La Croce dell’Amiata torna a brillare dopo 80 anni. Ma stavolta è rossa | MaremmaOggi Skip to content

La Croce dell’Amiata torna a brillare dopo 80 anni. Ma stavolta è rossa

Ottant’anni dopo la ricostruzione il monumento torna a illuminare la vetta. La scelta della luce rossa fa discutere: c’è chi avrebbe preferito il bianco della pace e chi vi legge il simbolo del sangue di Cristo
La Croce sull’Amiata illuminata di rosso (foto di Luciano Forti)

di Renzo Bonelli

ABBADIA SAN SALVATORE. Nella notte del 26 agosto 2026 la Croce monumentale del Monte Amiata ha di nuovo dominato il cielo della Toscana meridionale.

Alta 22 metri, in ferro battuto, sulla vetta, è tornata a illuminarsi per celebrare gli ottant’anni dalla ricostruzione dopo la distruzione subita nel 1944. L’accensione, progressiva e accompagnata da un quartetto d’archi, è stata il momento più suggestivo di una giornata di commemorazione, musica e partecipazione. La luce resterà accesa fino al 6 settembre.

Foto di Luciano Forti

L’evento ha richiamato la notte del 24 agosto 1946, quando Papa Pio XII, tramite collegamento radio, accese le lampadine della Croce appena rialzata e pronunciò un messaggio di pace e concordia: «Cessino, o Divin Salvatore, gli odi e gli egoismi dei popoli… e arrida finalmente… la Tua feconda, la Tua stabile pace».

Papa Leone XIV ha inviato un telegramma, a firma del cardinale Pietro Parolin, al cardinale Augusto Paolo Lojudice, auspicando che «la luce della Croce che brilla sulla vetta risplenda anche nei cuori di quanti l’ammirano».

La storia della Croce dell’Amiata

La Croce, voluta da Leone XIII per l’Anno Santo del 1900 come una delle venti erette sulle cime italiane a memoria dei secoli dalla Redenzione, fu realizzata tra il 1900 e il 1910 dall’artigiano senese Luciano Zalaffi. Quattro tonnellate di ferro furono trasportate a dorso di mulo e a spalla dagli abitanti di Abbadia San Salvatore.

Distrutta dai tedeschi in ritirata il 17 giugno 1944 perché considerata punto di riferimento per gli aerei, fu ricostruita in pochi mesi grazie all’impegno di fabbri, operai, religiosi e cittadini.

La luce rossa fa discutere

Questa volta l’illuminazione ha assunto una tonalità rossa. La scelta ha generato reazioni contrastanti tra chi ha osservato il monumento dalle valli e dalle colline circostanti.

Molti hanno espresso perplessità: «Forse il bianco, colore della pace, sarebbe stato più consono», si è sentito dire. Il richiamo al messaggio di Pio XII e allo spirito di riconciliazione del dopoguerra rendeva, secondo alcuni, più naturale una luce candida, simbolo di purezza e speranza.

Di contro, non sono mancate voci che hanno difeso il rosso. «Ricorda il sacrificio del sangue di Gesù», hanno sottolineato. Nella tradizione cristiana il rosso evoca il sangue versato sulla Croce, la Passione e la Redenzione. Su una croce monumentale eretta proprio per celebrare quel mistero, il colore assume un significato teologico preciso e potente: non solo luce che guida, ma memoria del dono supremo.

Il sindaco di Abbadia San Salvatore, Niccolò Volpini, ha ribadito che la Croce «appartiene alla storia di tutta la nostra montagna… una storia di appartenenza, fatica e ricostruzione». È un simbolo condiviso, non solo di un comune, ma dell’intera Amiata.

La discussa scelta cromatica ha finito per rilanciare il dibattito sul senso stesso del monumento: monumento di fede, di memoria collettiva, di resilienza dopo la guerra.

Mentre la Croce continua a brillare di rosso nelle notti amiatine, lo sguardo di chi la contempla dalle pianure e dalle colline può scegliere se vedere in quel colore il sangue del sacrificio o preferire immaginare una luce bianca di pace. In entrambi i casi, la vetta continua a invitare a guardare in alto.

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