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Peste suina, in Maremma nessun caso: «Abbattere il 150% di cinghiali in più»

In provincia di Grosseto non risultano casi, ma istituzioni e Atc preparano il piano di prevenzione. L’obiettivo fissato dalle ordinanze è aumentare del 150% gli abbattimenti dei cinghiali
Francesco Limatola e Giorgio Briganti

GROSSETO. La peste suina africana, per ora, non è arrivata in provincia di Grosseto. Ma la Maremma è uno dei territori nei quali un’eventuale diffusione del virus potrebbe avere conseguenze particolarmente pesanti, per la presenza di numerosi allevamenti suini e per una popolazione di cinghiali tra le più consistenti della Toscana.

Per questo la parola d’ordine è giocare d’anticipo. E tra le misure previste ce n’è una destinata inevitabilmente a far discutere: incrementare del 150% gli abbattimenti dei cinghiali rispetto alla scorsa stagione venatoria.

È uno dei temi affrontati lunedì 14 settembre nel corso dell’incontro organizzato dalla Provincia di Grosseto, al quale hanno partecipato il presidente Francesco Limatola, il commissario straordinario regionale per l’emergenza Psa Giorgio Briganti, i sindaci e i presidenti degli Atc del territorio.

L’obiettivo è preparare una macchina organizzativa capace di entrare immediatamente in funzione qualora il virus dovesse comparire anche in Maremma, senza aspettare il primo animale positivo per stabilire competenze, procedure e interventi.

In Toscana già 643 casi

Il quadro regionale spiega perché, nonostante l’assenza di positività nel Grossetano, l’attenzione sia alta.

Dal primo gennaio sono stati individuati in Toscana 643 casi di animali infetti e il virus ha raggiunto anche due allevamenti nella parte settentrionale della regione, uno a Comano, in provincia di Massa Carrara, e l’altro a San Marcello Piteglio, nel Pistoiese.

La peste suina africana è una malattia virale che colpisce suini domestici e cinghiali. È importante chiarire un aspetto fondamentale: non è una zoonosi e non si trasmette all’uomo.

Il problema riguarda invece gli animali e, di conseguenza, può avere ripercussioni molto pesanti sugli allevamenti e sull’intera filiera suinicola.

Per un territorio ad alta vocazione zootecnica come la Maremma, quindi, l’arrivo della Psa avrebbe conseguenze che andrebbero ben oltre la gestione della fauna selvatica.

Il piano sui cinghiali: abbattimenti aumentati del 150%

Il fronte principale della prevenzione riguarda proprio i cinghiali, considerati uno dei principali veicoli di diffusione del virus sul territorio.

Le ordinanze ministeriali fissano per la Maremma un obiettivo impegnativo: aumentare gli abbattimenti del 150% rispetto alla precedente stagione venatoria.

Un risultato che non può essere raggiunto senza il coinvolgimento diretto del mondo della caccia e degli Ambiti territoriali di caccia.

Ed è anche per questo che al tavolo convocato dalla Provincia erano presenti i presidenti degli Atc: l’eventuale emergenza sanitaria richiederebbe infatti un coordinamento tra Regione, Provincia, Comuni, servizi veterinari, mondo agricolo e venatorio.

«Il contrasto alla diffusione della Psa rappresenta una priorità assoluta per un territorio come il nostro – dice il presidente della Provincia Francesco Limatola – che vanta una forte vocazione zootecnica e venatoria».

La strategia, secondo Limatola, deve essere costruita prima dell’eventuale emergenza, in modo da poter intervenire rapidamente qualora venisse individuato il primo caso.

«Dobbiamo prepararci prima che si presenti un’eventuale emergenza – aggiunge – intervenendo rapidamente e in maniera coordinata a tutela del comparto agrozootecnico, che rappresenta una parte importante dell’economia e dell’identità della Maremma».

Non soltanto cacciatori: cosa cambia per chi frequenta i boschi

Il contenimento della popolazione dei cinghiali è soltanto una parte della strategia.

Un altro fronte fondamentale riguarda la biosicurezza negli allevamenti, attraverso tutte quelle misure che possono ridurre il rischio che il virus venga introdotto nelle aziende.

Ma la prevenzione riguarda anche chi, soprattutto in autunno, frequenta abitualmente boschi e campagne.

Cercatori di funghi, escursionisti, ciclisti e sportivi possono infatti contribuire involontariamente al trasporto di materiale contaminato da una zona all’altra attraverso terra e fango rimasti attaccati alle scarpe, alle ruote o all’attrezzatura.

Per questo tra le azioni discusse durante l’incontro c’è anche una campagna di informazione destinata ai cittadini, con indicazioni su precauzioni semplici ma importanti, a cominciare dalla pulizia e disinfezione delle calzature, degli pneumatici e degli oggetti entrati in contatto con il terreno nelle aree interessate.

«Prepararsi quando ancora il virus non c’è»

Ed è proprio l’assenza, fino a questo momento, di casi nel Grossetano a rendere decisiva questa fase secondo il commissario straordinario regionale Giorgio Briganti.

«Grosseto non ha ancora casi di peste suina – sottolinea – ed è proprio per questo che va sostenuta la collaborazione con la Provincia e i Comuni fin da ora, prima che l’emergenza eventualmente arrivi».

Prepararsi significa definire in anticipo le procedure operative, formare il personale, stabilire i compiti dei diversi soggetti coinvolti e informare la popolazione, evitando di dover costruire l’intero sistema quando il problema è già presente.

«Solo un lavoro coordinato tra Regione, enti locali e mondo agricolo-venatorio – dice Briganti – può garantire una risposta rapida ed efficace».

Un’impostazione condivisa dalla Provincia.

Limatola ha ringraziato il commissario, i sindaci, gli Atc, il mondo venatorio e la Polizia provinciale, ricordando che «la prevenzione funziona soltanto se ciascuno fa la propria parte e se le istituzioni lavorano unite».

Per adesso, dunque, la Maremma resta fuori dalla mappa dei contagi. Ma con centinaia di casi già registrati in Toscana e un territorio caratterizzato da allevamenti suini e da una presenza molto elevata di cinghiali, la scelta è quella di non aspettare che arrivi il primo caso per cominciare a organizzarsi.

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