Riorganizzazione chirurgia in Maremma, sindaci contro l'Asl di Torre | MaremmaOggi Skip to content

Torre se ne va e ridisegna la chirurgia in Maremma. È rivolta bipartisan: «Fermi tutto»

A poche ore dalla fine del suo incarico alla guida dell’Asl Toscana Sud Est, il direttore generale approva il nuovo assetto: oncologia, alta complessità e urgenze concentrate a Grosseto. Buoncristiani e Marconi, centrodestra e centrosinistra, contestano la scelta. Bai (Pd): «Inaccettabile». E sul confronto con i sindaci le versioni non coincidono
I cinque ospedali della Maremma e il dg Marco Torre
I cinque ospedali della Maremma e il dg Marco Torre

GROSSETO. Se l’obiettivo era lasciare un segno prima di andarsene, Marco Torre sembra esserci riuscito. E difficilmente la sua ultima parte di mandato alla guida dell’Asl Toscana Sud Est passerà inosservata.

A poche ore dal passaggio verso il nuovo incarico alla guida della Direzione sanità, welfare e coesione sociale della Regione Toscana, il direttore generale mette infatti la firma su una delle decisioni più pesanti per il futuro della sanità maremmana: la riorganizzazione della rete chirurgica della provincia di Grosseto.

Un atto che concentra al Misericordia di Grosseto tutta la chirurgia oncologica e ad alta complessità, l’urgenza chirurgica provinciale e progressivamente anche le fratture del femore, ridisegnando contemporaneamente le funzioni di Massa Marittima, Orbetello e Castel del Piano.

Ed è scoppiata la bufera.

Perché a contestare l’operazione non è soltanto un pezzo politico. Succede qualcosa di assai meno frequente: centrodestra e centrosinistra, sindaci e consiglieri regionali, si ritrovano dalla stessa parte della barricata.

Il sindaco di Follonica Matteo Buoncristiani, centrodestra, parla di anni di depotenziamento del Sant’Andrea e chiama direttamente in causa la Regione. La sindaca di Massa Marittima Irene Marconi, centrosinistra, chiede di sospendere immediatamente la riorganizzazione. Alla sua posizione si associano gli amministratori di centrosinistra della provincia. E la consigliera regionale del Pd Lidia Bai definisce «inaccettabile» una riorganizzazione che considera calata dall’alto.

Tutti, da posizioni politiche diverse, finiscono per rivolgere la stessa domanda: perché ridisegnare in questo modo la chirurgia maremmana proprio adesso?

Torre firma prima di lasciare l’Asl

C’è infatti un elemento temporale impossibile da ignorare.

Marco Torre era arrivato alla direzione generale dell’Asl Toscana Sud Est il 30 gennaio 2025. Adesso è stato scelto dal presidente Eugenio Giani per dirigere la Sanità della Regione Toscana, uno degli incarichi più importanti dell’amministrazione regionale.

Una promozione importante per Torre, ma anche l’apertura dell’ennesima fase transitoria per l’azienda sanitaria che comprende Grosseto, Siena e Arezzo. Il successore non è stato ancora individuato e proprio mentre si prepara il cambio al vertice viene approvato un atto destinato a incidere profondamente sull’organizzazione degli ospedali.

La deliberazione è immediatamente esecutiva e stabilisce che il nuovo documento diventi il riferimento aziendale per la programmazione dell’attività chirurgica. Saranno poi le direzioni dei presidi e dei dipartimenti a tradurre il progetto in procedure operative, fasi di transizione e cronoprogrammi.

Insomma, Torre se ne va, ma lascia al suo successore una strada già tracciata. E probabilmente è proprio questo uno degli aspetti politicamente più delicati dell’intera vicenda.

Cosa cambia davvero negli ospedali della Maremma

Dietro la polemica, però, c’è un documento molto concreto.

L’Asl parte da una valutazione dei volumi di attività, degli esiti, dell’utilizzo delle sale operatorie e dei posti letto. La conclusione aziendale è che alcune attività siano troppo frammentate e che, in determinate sedi, non vengano raggiunti i volumi considerati necessari per assicurare migliori risultati clinici.

Per questo viene disegnata una rete nella quale il Misericordia diventa ancora più nettamente il grande polo chirurgico della provincia.

A Grosseto vengono concentrate tutta la casistica chirurgica oncologica e ad alta complessità e l’urgenza chirurgica provinciale. È prevista inoltre una sala operatoria per le urgenze attiva H24, sette giorni su sette.

I chirurghi della rete provinciale dovranno lavorare sempre più come un’unica squadra: quelli degli ospedali periferici potranno partecipare alle guardie e alle attività più complesse al Misericordia, mentre una parte della chirurgia programmata a medio-bassa complessità dovrà compiere il percorso inverso, da Grosseto verso gli altri ospedali.

È il modello sul quale l’Asl scommette. Ed è esattamente quello che oggi i territori contestano.

Il Sant’Andrea cambia pelle

Particolarmente rilevante è ciò che accade a Massa Marittima.

Il Sant’Andrea viene individuato come Focus Hospital per la chirurgia generale laparoscopica a bassa complessità e, sul fronte ortopedico, come centro aziendale per la chirurgia del piede e della caviglia. Restano la traumatologia distrettuale dell’arto inferiore e delle estremità e la chirurgia protesica di anca e ginocchio, ma limitatamente ai pazienti a basso rischio, classificati ASA 1 e ASA 2.

Il vero spartiacque è però rappresentato dalle urgenze e dalla chirurgia oncologica.

Queste vengono indirizzate verso Grosseto. Ed è da qui che nasce la reazione durissima di Buoncristiani.

Buoncristiani: «È il punto di arrivo di anni di depotenziamento»

«Quello che sta accadendo al Sant’Andrea non è un fulmine a ciel sereno – dice il sindaco di Follonica –. La chiusura della chirurgia d’urgenza è il punto di arrivo di anni di progressivo depotenziamento».

Buoncristiani sposta immediatamente lo scontro dall’Asl alla politica regionale. «La programmazione sanitaria è una competenza regionale. E la Regione Toscana è governata da sempre dal centrosinistra».

Il sindaco respinge quindi quella che considera una distinzione artificiosa tra decisioni aziendali e responsabilità politiche.

«Non è accettabile che oggi gli stessi partiti che governano la Regione si comportino sui territori come se queste decisioni fossero piovute dal cielo».

La richiesta è quella di tornare a un vero Distretto sanitario delle Colline Metallifere, con un presidio ospedaliero a Massa Marittima dotato di servizi, personale e professionalità.

E soprattutto Buoncristiani vuole un piano pluriennale scritto. «Il tempo delle parole è finito. Vogliamo garanzie scritte».

Marconi: «Sospendete tutto»

Se Buoncristiani punta il dito contro il centrosinistra regionale, a rendere politicamente ancora più interessante la vicenda è che dall’altra parte Irene Marconi arriva a una conclusione sostanzialmente analoga sulla riorganizzazione.

«La sanità di prossimità non è un costo da tagliare, è un diritto da difendere», dice la sindaca di Massa Marittima.

E chiede all’Asl e alla Regione di sospendere immediatamente il progetto.

La sua prima contestazione riguarda il metodo. Secondo Marconi, una trasformazione tanto importante non avrebbe avuto alcuna preventiva condivisione con il Comune di Massa Marittima, con la Conferenza dei sindaci e con il territorio. Ed è qui che emerge un passaggio della delibera che merita attenzione.

L’Asl scrive che il progetto è stato condiviso con i sindaci

Nell’atto approvato dalla direzione generale c’è scritto infatti qualcosa di diverso.

L’Asl afferma che le analisi e gli approfondimenti sono stati «condivisi con i direttori dei dipartimenti interessati e con i direttori medici dei presidi ospedalieri» e successivamente presentati «nell’ambito delle conferenze dei sindaci del territorio aziendale, quale momento di confronto e condivisione con le rappresentanze istituzionali dei territori».

Una formulazione piuttosto esplicita.

Marconi, però, sostiene di avere appreso della riorganizzazione da un articolo di stampa e parla di una decisione assunta «senza alcuna preventiva condivisione con questa amministrazione, con la conferenza dei sindaci e con il territorio».

Due ricostruzioni che, almeno così formulate, non coincidono.

E sulle quali sarebbe utile un chiarimento dell’azienda: quando è stato presentato esattamente il progetto alle conferenze dei sindaci, quale versione è stata illustrata e quali amministratori erano presenti?

Marconi contesta anche i numeri dell’Asl

C’è poi un secondo fronte, forse ancora più delicato. La sindaca mette in discussione i dati utilizzati dall’azienda per costruire la riorganizzazione.

La delibera riporta per Massa Marittima, relativamente al 2025, appena 9 interventi per tumore maligno del colon, contro una soglia indicata di 50. Riporta inoltre un rischio di morte a 30 giorni dall’intervento del 12,50%, a fronte di una media nazionale indicata nel 3,49%.

Sempre per il Sant’Andrea risultano 6 interventi per frattura del collo del femore, contro una soglia di 75, e un rischio di morte entro 30 giorni del 16,67%, mentre la media nazionale riportata è del 4,67%.

Numeri pesantissimi. Ma Marconi dice che «non tornano» rispetto all’attività effettivamente svolta e chiede all’Asl di rendere immediatamente pubblici i dati disaggregati utilizzati per arrivare a quelle conclusioni.

È un punto sul quale servirebbe una risposta puntuale dell’azienda.

Il paradosso di Grosseto: accentrare su un ospedale già sotto pressione

La sindaca solleva poi un’obiezione che va al cuore del progetto. Se il Misericordia soffre già periodicamente per sovraffollamento, carenza di personale e pressione sul pronto soccorso, quanto può essere ulteriormente caricato?

L’Asl sostiene esattamente il contrario: concentrare al Misericordia i casi complessi e spostare verso gli ospedali periferici quelli programmabili e meno complessi dovrebbe liberare risorse a Grosseto e, contemporaneamente, ridurre le liste d’attesa. È questa la logica dichiarata dell’intera operazione.

Marconi teme invece che il risultato sia un aumento delle attese e degli spostamenti per i cittadini delle aree interne.

Due letture diametralmente opposte dello stesso modello.

Anche Bai contro la centralizzazione

E poi c’è Lidia Bai. La consigliera regionale del Pd non usa mezzi termini: «Apprendere dagli organi di stampa decisioni fondamentali che riguardano la riorganizzazione e il futuro dei servizi ospedalieri nella nostra provincia, senza il minimo confronto preventivo, nemmeno di livello istituzionale, è semplicemente inaccettabile».

Bai mette soprattutto l’accento sulla geografia maremmana.

Una provincia enorme, scarsamente popolata, con grandi distanze tra i centri e difficoltà di collegamento non può, secondo la consigliera, essere trattata seguendo esclusivamente una logica di concentrazione dei volumi.

«La strada della centralizzazione dei servizi non si addice in alcun modo a una realtà come la nostra».

E difende espressamente Massa Marittima, Orbetello, Castel del Piano e Pitigliano.

Orbetello diventa un polo specializzato

In realtà la delibera non prevede semplicemente di svuotare gli ospedali periferici.

Ad Orbetello, ad esempio, viene assegnato un ruolo da Focus Hospital per chirurgia generale laparoscopica a bassa complessità, traumatologia dello sport, chirurgia della mano e chirurgia protesica di primo impianto di anca, ginocchio e spalla, oltre alla traumatologia zonale.

Anche qui, però, la fotografia dalla quale parte l’Asl è significativa: nel 2025 vengono riportati 8 interventi per tumore maligno del colon, 11 interventi notturni di chirurgia generale, un tasso di occupazione del 26% in chirurgia e del 22% in ortopedia.

A Castel del Piano la vocazione individuata è invece quella della chirurgia generale e ortopedica ambulatoriale.

E ora la palla passa a chi verrà dopo Torre

È forse questo il vero cortocircuito della vicenda. Torre ha firmato una riorganizzazione costruita, secondo l’Asl, dopo mesi di analisi e destinata a modificare strutturalmente il rapporto tra il Misericordia e gli ospedali periferici. Il documento stesso dice che l’analisi ha impegnato «diversi mesi di lavoro».

Ma il direttore generale che l’ha approvata sta lasciando l’azienda.

Torre era stato scelto da Giani a luglio per il nuovo incarico regionale e aveva assicurato che avrebbe continuato a lavorare «fino all’ultimo giorno» per portare avanti gli obiettivi dell’Asl.

Lo ha fatto. Forse persino più letteralmente di quanto qualcuno immaginasse.

Perché adesso sul tavolo del suo successore – che ancora non c’è – non resteranno soltanto le normali difficoltà di una delle aziende sanitarie territorialmente più grandi della Toscana. Ci sarà anche una riorganizzazione chirurgica immediatamente esecutiva, con amministratori di entrambi gli schieramenti già sul piede di guerra.

La direzione Torre, insomma, non rischia di concludersi in sordina.

E prima ancora di capire se il nuovo modello riuscirà davvero a migliorare sicurezza, volumi ed efficienza, c’è una domanda alla quale Asl e Regione dovranno probabilmente rispondere: una riorganizzazione così profonda può partire senza che i territori che dovranno viverla si sentano parte della decisione?

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