GROSSETO. Quasi 474 chilometri quadrati di territorio, dalla costa di Marina e Principina alle colline di Montepescali, dal Parco della Maremma fino a Roselle, Istia e Batignano. Una superficie tanto grande da fare di Grosseto il Comune più esteso della Toscana e il decimo più grande d’Italia. Tra i soli capoluoghi di provincia è al sesto posto nazionale.
Un territorio enorme nel quale vivono poco più di 81mila persone, con una densità di circa 172 abitanti per chilometro quadrato. Ed è proprio partendo da questa particolare geografia che il consiglio comunale riapre una questione chiusa quindici anni fa: le circoscrizioni.
Barbanella aveva la sua. Come il Centro, Gorarella e Pace. Ma esistevano organismi territoriali anche per Alberese e Rispescia, Marina e Principina, Braccagni e Montepescali, Istia, Batignano e Roselle.
Otto circoscrizioni per tenere insieme un Comune che, per dimensioni, assomiglia quasi a un piccolo territorio provinciale. Nel 2011 furono cancellate. Non per una decisione dell’amministrazione grossetana, ma per effetto delle norme nazionali approvate negli anni dei tagli alla spesa pubblica.
Ora il consiglio comunale ha approvato a maggioranza l’ordine del giorno presentato da Manuele Bartalucci, consigliere comunale del Partito Democratico, che impegna il sindaco a chiedere a Governo e Parlamento una modifica della legge per consentire nuovamente forme di decentramento istituzionale anche in Comuni capoluogo delle dimensioni di Grosseto.
Ma c’è anche una seconda strada, che non richiede di aspettare Roma: quella dei comitati di quartiere.
Un Comune di 473 chilometri quadrati
Il dato aiuta a capire il problema. La superficie comunale di Grosseto è oggi indicata dall’Istat in circa 473,5 chilometri quadrati. Per avere un termine di paragone nazionale, soltanto nove Comuni italiani hanno una superficie maggiore. Grosseto viene dopo Roma, Ravenna, Cerignola, Noto, Sassari, Monreale, Gubbio, Foggia e L’Aquila.
È inoltre il primo Comune della Toscana per estensione e il sesto tra tutti i capoluoghi italiani.
Ma la particolarità non è soltanto nei numeri. Dentro quei 473 chilometri quadrati convivono realtà profondamente diverse: il centro urbano, i grandi quartieri cresciuti nel Novecento, le frazioni rurali, i paesi, la costa, le aree agricole e una parte consistente del Parco regionale della Maremma.
Marina di Grosseto dista chilometri da Roselle. Alberese ha esigenze diverse da Barbanella. Montepescali non è Gorarella e Principina a Mare non è il Centro storico.
Ed è proprio per rappresentare questa articolazione territoriale che, dalla seconda metà degli anni Settanta, Grosseto aveva costruito il proprio sistema di decentramento.
Quando Grosseto era divisa in otto circoscrizioni
Per oltre trent’anni il territorio comunale fu suddiviso in otto circoscrizioni amministrative.
Erano:
- Barbanella
- Centro
- Gorarella
- Pace
- Alberese-Rispescia
- Marina di Grosseto-Principina a Mare
- Braccagni-Montepescali
- Batignano-Istia-Roselle
Quella suddivisione costruiva una sorta di mappa politica e amministrativa del territorio: quattro circoscrizioni prevalentemente urbane e altre capaci di rappresentare le frazioni e le aree più lontane dal municipio. Non erano semplici associazioni spontanee di cittadini.
Le circoscrizioni avevano anche una casa nei quartieri
Le circoscrizioni non erano soltanto organismi amministrativi: avevano sedi fisiche nel territorio, alcune delle quali sono ancora riconoscibili nella memoria dei grossetani. A Barbanella c’era la Sala Esagonale di piazzale De Amicis, a Gorarella la Sala Pentagonale, mentre la circoscrizione Pace aveva sede in via Unione Sovietica 44. Anche dopo la loro cancellazione, avvenuta nel 2011, per anni quei locali hanno continuato a essere indicati come “sala circoscrizione” o “ex circoscrizione”.
Cosa facevano le circoscrizioni
Le circoscrizioni erano veri organismi istituzionali di decentramento, con propri organi rappresentativi. La normativa attribuiva loro funzioni di partecipazione e consultazione e consentiva ai Comuni di affidare anche compiti relativi ai servizi di base e altre funzioni delegate. Il principio era semplice: creare un livello di rappresentanza più vicino al cittadino. E a Grosseto questo significava occuparsi delle questioni quotidiane dei quartieri e delle frazioni prima che dovessero necessariamente arrivare fino al municipio.
Le cronache degli ultimi anni di attività raccontano, ad esempio, circoscrizioni impegnate su verde pubblico, strade, marciapiedi, orti sociali, raccolta dei rifiuti, servizi e iniziative nei quartieri.
Una funzione particolarmente significativa in un territorio vasto come quello grossetano.
Ogni circoscrizione aveva un consiglio e un presidente
Le circoscrizioni non erano semplici sportelli decentrati del Comune. Erano organizzate come organismi di rappresentanza territoriale, con un proprio consiglio e un presidente, e costituivano un livello amministrativo intermedio tra Palazzo comunale e cittadini. Le modalità precise di organizzazione e funzionamento erano stabilite dallo statuto e dal regolamento comunale.
A rendere ancora più interessante il confronto con oggi è il dato sulla popolazione. Quando le circoscrizioni arrivarono alla fine della loro storia, Grosseto aveva praticamente gli stessi abitanti di adesso: al 31 dicembre 2010 i residenti erano 80.742. Non erano dunque nate per amministrare una città molto più popolosa, ma per rappresentare meglio una popolazione di circa 80mila persone distribuita su un territorio eccezionalmente vasto.
Il sistema consentiva così di suddividere la rappresentanza fra le diverse anime del Comune. Accanto alle quattro circoscrizioni più propriamente urbane – Barbanella, Centro, Gorarella e Pace – ce n’erano altre quattro dedicate soprattutto alle frazioni e al territorio più distante dalla città: Alberese-Rispescia, Marina, Braccagni-Montepescali e Istia-Batignano-Roselle.
Ogni organismo aveva quindi il compito di rappresentare le esigenze della popolazione del proprio territorio, facendo da raccordo con l’amministrazione centrale. Non era una funzione soltanto simbolica: ancora nel 2010, per esempio, la circoscrizione di Barbanella interveniva su questioni come verde, strade e marciapiedi, orti sociali, raccolta dei rifiuti e servizi, svolgendo quella funzione di collegamento tra Comune e cittadini che oggi è al centro della richiesta di ripristino del decentramento
C’erano circoscrizioni con decine di migliaia di abitanti
Anche la popolazione rappresentata era tutt’altro che marginale. Alla vigilia della loro soppressione, la circoscrizione Pace sfiorava i 24mila residenti, il Centro superava i 16mila, Barbanella era intorno ai 15mila e Gorarella superava gli 11mila.
Poi c’erano le circoscrizioni meno popolose ma territorialmente molto più estese, che avevano il compito di rappresentare le frazioni.
Ed è proprio qui che il tema torna attuale. Perché se la popolazione complessiva di Grosseto non raggiunge le soglie previste oggi dalla legge per ricostituire le circoscrizioni, la dimensione geografica del Comune resta eccezionale.
La cancellazione arrivò da Roma
La fine delle circoscrizioni non fu decisa a Grosseto. La svolta arrivò con la legge finanziaria per il 2010, la legge 191 del 23 dicembre 2009, nell’ambito delle misure nazionali destinate al contenimento della spesa degli enti locali.
La normativa dispose la soppressione delle circoscrizioni nei Comuni che non rientravano nelle soglie demografiche stabilite dalla legge. Le successive modifiche precisarono tempi e modalità di applicazione. Per Grosseto la scadenza arrivò con le elezioni amministrative del 2011.
Le circoscrizioni non furono più rinnovate e, dopo oltre trent’anni, gli otto organismi territoriali cessarono di esistere.
Sparirono anche otto punti di riferimento sul territorio
La cancellazione non riguardò soltanto presidenti e rappresentanti. Le circoscrizioni avevano sedi fisiche distribuite nel territorio comunale, luoghi nei quali il rapporto tra cittadini e amministrazione diventava più diretto.
Dopo la soppressione, quegli immobili tornarono nella disponibilità del Comune.
Un dettaglio apparentemente burocratico che aiuta invece a comprendere quanto fosse strutturato quel sistema: le circoscrizioni non erano soltanto un nome nell’organigramma municipale, ma una presenza concreta nei quartieri e nelle frazioni.
Le circoscrizioni furono anche una palestra politica
Le circoscrizioni rappresentarono per molti anni anche il primo livello nel quale maturare un’esperienza amministrativa. Da lì sono passati alcuni personaggi che avrebbero poi avuto ruoli importanti nella politica grossetana. Fabrizio Rossi, oggi deputato, fu eletto a soli 22 anni nel 1997 nel consiglio della circoscrizione Pace e riconfermato nel 2001.
Gianfranco Chelini, successivamente consigliere comunale e assessore provinciale, ora sindaco di Capalbio, fu presidente della circoscrizione Centro. E Adriano Renis, eletto consigliere comunale con Alleanza Nazionale, arrivò addirittura a scegliere il seggio circoscrizionale di Marina al posto di quello in consiglio comunale, diventandone poi presidente.
E Gaetano Matano, ex consigliere circoscrizionale a Marina, continua attivamente a fare un lavoro di sensibilizzazione sui temi di Marina di Grosseto.
Bartalucci: «Il sindaco porti la richiesta a Roma»
Quindici anni dopo, il consiglio comunale prova a riaprire la discussione. L’ordine del giorno di Bartalucci chiede al sindaco di rivolgersi a Governo e Parlamento per modificare la normativa nazionale.
«In un territorio grande come il nostro serve un canale che porti le istanze delle frazioni all’attenzione dell’amministrazione – dice Bartalucci –. I cittadini di molte frazioni oggi non hanno rappresentanti eletti che portino la loro voce dentro il Comune».
Il voto dell’aula, secondo il consigliere del Pd, consegna quindi al sindaco un mandato politico per portare la questione a Roma.
E il dato dei 473 chilometri quadrati diventa uno degli argomenti più forti: Grosseto ha una popolazione relativamente contenuta, ma deve amministrare il decimo territorio comunale più esteso d’Italia.
Perché Grosseto non può ripristinarle da sola
C’è però un ostacolo che Palazzo comunale non può superare autonomamente. La normativa nazionale vigente non consente a un Comune con la popolazione di Grosseto di ricostituire semplicemente le vecchie circoscrizioni attraverso una decisione del consiglio.
La disciplina contenuta nell’articolo 17 del Testo unico degli enti locali mantiene la possibilità delle circoscrizioni per i grandi Comuni e, a determinate condizioni, per quelli con popolazione compresa tra 100mila e 250mila abitanti.
Grosseto, con circa 81mila residenti, resta sotto quella soglia.
Per tornare ad avere vere circoscrizioni sarebbe quindi necessaria una modifica della legge nazionale. È questo il senso della richiesta approvata dal consiglio: non una delibera per ricostituirle immediatamente, ma un mandato al sindaco perché chieda a Roma di cambiare le regole.
I comitati di quartiere possono invece partire subito
C’è però qualcosa che Grosseto può fare senza aspettare Governo e Parlamento. Sono i comitati di quartiere.
Nel 2024 il consiglio comunale ha approvato una mozione presentata dai consiglieri Gabbrielli e Pizzuti per arrivare alla loro istituzione. Secondo Bartalucci, però, quella decisione non è ancora diventata operativa.
«Mentre la legge nazionale resta quella che è, a Grosseto possiamo muoverci subito – dice il consigliere dem –. Chiediamo che, entro la fine dell’anno, venga portato in commissione il regolamento attuativo dei comitati di quartiere, con perimetri, modalità di elezione e risorse».
Non sarebbero le vecchie circoscrizioni e non avrebbero lo stesso peso istituzionale. Ma potrebbero creare nuovamente una rete stabile di collegamento fra territorio e municipio.
Da Marina a Roselle, il problema è rappresentare un territorio enorme
Ed è qui che la storia delle vecchie circoscrizioni incontra il dibattito di oggi. Grosseto ha circa 81mila abitanti distribuiti su quasi 474 chilometri quadrati. È il Comune territorialmente più grande della Toscana, il decimo d’Italia e il sesto tra i capoluoghi.
Le otto circoscrizioni furono, per più di trent’anni, una risposta a questa geografia.
Nel 2011 una legge nazionale le cancellò. Oggi il consiglio comunale chiede di tornare a discutere quella scelta, sostenendo che la popolazione non possa essere l’unico parametro con il quale misurare la necessità del decentramento.
Per riavere vere circoscrizioni la strada passa necessariamente da Roma.
Per far partire i comitati di quartiere, invece, Grosseto non deve aspettare nessuno.





