Guardia di Finanza. Intanto, a sud del canale, cominciarono a comparire le prime capanne dei pescatori. Nel tempo furono sostituite da costruzioni in muratura e nacque il primo nucleo abitato stabile, conosciuto come Sciangai.
Quella piccola comunità cresciuta intorno al presidio militare sarebbe diventata Marina di Grosseto. Non è quindi esagerato affermare che la storia della località balneare comincia proprio dal Forte San Rocco.
Due destini diversi, una sola storia
I due edifici hanno avuto destini profondamente differenti. Il Forte delle Marze è rimasto isolato lungo il Tombolo ed è stato trasformato in una residenza privata, perdendo buona parte del suo aspetto militare.
San Rocco è stato invece inglobato nello sviluppo di Marina. L’area circostante è diventata uno spazio pubblico e culturale, sede di spettacoli e manifestazioni, mentre il forte è rimasto uno dei simboli più riconoscibili della frazione.
A unirli rimane una storia cominciata molto prima del turismo balneare: una storia di saline, cannoni, cavalleggeri, doganieri e uomini incaricati di scrutare l’orizzonte.
Oggi quei nove chilometri si percorrono correndo o camminando. Alla fine del Settecento rappresentavano invece un tratto di costa da sorvegliare, in una Maremma ancora fragile e selvaggia, dove ogni vela comparsa sul mare poteva portare merci, contrabbandieri, nemici oppure una malattia sconosciuta.
La Festa dei Forti: i due appuntamenti
La storia dei due presidi costieri sarà al centro della Festa dei Forti, organizzata a Marina di Grosseto con due giornate dedicate alla conoscenza del territorio e allo sport.
Giovedì 1° ottobre, alle 21.15, nella sala polivalente di Marina di Grosseto, è in programma l’incontro pubblico “Forte San Rocco e Forte Le Marze. Piccola storia di due forti costieri del grossetano”. Relatore sarà l’architetto Pietro Pettini, con un appuntamento curato dalla Delegazione Fai di Grosseto. Al termine è prevista una degustazione dei vini della cantina I Vini di Maremma.
Domenica 4 ottobre torna invece la Corsa dei Forti, giunta alla sesta edizione e dedicata alla memoria di Alberto Rainaldi. Il ritrovo è fissato alle 8 al Forte San Rocco, da dove i partecipanti saranno accompagnati in navetta al Forte delle Marze. Da lì partirà il percorso di circa nove chilometri, aperto a corridori e camminatori, con arrivo al Forte San Rocco, premiazioni e ristoro finale.
Le iscrizioni sono aperte presso Running 42 a Grosseto e sul posto fino alle 9.15. Per informazioni è possibile contattare il numero 334 6799904.







