GROSSETO. Chilometri nella macchia, centinaia di metri di dislivello, rovi e fungaie imparate negli anni. Dietro una gerla piena di funghi, per chi frequenta davvero il bosco, non c’è soltanto fortuna. Ci sono esperienza, memoria dei luoghi e soprattutto tanta strada fatta a piedi.
Lo raccontano Alessandro Capanni e Alessandro Golini, due appassionati che da anni girano per i boschi alla ricerca dei funghi. La stagione è aperta fra il comune di Massa Marittima, Roccastrada e Civitella Paganico, ma bisogna sapere dove cercare per evitare di pesticciare troppo e di perdersi in mezzo alla macchia, cosa molto facile.
Capanni ha iniziato da bambino, seguendo i genitori. «All’inizio nemmeno li mangiavo. Poi piano piano è diventata una passione – dice Capanni – Intorno ai 20 anni ho cominciato ad andare da solo e negli ultimi 15 anni ho continuato a cercare funghi in Maremma e anche molto più lontano. Quando le condizioni nella zona non sono buone mi sposto dove ha piovuto. Negli ultimi giorni sono andato anche fino in Garfagnana, a circa tre ore di macchina».
«Per 15 funghi ho fatto 20 chilometri»
Per Capanni la differenza fra chi entra semplicemente nel bosco e chi lo conosce davvero si vede soprattutto quando finiscono i funghi più facili da raggiungere.
«Quando porto qualcuno con me, capita che il giorno dopo non voglia tornare perché è troppo faticoso – racconta – Ieri ho trovato 15 funghi, ma ho fatto 20 chilometri. E non è come farli sulle quattro corsie: ho fatto dai 500 ai 600 metri di dislivello e mi sono graffiato dalla testa ai piedi. Non è semplice, certo ci sono anche i funghi facili che si trovano a pochi metri dall’ingresso, ma in questo periodo molti sono solo nelle fungaie».
Per Capanni, per trovare i funghi bisogna camminare, uscire dai percorsi più comodi e raggiungere anche le zone più impervie. La conoscenza del bosco fa il resto e, se non lo si conosce, è molto pericoloso.
«Un fungaiolo esperto sa dove andare. Trent’anni fa non c’erano i telefoni e i vecchi avevano le mappe nella testa – dice Capanni – Oggi chiunque può aprire un’applicazione e vedere com’è fatto il territorio, ma non tutti sanno leggere il bosco e conoscono davvero il terreno».
Le fungaie che si imparano negli anni
Chi frequenta gli stessi boschi per decenni finisce per conoscere a memoria le fungaie e le porcinaie, cioè quei punti nei quali, per conformazione del terreno e condizioni ambientali, i funghi tendono a nascere più facilmente e spesso prima che altrove. È una conoscenza che arriva soltanto andando nella macchia, camminando e tornando negli stessi luoghi stagione dopo stagione.
Anche Alessandro Golini ha imparato così. La sua passione dura da oltre 40 anni ed è nata grazie al babbo. «Mi portava sempre con lui quando ero piccolo – dice Golini – I posti me li ha insegnati lui e me li tengo stretti, non li mostro a nessuno».
Per Golini andare a funghi è anche un modo per allontanarsi dal caos quotidiano che gli dà essere un violinista. «Lavoro in mezzo al caos e quando vado nel bosco stacco la spina – dice l’uomo – Riesco a rilassarmi nella macchia e, se nel mentre trovo qualche fungo, meglio ancora».
Negli ultimi giorni, nel territorio di Civitella Paganico, ha raccolto quasi 3 chili di porcini e cucchi, ovvero gli ovuli, tutti esemplari di buona qualità.
Pioggia, terreno e «fioritura» del bosco
Per capire dove cercare, Golini osserva soprattutto dove e quanto ha piovuto. Negli anni, però, anche questo è diventato più complicato. «Una volta pioveva in maniera diversa, adesso spesso lo fa a macchia di leopardo. Bisogna controllare tante cose – racconta – Sono cambiati i boschi, l’ambiente, il paesaggio e anche le piogge non sono più quelle di una volta».
Fra i segnali c’è anche quella che definisce la “fioritura” del bosco: la comparsa di altri funghi, anche non commestibili, può indicare che in quella zona ci sono le condizioni perché arrivino anche quelli più ricercati.
Andare per la macchia non è uno scherzo e, per fare bene i funghi, servono esperienza e conoscenza non solo del bosco stesso, ma anche di come nascono i funghi e dei tempi di cui necessitano.
Il “pesticcio” nei boschi
Uno dei problemi più sentiti dai fungaioli esperti è quello che chiamano “pesticcio”. Quando comincia a circolare la voce che sono usciti i primi funghi, molte persone si riversano nella stessa zona e iniziano a camminare ovunque nella speranza di trovarli. I funghi, però, hanno bisogno di tempo. In condizioni favorevoli possono impiegare dai 10 ai 15 giorni, mentre nei periodi più freschi, fra fine ottobre e inizio novembre, i tempi possono allungarsi ulteriormente.
Entrare continuamente nelle stesse zone e calpestare il terreno rischia di danneggiare proprio quei punti nei quali i funghi stanno crescendo.
A questo si aggiunge il comportamento di chi entra nella macchia e lascia rifiuti nel bosco. «Ci sono tantissime persone corrette che rispettano tutto – racconta Capanni – E poi ci sono quelli che buttano qualsiasi cosa nella macchia, come mozziconi di sigarette, plastica e tanto altro ancora. Loro sono il problema, non i fungaioli inesperti».
Dai complimenti agli insulti sui social
Le grandi raccolte attirano inevitabilmente anche l’attenzione sui social. Capanni racconta di aver ricevuto complimenti dai fungaioli, ma anche insulti molto pesanti da parte di chi vede le fotografie delle sue tavolate. C’è chi lo ha chiamato «Assassino» e chi è arrivato a scrivergli: «Speriamo che tu vada in galera e che buttino la chiave».
Capanni sottolinea che esistono regole e autorizzazioni diverse per la raccolta dei funghi.
Dietro alle sue raccolte, però, ci sono soprattutto esperienza e fatica. Conoscere una fungaia aiuta, ma poi bisogna arrivarci. E spesso significa fare chilometri, salire, scendere e infilarsi nella macchia dove molti altri scelgono di non andare.
«Ho iniziato a parlare di funghi sui social e spero che un giorno possa diventare un lavoro vero e sarebbe un sogno – dice Capanni – Mi impegno molto quando sono nel bosco e non tutti si dedicano quanto me, per questo ne trovo molti. Molti mi insultano, ma vedono solo foto e in realtà non sanno se io fossi da solo o meno o anche se io abbia o meno il tesserino per coglierne più di tre chili».






