SCARLINO. Una settimana dopo il trasferimento dei cani dal canile La Botte di Scarlino alla Dog Farm di Ribolla, le polemiche non si placano. Anzi, alle preoccupazioni per le condizioni degli animali si aggiungono adesso le domande sulla capienza delle strutture, sulle modalità con cui è stata decisa l’operazione e sul nuovo sistema di gestione economica del canile scarlinese.
A sollevare nuovamente il caso è Maria Cristina Biagini, rappresentante dell’associazione La Casa di Margot, che insieme agli altri volontari continua a seguire gli animali trasferiti.
Entrano nel canile di Ribolla e rivedono i cani trasferiti: «Erano spaventati. Non li abbandoneremo»
L’associazione contesta soprattutto la motivazione legata alla necessità di liberare posti a La Botte e chiede risposte ai Comuni interessati. Secondo i dati riferiti da Biagini, infatti, nella struttura scarlinese ci sarebbero 65 cani rispetto a una capienza di 80.
Numeri sui quali l’associazione chiede una verifica ufficiale.
«Dopo una settimana nessuno ci ha risposto»
È passata una settimana dalla nota inviata ai Comuni di Massa Marittima e Scarlino e alla cooperativa Il Melograno. Avete ricevuto risposte?
«Non è pervenuta alcuna risposta. Sulla stampa il sindaco di Massa Marittima ha dichiarato che un veterinario comportamentalista avrebbe continuato a seguire i cani, ma a noi risulta che nessun professionista sia presente alla Dog Farm di Ribolla né che sia andato a valutare gli effetti del cambiamento radicale subito dagli animali.
Sarebbe auspicabile che a farlo fosse la veterinaria comportamentalista di Scarlino, che li conosce bene e li segue da anni, ma per ora non è stata mandata».
Dylan ancora terrorizzato, Teddy e Domitilla nella cuccia
Quali sono oggi le condizioni dei cani trasferiti?
«Restano delicate. Avevamo chiesto una visita urgente per Dylan, che avevamo trovato in condizioni di stress per noi intollerabili, ma la visita non è stata effettuata.
Il gestore ha comunque seguito i nostri consigli: Dylan è stato messo con una femmina e gli viene consentito di uscire nell’uliveta. È ancora terrorizzato, ma almeno adesso si alza e si muove, mentre inizialmente era paralizzato dalla paura.
Anche Gemma non è più sola e sembra essere più tranquilla. La situazione che ci preoccupa ancora molto è invece quella di Teddy e Domitilla, che continuano a stare raggomitolati all’interno di un unico piccolo cubo di cemento utilizzato come cuccia, con pochissimi stimoli.
Uno dei cuccioli nel frattempo è stato adottato: ne restano due e attualmente i cani presenti sono undici».
«Il gestore è disponibile, ma il volontariato deve essere formalizzato»
Come sono i rapporti con il gestore della Dog Farm?
«Il proprietario si sta dimostrando accogliente e disponibile nei nostri confronti e ci consente di svolgere attività di volontariato.
La Casa di Margot è regolarmente iscritta al Runts, i volontari sono assicurati e si tratta di persone che hanno esperienza e formazione sul campo.
Ci è stato detto informalmente che possiamo entrare nel pomeriggio, perché durante la mattina le operazioni di pulizia rendono difficile lavorare con gli animali. Ma proprio perché si tratta di una struttura convenzionata, riteniamo che non possa essere sufficiente un accordo informale».
L’associazione chiede quindi che vengano individuati ufficialmente almeno due pomeriggi alla settimana dedicati al volontariato attivo e che gli orari siano indicati anche all’ingresso della struttura.
«È giusto entrare in casa altrui in punta di piedi – aggiunge Biagini – ma un canile convenzionato viene pagato con risorse pubbliche e riteniamo che i volontari regolarmente organizzati debbano poter frequentare gli animali.
Il nostro obiettivo, comunque, resta un altro: riportare questi cani a casa loro, perché secondo noi non avrebbero dovuto essere trasferiti».
Il nodo dei 65 cani su 80 posti
È proprio sulle ragioni del trasferimento che si concentra la parte più dura delle contestazioni.
Avete avuto chiarimenti sulla capienza del canile La Botte?
«No. Nessuna risposta è arrivata sui numeri. A noi risultano 65 cani rispetto a una capienza di 80 posti».
Si tratta di dati forniti dall’associazione e sui quali La Casa di Margot chiede adesso una risposta ufficiale da parte degli enti interessati.
Nel frattempo è cambiato anche il sistema con il quale viene remunerata la gestione della struttura.
«Il Comune di Scarlino ha recentemente affidato per un anno la gestione al Melograno, in attesa della futura gara – spiega Biagini –. Fino al 31 luglio la cooperativa veniva pagata in base al numero dei cani, mentre dal primo agosto è previsto un importo a forfait di 138mila euro, Iva esclusa, per un anno, indipendentemente dal numero degli animali presenti».
«Il trasferimento proprio dal primo agosto»
Ed è la coincidenza temporale tra il nuovo affidamento e il trasferimento a suscitare le domande dell’associazione.
Perché ritenete che i due aspetti debbano essere chiariti?
«Proprio il primo agosto 12 cani sono stati trasferiti con urgenza da Scarlino a Massa Marittima, sostenendo che il canile fosse saturo. Ma secondo i dati in nostro possesso non lo era.
Senza numeri ufficiali e spiegazioni precise, inevitabilmente aumentano i dubbi».
Biagini richiama anche la situazione di un’altra struttura.
«A Piombino, nel canile pubblico gestito sempre a forfait dal Melograno, risultano 19 cani rispetto a una capienza di 45 posti. Come associazione avevamo persino manifestato la disponibilità a sostenere economicamente eventuali pensioni qualora ci fosse stata una reale situazione di emergenza».
Da qui la domanda che La Casa di Margot rivolge alle amministrazioni coinvolte.
«Vorremmo capire a chi giovi realmente questa operazione, che secondo noi ha provocato sofferenza soprattutto ai cani».
Una domanda alla quale l’associazione chiede ora una risposta documentata, insieme ai dati ufficiali sulla capienza delle strutture e alle ragioni che hanno portato alla decisione di trasferire gli animali da Scarlino a Ribolla.





