GROSSETO. «Ci siamo fermati in un negozio e abbiamo visto in diretta tv il secondo aereo colpire la seconda torre», sono le parole di Roberta Berti, mentre ricorda il suo viaggio di nozze a New York l’11 settembre del 2001, dopo 25 anni dall’attentato terroristico. L’attacco è stato brutale, diretto e conciso: nel mirino c’erano gli Stati Uniti d’America.
Il primo aereo ha colpito la Torre Nord alle 8.46; dopo 17 minuti, alle 9.03, un secondo aereo ha colpito la Torre Sud. Ma non è finita qui: un altro aereo dirottato si stava dirigendo verso il potere militare degli Usa, il Pentagono. Erano le 9.37. Un altro ancora si stava dirigendo verso Washington D.C.: quest’ultimo precipitò in Pennsylvania, dopo che i passeggeri e il personale provarono a riprendere il controllo del mezzo.
«Eravamo a New York per vivere momenti di spensieratezza ed è successo l’inimmaginabile. Abbiamo vissuto qualcosa di terribile, inizialmente non ci siamo resi conto, sia per lo shock sia perché non eravamo coinvolti personalmente – dice Berti – All’inizio, quando è stata colpita la prima torre, sembrava che fosse un incidente. Noi ci stavamo dirigendo in direzione delle Torri Gemelle per prendere la metropolitana e abbiamo visto una nube scura e le persone in strada».
L’attacco alle torri
L’attacco di al-Qaeda aprì una nuova pagina della storia e della lotta al terrorismo, portando negli anni successivi anche a un enorme rafforzamento degli strumenti di intelligence e sorveglianza statunitensi. L’estensione raggiunta da alcuni di quei sistemi nell’era successiva all’11 settembre ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica dopo le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex tecnico informatico della Cia.
«Siamo entrati in un negozio dopo il primo attacco e abbiamo visto in diretta tv il secondo aereo che colpiva la torre – dice Berti – A quel punto ci siamo resi conto di cosa stesse succedendo. Il fumo e le micropolveri hanno ricoperto New York e per questo abbiamo passato molto tempo a Central Park, che era dall’altra parte della città».
L’attentato terroristico ha colpito profondamente non solo gli statunitensi, ma anche tutto il mondo. Le vittime sono state 2.977, esclusi i 19 attentatori: 2.753 a New York, 184 al Pentagono e 40 sul volo 93. I deceduti provenivano da 90 Paesi diversi e fra loro ci sono i soccorritori, i vigili del fuoco e i poliziotti che hanno contribuito a salvare migliaia di vite. Basti pensare che si stima che all’interno delle torri ci fossero fra le 16.400 e le 18.000 persone.
«Gli americani, che si sono sempre sentiti inattaccabili e sempre al sicuro, hanno provato terrore e disperazione per quanto era successo. Abbiamo partecipato e vissuto quei momenti: le strade erano tappezzate di volantini per la ricerca dei dispersi, la disperazione la si percepiva – dice Berti – In quei giorni erano molte le veglie e i momenti di preghiera organizzati in città e noi abbiamo partecipato».
«Non abbiamo vissuto veramente la città, spesso eravamo chiusi in hotel e la Farnesina ci contattava spesso, perché c’erano segnalazioni di nuovi attentati e di situazioni di pericolo – continua – Le persone erano nel dolore più profondo».
«Ero stata in America altre volte»
Roberta ha ricordato qualcosa di importante, che mostra anche quanto l’11 settembre 2001 abbia cambiato profondamente gli americani. Per le strade il traffico era quasi scomparso e a muoversi erano soprattutto i mezzi della polizia e dei vigili del fuoco, impegnati nei soccorsi e nella ricerca dei dispersi. Sui muri e per le strade c’erano i volti delle persone che i familiari stavano ancora cercando.
«Ero stata negli U.S.A. qualche anno prima e ho notato che dopo la catastrofe le persone erano diverse nei nostri confronti: prima erano meno accoglienti e un po’ più burbere – dice la donna – Dopo l’attentato è uscita la loro umanità, credo perché si siano sentiti più vulnerabili in uno dei Paesi considerati fra i più inarrivabili e protetti».
«Io e mio marito abbiamo pensato più volte a tornare a visitare New York. È una sensazione strana: ci piacerebbe molto, ma sentiamo la paura che possa ripetersi. Forse lo faremo più avanti – conclude – L’11 settembre ha segnato anche noi e ce lo porteremo dietro per sempre».



