GROSSETO. Non c’è stato alcun prezzo da pagare, nessuna compravendita e nessun passaggio di denaro. C’è invece un patrimonio costruito in oltre 125 anni di solidarietà che passa sotto il controllo della Misericordia di Grosseto, insieme alla responsabilità di continuare una storia cominciata quando la città era profondamente diversa da quella di oggi.
È questo il significato dell’incorporazione dello storico Istituto San Lorenzo nell’Arciconfraternita di Misericordia di Grosseto, un’operazione conclusa a costo zero e formalizzata davanti al notaio Luciano Giorgetti, alla presenza della presidente del San Lorenzo Maria Bruna Santarelli e del governatore della Misericordia Edoardo Boggi, accompagnati dai rispettivi consiglieri.
Il San Lorenzo viene dunque incorporato nella Misericordia, che ne assume il controllo, il patrimonio e la prosecuzione delle attività sociali.
Ma la sua storia e l’esperienza maturata in oltre un secolo non scompariranno: un consigliere del San Lorenzo entrerà nel consiglio di amministrazione della Misericordia, garantendo una presenza diretta della realtà incorporata negli organismi che ne determineranno il futuro.
Un patrimonio che passa senza alcuna compravendita
È probabilmente questo l’elemento economicamente più significativo dell’operazione. L’incorporazione avviene senza corrispettivo economico. Non è dunque la Misericordia ad acquistare gli immobili del San Lorenzo: è l’istituto che viene incorporato e il suo patrimonio confluisce nella realtà guidata da Boggi.
Un patrimonio che comprende innanzitutto il complesso di via Matteotti, dove sono stati realizzati 25 mini-appartamenti capaci di accogliere complessivamente circa 45 anziani autosufficienti.
A questi si aggiungono la chiesa della Medaglia Miracolosa in via Roma, costruita nel 1936, l’edificio storico adiacente compreso tra via Roma e via Ronchi e una casa per vacanze a Sassofortino.

Non è stato reso noto un valore economico complessivo dei beni e sarebbe quindi improprio attribuire all’operazione una cifra. Ma il valore immobiliare è soltanto una parte di ciò che viene trasferito. Perché il vero patrimonio del San Lorenzo è soprattutto la sua storia.
Tutto cominciò con le bambine senza famiglia
Le radici dell’Istituto San Lorenzo precedono persino la sua costituzione ufficiale. Bisogna tornare al 1895, quando monsignor Emilio Chiarini, proposto del Capitolo della Cattedrale, dette vita a Grosseto all’associazione laica delle Dame della Carità, che affiancava le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli nell’assistenza alle persone più fragili.
L’anno successivo, nel 1896, venne aperto un orfanotrofio femminile destinato alle bambine rimaste senza genitori e alle neonate abbandonate. La prima sede era in via San Martino.
L’Istituto San Lorenzo venne poi formalmente costituito come ente morale con Regio Decreto del 25 novembre 1900. È da lì che comincia una storia che attraversa tre secoli.
Nel 1904 nasce la Casa San Lorenzo
L’attività cresce rapidamente e la prima sede diventa insufficiente. Nel 1904 viene posta la prima pietra della nuova Casa San Lorenzo, nell’allora viale Pisani, l’attuale viale Matteotti. È il luogo che ancora oggi identifica l’istituto nella città.
Per decenni San Lorenzo significa soprattutto assistenza alle bambine e alle famiglie in difficoltà, con attività educative, asilo, doposcuola e mensa. Una presenza che diventa parte della storia sociale di Grosseto e che rimane profondamente legata alle Figlie della Carità, presenti in città fin dal 1877.
Poi Grosseto cambia. E cambiano anche i bisogni ai quali dare una risposta.
Quelle targhe sul cancello raccontano un’altra Grosseto
Sono ancora lì, sui due pilastri del cancello di viale Matteotti, quasi fossero rimaste a custodire la memoria di ciò che il San Lorenzo è stato per generazioni di grossetane. Da una parte la scritta «Istituto educativo assistenziale femminile S. Lorenzo», dall’altra quella che oggi colpisce forse ancora di più: «Scuola materna – Scuola di lavoro per signorine».
Sono le tracce visibili di una funzione che per decenni andò ben oltre l’accoglienza delle bambine rimaste senza famiglia. Il San Lorenzo fu anche un luogo di educazione e formazione femminile, con la scuola materna e quella “scuola di lavoro” nella quale le ragazze imparavano attività e mestieri che, nella società dell’epoca, potevano offrire loro una possibilità di autonomia.
Quelle parole, con quel «per signorine» che sembra arrivare direttamente da un’altra epoca, sono rimaste al loro posto anche quando la funzione dell’edificio è completamente cambiata. Oggi dietro quel cancello non ci sono più le bambine dell’orfanotrofio o le ragazze della scuola di lavoro, ma gli appartamenti nei quali vivono gli anziani autosufficienti.
Ed è forse proprio nelle due targhe che si legge meglio il filo che attraversa tutta la storia del San Lorenzo: cambiano le persone e cambiano i bisogni, ma resta la funzione sociale di quel luogo.
Dall’orfanotrofio a una nuova idea di vecchiaia
È probabilmente qui che si trova uno degli aspetti più interessanti della storia recente del San Lorenzo. L’istituto non viene trasformato in una tradizionale casa di riposo. Viene scelta una strada diversa: permettere agli anziani autosufficienti di continuare a vivere in una casa propria, mantenendo indipendenza e abitudini, ma all’interno di una struttura protetta.
Nel 2001 comincia così la grande ristrutturazione del complesso, resa possibile anche dal sostegno della Fondazione Monte dei Paschi e dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Nascono 25 mini-appartamenti, insieme agli spazi comuni e ai servizi destinati agli ospiti. La nuova Casa San Lorenzo entra in funzione nel 2004.
Una soluzione che oggi può sembrare quasi naturale, ma che oltre vent’anni fa rappresentava un modello assistenziale tutt’altro che scontato.
Gli ospiti possono continuare a vivere in autonomia, utilizzare i giardini e gli spazi comuni e ricevere assistenza amministrativa, morale, culturale e ricreativa. Ed è proprio questo modello che ora la Misericordia si impegna a mantenere.
Boggi: «Garantiremo continuità»
L’obiettivo dichiarato dal governatore Edoardo Boggi è infatti quello di non disperdere ciò che il San Lorenzo ha costruito. La Misericordia assumerà la conduzione della realtà garantendo continuità delle attività e collaborazione con chi fino ad oggi l’ha amministrata.
Una scelta che trova una traduzione concreta anche nella governance: un consigliere proveniente dal San Lorenzo entrerà nel Cda della Misericordia.
Non sarà dunque soltanto il patrimonio del vecchio istituto a passare sotto il controllo dell’Arciconfraternita. Dentro la Misericordia entrerà anche una parte della sua esperienza.
Due pezzi della storia sociale di Grosseto diventano uno
Ed è forse questa la dimensione più importante dell’operazione. Da una parte c’è un istituto nato alla fine dell’Ottocento per dare una casa alle bambine che una famiglia non l’avevano più e che, oltre un secolo dopo, ha trovato una nuova missione nel dare agli anziani la possibilità di continuare ad avere una casa propria.
Dall’altra c’è la Misericordia, una delle istituzioni assistenziali più antiche della città. Adesso queste due storie diventano una sola.
L’atto firmato davanti al notaio Giorgetti non sancisce quindi soltanto il trasferimento del controllo di immobili e attività. Segna la fine dell’autonomia del San Lorenzo come realtà separata, ma contemporaneamente mette il suo patrimonio al riparo dentro un’organizzazione strutturata che assume l’impegno di continuarne la funzione sociale.
E lo fa senza che ci sia stato un prezzo.
Dopo oltre 125 anni, il nome e la storia del San Lorenzo entrano nella Misericordia. Con gli appartamenti, la chiesa, gli immobili, la casa di Sassofortino e, soprattutto, con la responsabilità di continuare a fare ciò per cui quell’istituto era nato alla fine dell’Ottocento: prendersi cura delle persone che hanno più bisogno della comunità.








