Il gigante dei Gucci arriva all'Argentario: la storia incredibile del Creole | MaremmaOggi Skip to content

Il gigante dei Gucci arriva all’Argentario: la storia incredibile del Creole

: Il tre alberi di oltre 65 metri appartenuto a Maurizio Gucci è comparso davanti ad Artemare Club. Nato nel 1927, fu cacciamine durante la guerra, yacht di Stavros Niarchos e nave scuola prima di essere salvato da Gucci
Lo yatch Creole
Il Creole all’Argentario

PORTO SANTO STEFANO. Uno scafo nero lungo più di 65 metri, tre alberi che si alzano verso il cielo e una distesa di vele che, quando sono tutte spiegate, supera i 1.600 metri quadrati. È difficile che il Creole passi inosservato, anche in un tratto di mare abituato a vedere alcuni degli yacht più belli del mondo.

E infatti martedì 15 settembre, quando il grande veliero è comparso davanti ad Artemare Club, all’Argentario, gli occhi degli appassionati di mare sono inevitabilmente finiti su di lui.

Perché il Creole non è semplicemente un grande yacht d’epoca. È uno dei velieri privati più celebri del Novecento, un pezzo della storia dello yachting internazionale e, soprattutto, una delle imbarcazioni simbolo della famiglia Gucci.

A documentarne la presenza è stato immediatamente Artemare Club, inserendo le immagini nell’Archivio storico yachting dell’associazione.

«Il Creole – spiega il comandante Daniele Busetto – è considerato il più grande yacht a vela d’epoca in legno del mondo. Fu costruito nel 1927 e oggi appartiene alle figlie di Maurizio Gucci, Allegra e Alessandra. È un simbolo di eleganza e di storia navale».

E per capire perché questo tre alberi sia diventato una leggenda bisogna tornare indietro di quasi un secolo.

Doveva essere il veliero più bello del mondo

La storia comincia nel 1926, quando il ricchissimo imprenditore americano Alexander Smith Cochran si rivolse al prestigioso cantiere britannico Camper & Nicholsons con un’ambizione tutt’altro che modesta: voleva costruire uno dei più bei velieri del mondo.

Il progetto venne affidato a Charles E. Nicholson, uno dei grandi nomi dell’architettura navale dell’epoca, e l’imbarcazione fu varata nel 1927 con il nome di Vira.

Ma la sua storia cominciò subito in maniera tormentata. Cochran non era soddisfatto dell’altezza dei tre alberi e decise di farli accorciare. Una modifica apparentemente estetica che, però, alterò il comportamento della barca in navigazione e ne peggiorò sensibilmente le prestazioni.

Poco dopo il proprietario decise di venderla.

Perché si chiama Creole

Anche il nome con il quale sarebbe diventata famosa nasconde una curiosità.

Nel 1928 il veliero passò nelle mani del maggiore britannico Maurice Pope, che abbandonò il nome Vira e lo ribattezzò Creole. Secondo le ricostruzioni storiche dedicate all’imbarcazione, la scelta sarebbe stata ispirata addirittura a uno dei suoi piatti preferiti, preparato dal suo cuoco a New Orleans.

Nel 1937 arrivò un altro proprietario, Sir Connop Guthrie, che comprese invece quanto fosse stato importante il progetto originario di Nicholson e fece riportare l’alberatura alle dimensioni inizialmente previste.

Il Creole tornò così a essere il grande veliero immaginato dal suo progettista e cominciò a partecipare con successo alle regate.

Ma poco dopo sarebbe arrivata la guerra.

Da yacht di lusso a cacciamine

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, quella che era nata come una delle più eleganti imbarcazioni private del mondo cambiò completamente vita.

Il Creole venne requisito dalla Royal Navy, spogliato dei suoi lussuosi interni e ribattezzato Magic Circle. Fu trasformato in un’unità destinata alla caccia alle mine e utilizzato durante il conflitto.

Una delle caratteristiche che oggi rende il suo passato ancora più affascinante è proprio lo scafo in legno: secondo il racconto fatto anni dopo da uno dei suoi comandanti, questa caratteristica risultava utile nelle operazioni contro le mine magnetiche.

Alla fine della guerra il grande yacht era ormai lontanissimo dallo splendore degli anni Trenta.

A salvarlo arrivò uno degli uomini più ricchi e famosi del Mediterraneo.

Lo compra Stavros Niarchos

Nel 1947 il Creole venne acquistato dall’armatore greco Stavros Niarchos, protagonista insieme al rivale Aristotele Onassis dell’epoca d’oro dei grandi yacht privati.

Niarchos investì importanti risorse per restituirgli il lusso perduto durante la guerra e il veliero tornò a essere uno dei simboli della mondanità internazionale.

Negli anni successivi la sua storia conobbe però un altro momento drammatico e Niarchos finì per separarsi dall’imbarcazione.

Nel 1977 fu acquistata dal governo danese, che la trasformò in una nave scuola. Per alcuni anni ebbe addirittura una funzione sociale, venendo utilizzata in programmi rivolti a giovani con problemi di dipendenza.

Alla fine di quell’esperienza, però, il Creole era ridotto in condizioni molto difficili.

Ed è qui che nella sua storia entra il nome Gucci.

Maurizio Gucci lo salva quando è quasi un relitto

Nel 1983 Maurizio Gucci acquistò il Creole e decise di affrontare un restauro enorme per riportarlo alla configurazione e allo splendore che aveva caratterizzato i suoi anni migliori.

Quando Gucci lo acquistò, secondo le testimonianze di chi partecipò ai primi lavori, il veliero era praticamente un relitto. Durante le operazioni iniziali vennero eliminate enormi quantità di materiale e lo scafo fu riportato a nudo per capire quanto della struttura originale potesse essere recuperato.

Fu l’inizio di un lavoro durato circa sei anni. Il fasciame in teak venne restaurato dove necessario, mentre impianti, tubazioni e cablaggi furono sostituiti. Anche l’apparato velico venne ricostruito rispettando il più possibile l’identità storica dell’imbarcazione.

Il risultato fu spettacolare. Il Creole tornò a navigare come una delle grandi regine del Mediterraneo.

Dopo Maurizio, il Creole resta alla famiglia Gucci

Dopo l’omicidio di Maurizio Gucci nel 1995, il veliero è rimasto alla famiglia ed è oggi legato alle figlie Allegra e Alessandra Gucci.

Allegra, cresciuta navigando e partecipando alle regate a bordo, ha raccontato negli anni il rapporto particolare con questa barca e soprattutto l’enorme responsabilità necessaria per conservarla.

Perché mantenere un’imbarcazione del genere significa occuparsi continuamente del legno, delle vernici, degli ottoni, delle luci e dell’attrezzatura, preservando non soltanto uno yacht privato ma quasi un monumento galleggiante alla storia dell’architettura navale.

Nel corso della sua lunghissima storia il Creole è stato inoltre fotografato accanto a personaggi famosissimi, da Sophia Loren a re Juan Carlos di Spagna.

Un gigante con oltre 1.600 metri quadrati di vele

Anche i numeri spiegano perché la sua presenza davanti all’Argentario non possa passare inosservata.

Il Creole è lungo circa 65 metri e il suo scafo nero è sovrastato dai tre grandi alberi. Le fonti specializzate lo indicano come il più grande yacht a vela in legno costruito da Camper & Nicholsons e tra i più imponenti velieri classici ancora esistenti.

La superficie velica arriva a circa 1.640 metri quadrati e, completamente invelato, può raggiungere velocità nell’ordine dei 14-15 nodi. A bordo trovano posto una decina di ospiti, mentre per governare e mantenere un’imbarcazione di queste dimensioni è necessario un equipaggio numeroso.

Gli interni sono stati restaurati cercando di mantenere quell’equilibrio tra lusso, eleganza e atmosfera d’epoca che ha accompagnato il Creole durante quasi un secolo di navigazione.

Il Creole e Artemare Club

Per Artemare Club quella comparsa davanti all’Argentario ha anche il sapore di un incontro con una vecchia conoscenza.

L’associazione aveva infatti già avuto il Creole davanti al proprio stand durante un evento in banchina organizzato dallo Yacht Club de Monaco a Montecarlo, occasione nella quale i rappresentanti di Artemare Club avevano anche conosciuto le armatrici.

Questa volta, invece, è stato il Creole ad arrivare davanti alla costa dell’Argentario.

Quasi cento anni dopo il suo varo, dopo essere stato yacht di milionari, nave militare, nave scuola, relitto da salvare e infine uno dei gioielli della famiglia Gucci, il grande tre alberi continua dunque a navigare.

E quando il suo inconfondibile scafo nero compare all’orizzonte, è ancora capace di fare esattamente ciò per cui era stato immaginato nel 1926: farsi guardare.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati