Canile di Ribolla, i volontari tornano dai cani di Scarlino | MaremmaOggi Skip to content

I volontari entrano nel canile di Ribolla: «Vogliamo riportare a casa i nostri cani»

Tre volontarie de La Casa di Margot hanno ottenuto l’accesso alla Dog Farm per seguire i dieci animali trasferiti da Scarlino. Biagini: «Alcuni non riusciamo ancora a farli uscire». E sul veterinario comportamentalista annunciato dalla sindaca Irene Marconi: «Finora non ne abbiamo visto traccia»
Cani in un canile

RIBOLLA. Sono entrate nel canile di Ribolla per ritrovare quei cani che conoscevano, accudivano e facevano uscire ogni giorno quando si trovavano ancora a Scarlino. E adesso l’obiettivo dichiarato è uno: continuare a seguirli e, se sarà possibile, riportarli a casa.

Tre volontarie del canile di Scarlino, socie dell’associazione La Casa di Margot, hanno ottenuto l’accesso alla Dog Farm di Ribolla, dove sono stati trasferiti i cani originariamente provenienti dal territorio del Comune di Massa Marittima.

Attualmente sono dieci gli animali che le volontarie stanno seguendo: il gruppo era inizialmente più numeroso, ma nel frattempo due cuccioli sono stati adottati.

A raccontare come stanno vivendo questa nuova fase è Maria Cristina Biagini, presidente de La Casa di Margot, che sottolinea le differenze tra gli animali e soprattutto le difficoltà incontrate con quelli più timorosi.

Dieci cani, situazioni molto diverse

Non tutti i cani trasferiti reagiscono allo stesso modo al nuovo ambiente.

Alcuni, spiega l’associazione, sono di facile gestione ed erano già abituati a uscire al guinzaglio. Con altri il lavoro è più complicato, mentre con alcuni esemplari l’interazione resta al momento estremamente difficile.

Biagini tiene però a precisare un punto: secondo l’associazione, le criticità incontrate non dipendono dalla mancanza di disponibilità del proprietario della struttura, che si sarebbe invece dimostrato collaborativo con le volontarie.

Il problema, sostiene La Casa di Margot, nasce dall’insieme delle caratteristiche comportamentali di alcuni animali e dalla conformazione stessa del canile, che renderebbe più complicata la gestione dei soggetti maggiormente impauriti.

«Teddy e Domitilla hanno paura di attraversare quel corridoio»

È proprio sulla struttura della Dog Farm che si concentra una parte delle osservazioni dell’associazione.

Il canile sorge all’interno di una grande uliveta, ma, secondo quanto riferiscono le volontarie, non tutti i box consentono ai cani di raggiungere direttamente gli spazi verdi.

Ogni box dispone di due ingressi: uno sul corridoio centrale e uno su un corridoio in cemento che conduce agli spazi di sgambamento previsti dalla normativa regionale.

Per raggiungere l’uliveta, tuttavia, molti animali devono attraversare un percorso passando in mezzo agli altri cani.

Ed è proprio questo passaggio che, secondo Biagini, diventa particolarmente problematico per gli esemplari più timorosi.

«Questo passaggio spaventa i soggetti più timorosi, come Teddy e Domitilla, che finiscono per vivere abbracciati dentro una cuccia in un box di cemento, una condizione che non si può definire vita – dice la presidente de La Casa di Margot –. Pochissimi cani hanno un accesso diretto all’uliveta, tra cui Dylan, che infatti riesce a sgambare in compagnia di una cagna».

«A Scarlino riuscivano a uscire due volte al giorno»

Il confronto delle volontarie è inevitabilmente con il canile di Scarlino, dove questi animali vivevano prima del trasferimento.

«A Scarlino tutto era più facile perché la quasi totalità dei box aveva un accesso diretto a uno sgambo – spiega Biagini – In quella struttura tutti i cani uscivano regolarmente due volte al giorno e rimanevano all’esterno, a rotazione, per l’intera nottata».

È questa la condizione che La Casa di Margot vorrebbe riuscire a ricreare.

Non perché, precisa sostanzialmente l’associazione, il precedente canile rappresentasse una situazione ideale, ma perché consentiva ai volontari di garantire ai cani una quotidianità considerata più adatta alle loro esigenze.

Alla Dog Farm ci sono 270 cani

C’è poi la questione dei numeri. Secondo quanto riferito dall’associazione, alla Dog Farm di Ribolla sono ospitati complessivamente circa 270 cani.

Una quantità che, sostiene La Casa di Margot, rende estremamente complesso assicurare a ogni animale lunghi periodi quotidiani fuori dai box.

«Anche se fossero tutti cani facili, e non lo sono, sarebbe impossibile far sgambare davvero 270 cani nell’arco di una giornata», è la considerazione dell’associazione, che richiama sia i limiti degli spazi disponibili sia quelli inevitabilmente legati al tempo necessario per occuparsi di ogni singolo animale.

L’auspicio de La Casa di Margot è che ogni cane ospitato in un canile possa vivere il più possibile in una condizione di semilibertà.

A Ribolla, secondo le volontarie, questo è più semplice per gli animali capaci di uscire in gruppo, mentre diventa molto più complicato per quelli che hanno paura, problemi comportamentali o difficoltà a muoversi in mezzo agli altri cani.

L’obiettivo resta riportarli a Scarlino

Per La Casa di Margot la priorità resta quindi quella già indicata nelle scorse settimane: riportare a Scarlino i dieci cani trasferiti a Ribolla.

L’associazione intende però continuare, nel frattempo, a entrare nella Dog Farm e a collaborare con chi gestisce la struttura, non soltanto per gli animali che già conosceva.

«Più volontari ci sono, maggiore può essere il benessere dei cani», è il principio dal quale parte l’associazione.

Una collaborazione che le volontarie vogliono quindi portare avanti, pur continuando a chiedere una soluzione differente per gli animali arrivati dal canile di Scarlino.

«Il veterinario comportamentalista ancora non lo abbiamo visto»

Resta infine una questione sollevata direttamente da Biagini e indirizzata al Comune di Massa Marittima, guidato dalla sindaca Irene Marconi.

Si tratta del veterinario comportamentalista che, secondo quanto riferisce l’associazione, era stato annunciato dalla sindaca per seguire la situazione degli animali trasferiti.

«Al momento non si è vista alcuna traccia del veterinario comportamentalista che, secondo quanto dichiarato dalla sindaca di Massa Marittima, avrebbe dovuto recarsi a Ribolla», conclude Biagini.

Una presenza che, soprattutto per cani come Teddy e Domitilla e per gli altri animali con maggiori difficoltà di adattamento, viene considerata dalle volontarie particolarmente importante.

Perché, al di là del confronto che ormai da settimane accompagna la vicenda, per La Casa di Margot la priorità resta la stessa: riuscire a garantire a quei cani una quotidianità fatta non soltanto di un box, ma anche di movimento, socialità e contatto con le persone.

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