Turismo in Maremma, Guerrini: «Il turista non si accontenta più» | MaremmaOggi Skip to content

«Il turista non si accontenta più». La Maremma bellissima che rischia di restare indietro

Guerrini: «Non basta dare la colpa al caldo o al caro benzina. Strade, ferrovia, aeroporto e servizi non sono all’altezza». Confesercenti prepara un sondaggio tra le imprese nei quattro Comuni che andranno al voto nel 2027
Una veduta di Marina di Grosseto e Simone Guerrini
Una veduta di Marina di Grosseto e Simone Guerrini

GROSSETO. Il mare c’è. Ci sono il Parco della Maremma, i borghi, il vino, la cucina, una campagna che comincia praticamente dove finisce la spiaggia. C’è un nome, Maremma, che da solo riesce ormai a evocare una destinazione.

Eppure tutto questo potrebbe non bastare più.

Perché mentre per anni ci siamo chiesti se i turisti avessero smesso di andare in vacanza, la domanda da porsi oggi potrebbe essere un’altra: siamo ancora capaci di offrire la vacanza che cercano?

Per Simone Guerrini, presidente della Rete d’impresa balneari della Maremma grossetana, vicepresidente provinciale di Confesercenti e presidente regionale dei balneari, il punto è esattamente questo.

«Il turista non ha smesso di viaggiare: ha smesso di accontentarsi».

Una frase che sintetizza la sua analisi della stagione appena trascorsa e, soprattutto, mette sul tavolo questioni che la Maremma si trascina dietro da molto tempo.

Vacanze più brevi, ma si pretende di più

I turisti continuano a partire. Magari restano meno giorni, controllano maggiormente il budget e scelgono con più attenzione dove spendere i propri soldi.

Ma proprio perché la vacanza è più breve e pesa di più sul bilancio familiare, cresce anche ciò che si pretende dalla destinazione.

«Le persone continuano ad andare in vacanza, anche se spesso scelgono soggiorni più brevi – dice Guerrini – ma pretendono, giustamente, comodità, servizi, accessibilità e un rapporto coerente tra il prezzo complessivo del soggiorno e la qualità dell’esperienza».

Ecco perché, secondo il presidente della Rete dei balneari, sarebbe troppo semplice spiegare le difficoltà della stagione tirando in ballo soltanto il caldo, il prezzo dei carburanti o la perdita di potere d’acquisto delle famiglie.

Una parte del problema, sostiene, è molto più vicina a casa.

Il primo ostacolo è arrivare in Maremma

C’è una contraddizione che accompagna da decenni il turismo maremmano. La relativa distanza dalle grandi direttrici ha contribuito a conservare il territorio. Ma oggi quella stessa distanza rischia di diventare un handicap.

«La Maremma continua a soffrire di un grave deficit di accessibilità – dice Guerrini –. I collegamenti stradali e ferroviari non sono adeguati alle esigenze di una destinazione turistica moderna e l’aeroporto non viene utilizzato per intercettare flussi nazionali e internazionali».

Il risultato, secondo Guerrini, è che la costa grossetana continua a dipendere soprattutto dal turismo di prossimità: Toscana, Umbria e Lazio.

Più difficile intercettare stabilmente chi arriva dal Nord Italia o dall’estero e può scegliere, con pochi clic, una destinazione raggiungibile con un volo diretto, un treno veloce o collegamenti più semplici.

La concorrenza, ormai, non si gioca soltanto sulla bellezza della spiaggia. Comincia dal viaggio necessario per raggiungerla.

«La costa non può esistere soltanto tre mesi l’anno»

Poi c’è quello che il turista trova una volta arrivato.

Guerrini mette nel mirino la scarsità di investimenti pubblici nelle località costiere e un modello che, a suo giudizio, continua a considerare il mare quasi esclusivamente come una questione estiva.

«La costa viene troppo spesso ricordata soltanto nei tre mesi estivi e in occasione di alcuni eventi. Mancano una strategia continuativa, interventi strutturali, manutenzioni programmate e un progetto capace di rendere le località più belle, accessibili e funzionali durante tutto l’anno».

Il ragionamento riguarda in particolare Marina di Grosseto, la principale località balneare del capoluogo.

Gli imprenditori, sottolinea Guerrini, negli anni hanno investito negli stabilimenti, nei locali e nelle strutture. Ma esiste un limite oltre il quale il privato non può andare.

«Non si può chiedere alle imprese di innovare, investire e migliorare continuamente l’offerta se il contesto urbano, la mobilità, i servizi pubblici e le infrastrutture rimangono sostanzialmente fermi. L’impresa privata non può sostituirsi alle istituzioni».

La sfida del turista che può spendere di più

C’è poi una questione economica.

La Maremma ha costruito buona parte della propria fortuna balneare su un turismo familiare e di ceto medio. Proprio quella fascia della popolazione che negli ultimi anni ha maggiormente risentito dell’aumento dei prezzi.

Se si vuole allargare il mercato e conquistare una quota maggiore di turismo internazionale e di fascia medio-alta, non basta però aumentare il livello delle singole strutture.

Serve tutto ciò che sta intorno.

«Servono ricettività di qualità, mobilità sostenibile, eventi culturali, esperienze enogastronomiche, servizi accessibili e collegamenti tra costa ed entroterra – dice Guerrini –. Ma questo percorso richiede una regia pubblica, investimenti e una politica turistica coerente».

Il turista dorme a Grosseto e ogni giorno sceglie dove andare

Un fenomeno già in corso suggerisce quale potrebbe essere la strada.

Aumentano i visitatori che scelgono di pernottare a Grosseto o nelle zone vicine e poi, ogni mattina, decidono dove trascorrere la giornata: mare, borghi, terme, natura, cantine, escursioni.

È il contrario del vecchio modello della vacanza trascorsa per due settimane sempre nella stessa località.

Ed è qui che, secondo Guerrini, emerge un’altra debolezza: la Maremma viene raccontata come un’unica destinazione, ma continua troppo spesso a funzionare come un insieme di destinazioni separate.

«Il brand Maremma ha un potenziale enorme grazie alla natura, ai borghi, alla costa, all’enogastronomia e al Parco regionale. Tuttavia, costa ed entroterra continuano a essere promossi e organizzati come realtà separate. Manca una rete che consenta al turista di costruire facilmente un’esperienza integrata».

Destagionalizzare, ma davvero

E poi c’è una delle parole più utilizzate quando si parla di turismo: destagionalizzazione.

Se ne discute da anni. Per Guerrini, però, il rischio è che continui a essere più uno slogan che un progetto.

Per portare persone sulla costa a maggio, giugno, settembre o ottobre non basta infatti sperare nel bel tempo. Bisogna garantire trasporti, eventi, servizi, manutenzione e promozione anche quando agosto è lontano.

«Da anni sentiamo ripetere questa parola, ma non vengono definiti con chiarezza il progetto, i servizi necessari, le risorse, il calendario e i soggetti responsabili».

E soprattutto pubblico e privato, aggiunge, devono cominciare a parlarsi prima che arrivino i turisti, non quando la stagione è già iniziata e magari qualcosa non ha funzionato.

«Il piano turistico dovrebbe essere costruito prima, stabilendo obiettivi, risorse, responsabilità e tempi di realizzazione».

Le imprese daranno i voti alla Maremma che va alle urne

La discussione non resterà soltanto teorica.

Da metà settembre Confesercenti Grosseto lancerà la quarta edizione del sondaggio online “Maremma & Turismo”, chiedendo agli imprenditori di raccontare com’è andata la stagione e, soprattutto, quali sono i problemi che ritengono più urgenti.

Questa volta, però, ci sarà una novità importante.

Il questionario sarà circoscritto ai territori di Grosseto, Castiglione della Pescaia, Orbetello e Pitigliano, i quattro Comuni di interesse turistico chiamati al voto nel 2027.

Una scelta tutt’altro che casuale.

L’obiettivo dichiarato da Confesercenti è infatti utilizzare le risposte degli operatori per portare turismo e commercio dentro il dibattito che accompagnerà le prossime campagne elettorali, mettendo sul tavolo richieste, problemi e priorità delle imprese.

Perché la stagione 2026 finirà. Ma la sfida, secondo Guerrini, è quella che comincia subito dopo.

«I flussi turistici globali sono in crescita e le persone preferiscono vacanze magari più brevi, ma di qualità superiore. Il turista non ha smesso di viaggiare: ha smesso di accontentarsi. È compito delle amministrazioni creare le condizioni affinché le imprese possano competere, investire e offrire servizi all’altezza del valore straordinario del nostro territorio».

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